Grecomusc’ di Cantine Lonardo: prima verticale completa 2010-2004 da Rosiello a Posillipo

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Verticale di Grecomusc', le schede di Antonella Monaco (Foto di Lello Tornatore)

di Marina Alaimo

C’era grande attesa da parte del pubblico, attento verso questo vino del quale da tempo si sente parlare in giro sull’eco ampia di entusiasmo di chi lo ha provato. Così la famiglia Lonardo si è decisa a raccontare la storia del proprio lavoro per salvare il grecomusc’. E’ un vitigno a bacca bianca dell’areale taurasino conosciuto unicamente dai contadini che continuano ad allevare le vecchie viti, per lo più a piede franco.

Verticale Grecomusc, lo splendido panorama dalla terrazza di Rosiello (foto Lello Tornatore)

Le uve vengono raccolte a macchia nei piccoli appezzamenti di terreno tra Taurasi, Bonito e Passo di Mirabella. Il forte amore per le proprie radici ed il grande rispetto per la bellezza di questi luoghi, dove da tempo immemore la vite accompagna amorevolmente il cammino dell’uomo, i Lonardo si sono decisi ad intraprendere questa missione di salvataggio.

Il grappolo di Grecomusc (Foto Lello Tornatore)

Arrivando a Taurasi, il lungo percorso  costeggiato dai vigneti conferma le profonde radici della vitivinicoltura taurasina, ma è visitando il centro storico che tutto ciò è ancor più percepibile: ogni casa, piccola o grande che sia, è dotata di una vecchia cantina concepita per la vinificazione. E tra le tante casette strette a formare un delizioso presepe, c’è anche quella della famiglia Lonardo.

Il bicchiere di Grecomusc (Foto Lello Tornatore)

Ha preceduto la prima annata di produzione del grecomusc’ un lungo percorso di studio e sperimentazione mirato a fare esprimere al meglio questo singolare vitigno capace di generare un vino dal carattere unico, ed in alcune annate emozionante.

Verticale di Grecomusc: Marina Alaimo, Luciano Pignataro, Sandro Lonardo e Antonella Monaco (foto di Lello Tornatore)

Nella verticale tenutasi a Napoli nella sala di Rosiello, storico ristorante di Posillipo, abbiamo scelto di partire dalla prima annata di produzione (2004) fino a raggiungere l’ultima (2010), quindi un percorso a ritroso rispetto alla consuetudine che regola  questo tipo di degustazioni.
Scelta che punta ad evidenziare meglio le evoluzioni raggiunte nel tempo da questo vino dotato di una certa esuberanza olfattiva e gustativa.

Luciano Pignataro con Salvatore Varriale nella cantina di Rosiello: si prova un rosato posillipino:-) (Foto Lello Tornatore)

2004
I risultati raggiunti con la collaborazione dell’enologo Maurizio De Simone ed il genetista Giancarlo Moschetti sono subito entusiasmanti. La linea di lavoro scelta punta a lasciare esprimere il più possibile vitigno e territorio, utilizzando tecniche poco invasive. Dalla 2004 alla 2007 la  vinificazione non è in purezza, un 5% delle uve è composto da altri vitigni a bacca bianca tipici del territorio, coda di volpe, fiano e moscatella, essendo i vecchi vigneti coltivati in maniera promiscua.  Il vino fa un leggero passaggio in barrique  (2 -3 mesi), e dalla 2005 alla 2007 in tonneaux. E’ l’annata dell’eleganza, mai scontata o banale,  ha bisogno di lunga ossigenazione per esprimersi  e nel bicchiere è in continuo divenire. Giallo oro brillante, naso intenso  con profumi evoluti in giusta misura: zenzero candito, ben evidente lo zafferano, tenui i sentori di idrocarburi tipici di questo vitigno, nocciola tostata, leggera macchia mediterranea di salvia e rosmarino. In bocca conferma una certa eleganza e dinamismo giocato tra le note morbide, la  freschezza e la salinità minerale.

Grecomusc, la sala (Foto Lello Tornatore)

2005
L’intensità olfattiva comincia ad aumentare, predominano le caratteristiche note di idrocarburi e la mineralità, il frutto è maturo e discreto. In bocca i toni agrumati sono molto piacevoli, l’acidità è decisa ed un po’ troppo scissa dal corpo del vino.

2006
Giallo oro intenso e brillante. Il naso conferma anche in questa annata una certa intensità di profumi, con prevalenza delle note di idrocarburi e fumè, ha sentori erbacei di fieno dorato, anche la frutta è matura ma molto piacevole nei toni di albicocca e pesca gialla. In bocca l’acidità è piuttosto spinta e cammina un po’ per conto suo, è salino e minerale.

Il servizio del Grecomusc è stato impeccabile: da sinistra i sommelier Rita Lo Schiavo, Serena Di leva, Franco Notarianni, Sabatino randazzo e Veronica Tornatore

2007
Prima annata in purezza ed ultima a fare passaggio in legno. Millesimo notoriamente caldo, fattore  che ha accentuato  notevolmente i toni sulfurei e di idrocarburi, piuttosto invadenti. Frutta esotica  e nocciola tostata. In bocca il sorso è ricco e caldo, ma ben sostenuto dalla vibrante acidità, è lungo e chiude sulle note citrine.

2008
Millesimo che segna notevoli cambiamenti e una decisa virata in positivo della qualità del vino. Il grecomusc’ è vinificato in purezza, ed i conferitori di uve vengono selezionati con una certa severità. E’ forse l’annata meglio riuscita e che da’ ampio merito al lungo ed accurato lavoro dell’azienda Lonardo.  Si potrebbe definire un vino verticale,in continua ascesa, molto coinvolgente, esordisce con le tipiche note di idrocarburi, ma ben in asse con gli altri sentori che vanno dall’erbaceo agli agrumi e ben definita la mineralità. Il sorso è ricco e scorrevole, vivace per la spinta freschezza e le note saline e minerali. Annata che sarà sicuramente molto interessante nel tempo che può affrontare a testa alta.

La verticale di Grecomusc (Foto Lello Tornatore)

2009
Bottiglia molto coinvolgente, l’azienda procede nel selezionare ulteriormente la qualità dell’uva tanto da diminuire la quantità delle bottiglie che da 3500 passano a 2300. Giallo dorato lucente. Al naso si percepisce un certo distacco qualitativo rispetto alle annate precedenti, i profumi sono meglio integrati tra loro. Le note sulfuree diventano discrete, prevalgono comunque i toni di idrocarburi, ha piacevolissimi sentori erbacei, agrumati  che confermano il temperamento giovane del vino, chiude sulle note minerali e di nocciola tostata. In bocca evidenzia ancora la giovane età con acidità quasi masticabile che bilancia una alcolicità importante. Chiude lungamente sui toni minerali confermati anche nella salinità dovuta alla notevole quantità di ceneri vulcaniche contenute nel terreno.

Nicoletta Gargiulo, Guido Barendson, Luciano Pignataro e Marina Alaimo (foto di Cocca Scarpato)

La 2010 viene presentata in anteprima in questa occasione, segna un importante passaggio di mano, l’enologo non è più Maurizio De Simone, ma Vincenzo Mercurio. Ogni annata ha raccontato un vino diverso ed ha saputo emozionare i degustatori, molto presi  da questo viaggio fatto di grande rispetto per la storia del proprio territorio  che unito ad una certa etica di pensiero costituiscono un’energia imbattibile. Si è scelto questo millesimo per verificare l’abbinamento al cibo e sono stati preparati dallo chef di casa Rosiello, Mauro Improta, due piatti della tradizione napoletana fatta dei prodotti dell’orto e del mare, quindi fagioli a formella con scarole, e brodo di polpo con polpo lesso. E Franco Archidiacono, fiduciario della condotta dell’Ufita, ha offerto in degustazione alcuni formaggi e salumi tipici del proprio territorio.

www.contradeditaurasi.it

Ringraziamenti particolari vanno a Salvatore Varriale che ha messo a disposizione la sala nel giorno di chiusura, a Lello Tornatore per la logistica, a Serena Di Leva, Rita Lo Schiavo, Franco Notarianni, Sabatino Randazzo e Veronica Tornatore per la passione e la professionalità del servizio, al fiduciario Slow Food Valle dell’Ufita-Taurasi Franco Archidiacono per i prodotti che hanno chiuso la degustazione

Un altro report della splendida verticale è sul Blog di Angelo di Costanzo

26 commenti

  • Mimmo Gagliardi

    (2 dicembre 2011 - 07:58)

    Splendido esempio di cosa si puo’ fare con i bianchi campani quando hanno la fortuna di crescere in territori vocati. Il grecomusc’, che greco di tufo NON e’, ha una sua precisa identita’ e il piacere di aver potuto confrontare le annate 2004-2010 e’ stato un grande regalo dei Lonardo cui va il mio plauso. Una giusta menzione va ai due splendidi cru di Taurasi che abbiamo degustato in anteprima e che Roberta Raja ci ha raccontato ieri su questo blog. Il grecomusc’ non bastava….i Lonardo esagerano sempre a generosita’, ma sono fatti cosi’ e li adoriamo anche per questo. Grazie Marina, grazie Luciano e grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questa esperienza.

  • […] dalla presenza – oltre che dei due curatori, con l’amica Marina in grande spolvero, leggi qui – di Sandro Lonardo e Antonella Monaco (che ha curato, con il genetista Giancarlo Moschetti e […]

  • Marina

    (2 dicembre 2011 - 09:32)

    Fabrizio lasciati pregare, non capisci una mazza di vino. C’era il fior fiore dei sommelier, giornalisti, critici appassionati e competenti del settore e tutti hanno pprezzato la validità di questo vino. Immagino tu sia il solito rosicone di turno.

  • Angelo Di Costanzo

    (2 dicembre 2011 - 10:18)

    Io invece amo da morire il sauvignon, ma questo muscio… mmm :-)

  • Enotecaiorio Iorio

    (2 dicembre 2011 - 11:32)

    Marina cosa ne pensi della 2010?

  • Franco Notarianni

    (2 dicembre 2011 - 12:07)

    …grazie MARINA… troppo buona..:))

  • Adriano Anglani

    (2 dicembre 2011 - 14:56)

    Mi sarebbe piaciuto partecipare a questa verticale, ma le distanze che mi separano da Napoli sono eccessive! Peccato!
    Ho scoperto Grecomusc’ in occasione della prima riunione dei collaboratori di Slowine di Puglia, Campania, Basilicata e Calabria, a fine gennaio dello scorso anno.
    I Lonardo in quell’occasione ci fecero assaggiare, se non ricordo male, il 2005 (o era il 2004?) ed il 2007.
    Amo “certi bianchi” che presentano note minerali, di pietra focaia e di idrocarburi e in questi due assaggi c’era dentro il vulcano, c’era dentro la solfatara: innamoramento a prima vista!
    Un’altra bottiglia del 2007 l’ho aperta quest’estate in occasione di una serata tra amici, dedicata ai vini minerali e, a parte la prima impressione sulfurea e spiazzante, il vino con tutte le sue caratteristiche, anche estreme se vogliamo, è piaciuto ai più.
    I due millesimi che ho sinora assaggiato, lo fanno rientrare, a mio avviso, tra quei vini che “dividono”, ma di certo non passa inosservato: verticale, sulfureo e fruttato, carnoso, lunghissimo e molto fresco, è come la trippa e il baccalà, o piace o non piace.

  • gaspare

    (2 dicembre 2011 - 15:42)

    putroppo non c’ero.
    allora.. chi sa dirmi la differenza che avete percepito, tra l’acidità- la freschezza, delle 2005 2006?
    credo che questo sia un punto molto importante, perché se è vero, come sembra che questo vitigno sia vicino al fiano, allora va compresa la tenuta dell’acidità sul medio periodo (appunto, i 5 anni di affinamento).
    allora, chi mi risponde?

  • Alfredo

    (2 dicembre 2011 - 16:11)

    IO c’ero, ed indubbiamente è stato un incontro interessante, per me originario di San Martino Valle Caudina, valorizzare il territorio e far emergere le rarità che quest’ultimo ci offre, è il punto focale del mio percorso da sommelier, ed è semplicemente lodevole farsi promotori di iniziative simili.
    Venendo ai vini personalmente ho preferito le annate 2005 e 2008; la 2005 perfetta nella sua veste di vino nudo e crudo, con i suoi eccessi e le sue finezze, e la 2008 con un potenziale evolutivo ancora inespresso ma che a mio avviso sarà quella da risentire sicuramente negli anni a venire.
    Per quanto riguarda la 2010 invece sono carico di perplessità.
    La prima domanda è : come si poteva interpretare in modo etico un vitigno che sta dimostrando di avere potenzialità di finezza, eleganza e longevità, rispettandolo con interventi quanto meno invasivi facendo emergere il terroir e l’unicità del Grecomusc?
    Sicuramente non con il risultato ottenuto con la 2010. Si è voluto cercare il mercato, si è ottenuto un vino filo alto-atesino, che assaggiato alla cieca non porterà mai il degustatore in terra campana. Io personalmente avrei optato per un altra strada, ma lasciamo ad ogni produttore la libertà di percorrere la propria ed a noi addetti al settore quella di selezionarci i vini che più ci piacciono.

  • Angelo Di Costanzo

    (2 dicembre 2011 - 16:20)

    Gaspare, altro che cinque anni. Il 2004 – che non è, a differenza degli altri, Roviello in purezza – appariva, se fosse stato bevuto alla cieca, un neonato. Io credo che questo vino abbia ancora tanta strada da fare. Cosa che mi è balzata al “naso”, e lo sottolineo nella mia di verticale qui linkata, è che c’è sicuramente una evoluzione della specie col 2008 a fare da spartiacque.

    Adesso bisognerà attendere l’evoluzione degli ultimi due millesimi, 2010 anzitutto, per capire se questa pulizia olfattiva e questo maggiore equilibrio gustativo siano dettati da “una presa di coscienza” dell’approccio al varietale o più semplicemente un cambio di rotta, una virata stilistica in piena regola.

    Comunque sia, il Grecomusc’ è un grande vino, e questa verticale ne ha sicuramente decretato l’ingresso in pompa magna in “società”!

    Un caro saluto. Angelo.

  • Marina

    (2 dicembre 2011 - 18:37)

    @ Enotecaiorio. La 2010 è stata appena imbottigliata, l’abbiamo presentata in anteprima per fare un iter completo del lavoro svolto sul grecomusc’ dalle Cantine Lonardo. E’ troppo presto per valutarla, aspettiamo il dovuto tempo.
    @Gaspare, dovevi esserci! L’acidità spinta di questo vino è una caratteristica molto piacevole di tutte le annate prodotte, ovviamente più mitigata nel millesimo 2004, ma comunque viva ed accattivante. Non credo il grecomusc’ sia un vino simile al fiano, ha un carattere del tutto unico, non va paragonato ma interpretato ed apprezzato proprio nella sua unicità.Con il fiano ha in comune giusto la capacità di affrontare in maniera intrigante i lunghi tempi.

  • gaspare

    (2 dicembre 2011 - 19:09)

    @angelo e marina: vi ringrazio.
    dunque non solo prodotto interessante,ma probabilmente vitigno su cui si dovrebbe scommettere, senza deviazioni.

  • luciano pignataro

    (2 dicembre 2011 - 23:48)

    Un bel vitigno in un grande terroir vocato. Ormai è chiaro che qualsiasi uva si pianta su questi suoli con questo microclima viene alla grande
    A me personalmente è piaciuto molto il 2008 per la sua compiutezza, la sua spinta, la sua straordinaria forza che ancora promette evoluzioni straordinarie. La 2004 riflette il fascino della freschezza facilitata da un blend. Poi segue il gruppo 2006-2005 e 2009. La 2010 la trovo eccessivamente smagrita rismetto alle precenti, più pronta: è comunque presto per tirare le somme, dobbiamo aspettare tempi lunghi anche perché l’acidità è stata ben preservata. La 2007 invece si confonde con alcuni Greco senza mediazioni, tipo Bambinuto, per questa nota sulfurea dominante che ci riporta alla Mefite di Rocca San Felice. Sarei curioso di capire cosa è successo dal punto di vista scientifico, se c’entra in qualche modo il caldo.
    In finale, un legno leggero, magari su una massa parziale, potrebbe aiutare la complessità e la tenuta del vitigno sul tempo lungo.
    Bel prodotto artigianale, da incorniciare.

    • Angelo Di Costanzo

      (3 dicembre 2011 - 00:02)

      C’entra e come il caldo! E in quelle condizioni, il “lavoro” dei lieviti autoctoni.

  • Alfredo

    (3 dicembre 2011 - 02:38)

    Pienamente daccordo con Luciano, soprattutto per quanto riguarda i legni, non erano per niente invadenti anzi donavano un tocco in più al tutto, anche se visto la potenza del frutto credo che si riesca ad ottenere grandi risultati anche solo con l’acciaio.
    Non credo affatto però che il tempo posso donare alla 2010 i colori e le estrazioni di materia che accompagnavano le annate precedenti, quello che la filtrazione ha tolto al vino il tempo certo non glielo potrà più donare. Quello che si è ottenuto con la 2010 e scusate se mi ripeto, è un vino che va in una direzione del tutto diversa rispetto alle annate precedenti, giusto o sbagliato che sia, con la 2010 si apre un nuovo capitolo sul Grecomusc.
    Quello del “Metallo Pesante” .

    • Giancarlo Moschetti

      (3 dicembre 2011 - 09:04)

      Scusate se replico alle valutazioni sul 2010:
      1) Il grecomusc’ 2010 è stato vinificato da Maurizio de Simone, come gli altri;
      2) Vincenzo Mercurio è intervenuto solo in fase di imbottigliamento: niente di radicalmente diverso rispetto agli altri anni;
      3) E’ la prima volta che un Grecomusc’ viene fatto degustare dopo soli 2 mesi e 10 giorni dall’imbottigliamento.
      4) Noi del team Lonardo, che degustiamo mese dopo mese i Grecomusc’ dopo imbottigliamento, ben ci ricordiamo come in alcune annate (2004, 2006, 2008 ad es.) questo vino nei primi mesi sembra “banale”, dopo 6-7 mesi dall’imbottigliamento inizia a complessarsi aromaticamente. Non a caso i Lonardo generalmente mettono in commercio il Grecomusc’ 18-22 mesi dalla vendemmia.
      Ne riparliamo al Vinitaly 2012.
      Ciao a tutti

      • luciano pignataro

        (3 dicembre 2011 - 09:12)

        Infatti Marina, d’intesa con Antonella, Sandro e Flavio l’ha giustamente messa alla fine della degustazione, dopo i due rossi e con un assaggio. Quasi una prova da vasca, insomma, per salutarsi.
        Come ho già scritto, e come dici tu Giancarlo, iniziamo a parlarne dopo il Vinitaly anche perché il tempo + un fattore di vantaggio enorme per il vino in generale, per quello irpino ancor di più.

      • Angelo Di Costanzo

        (3 dicembre 2011 - 10:33)

        Sui punti 1 e 2 ci era stato detto diversacmente. Buono a sapersi.

        • Giancarlo Moschetti

          (3 dicembre 2011 - 19:04)

          Non mi meraviglierei. Sandro è un filosofo, un grande pensatore, ma chi sa morte e miracoli dei vini è il team scientifico.

          • Angelo Di Costanzo

            (4 dicembre 2011 - 00:14)

            La mia faccia sotto i vostri piedi messere… e vi potete anche muovere! :-)

          • Cantine Lonardo

            (6 dicembre 2011 - 23:51)

            Nel bellissimo libro “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov appare ad un certo punto la figura di un certo Jeoshua (cito a memoria perchè il libro l’ho letto molti anni fa) filosofo e predicatore disperato perchè un certo suo discepolo gli stava alle calcagna interprentando nei suoi scritti a modo suo le parole del predicatore. Questo per dire che tra chi dice e chi riceve e poi riporta può succedere una defaillance. Magari noi abbiamo spiegato una cosa che è stata recepita in altra maniera oppure semplicemente saremo stati un po’ superficiali nel riportare “all’esterno” quelle che sono le dinamiche che succedono in cantina. A tal proposito mi sembra davvero superfluo dover ricordare in questa sede che Sandro non è solo e soltanto “un gran filosofo ed un grande pensatore” e che il team scientifico non è l’unico detentore e decriptatore della “morte e miracolo” di ciò che succede nella nostra stessa Cantina. Stiamo mica a pettinare le bambole!
            Antonella

  • Alfredo

    (3 dicembre 2011 - 14:35)

    Ne riparliamo tra 3 anni !

  • latosociale

    (4 dicembre 2011 - 17:00)

    … grande evento, la vita di un vino, della gente che lo pensa, lo produce e lo rende disponibile al mercato … una storia di amici e grandi appassionati della loro terra, una storia raccontata in 1 serata bellissima e 7 bicchieri d’oro liquido… grazie a Sandro, Antonella e Flavio, grazie a Giancarlo, Maurizio e Vincenzo … e grazie agli organizzatori tutti … ed a te Marina che mi hai permesso di scrivere questo commento … al prossimo 2012, quando il grecomusc’ 2010 avrà possibilità di articolare le sue prime parole dopo la sua nascita …

  • Marina

    (7 dicembre 2011 - 09:41)

    @Cantine Lonardo. non pettinate le bambole, ma il giaguaro lo avete smacchiato. E’ così palese che la capacità espressiva e il successo raccolto dai vostri vini è il frutto di un pensiero eticamente coerente ai principi di casa Lonardo. Ovvero amore e rispetto massimo per il territorio Taurasino ed una invidiabile purezza d’animo, virtù ormai più unica che rara.

  • […] qui e qui (prima verticale completa 2010-2004) […]

  • Paride

    (2 dicembre 2011 - 16:32)

    condivido… è nello stile di questo sito, tutto è bello, tutto è buono, il dubl dei feudi, persino .”cà nisciun s’addà piglià collera”…

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