Il Pisellino di Michele Serra non ha effetti, neanche ridere sul vino:-)

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Michele Serra
Michele Serra

Michele Serra fa la parodia dei vini dell’anno. Sull’ultima pagina dell’Espresso il suo articolo dissacrante fa arrabbiare, come è giusto che la satira faccia, ma il punto vero è che non fa ridere.

Da un punto di vista sociologico, è affascinante vedere come le accese e furibonde discussioni nel mondo del vino per cui si rompono amicizie e si accendono odi inestinguibili non riescano a forare neanche le persone intelligenti e informate. Manco la polemica di Plotino contro gli gnostici, per dire.

Michele Serra e il  vino italiano
Michele Serra e il vino italiano

Così questa pagina ha un vero problema: non fa ridere. O no?
No, perché se la gente comune, quella che mangia imbustato,  ride allora siamo noi ad avere un problema:-(

23 commenti

  • elena mastrosimone

    (22 agosto 2015 - 10:55)

    Il razzismo di sinistra è un fenomeno puramente italiano che,di volta in volta si ammanta di presunta onestà intellettuale.Il commento sulla “fanghina ” è veramente vomitevole travalica la satira ed esprime invece un’odio represso e offende produttori,lavoratori e consumatori che amano la Falanghina.Se fossi in loro ,nei panni dei produttori ricorrerei subito alle vie legali.

  • Francesco Beghi

    (22 agosto 2015 - 13:10)

    Sembra Scanzi. Credo di aver detto tutto.

  • Enzo Vizzari

    (22 agosto 2015 - 14:23)

    A me ha fatto ridere, e molto, davvero molto. Come sempre Serra. Il quale Serra evidentemente è per chi lo capisce e per chi lo merita. Grandioso il passaggio sulla Fanghina. E non scherziamo: Scanzi sta a Serra come Alvaro Vitali a Charlie Chaplin.

  • Piermario

    (22 agosto 2015 - 15:28)

    Più che altro, Serra dovrebbe considerare che fare del coglioneggiare un mestiere è un po’ come fare un mestiere del tirare calci ad un pallone: l’età conta e ad un certo punto la palla comincia a schizzare via sempre troppo veloce per te…

  • Roberto Gatti

    (22 agosto 2015 - 17:23)

    Condivido quanto scritto da Enzo Vizzari, se manca anche il senso dell’ironia allora siamo fritti !
    Appena ho letto l’articolo l’ho ripreso subito sulle pagine del mio sito :
    http://www.winetaste.it/ll-vino-dellanno-%E2%80%A8si-chiama-pisellino/

    No dramatizziamo per niente, il vino è anche allegria

  • Lamberto

    (22 agosto 2015 - 17:46)

    L articolo è divertentissimo; e fa pure ridere. Rattrista un pò la prosopopea di chi si indigna e di chi non reisce a staccare la propria ( triste direi ) spina dal voler parlar di destra e sinistra in ogniddove.
    Vivere semplice no eh? Spero che il Pisellino venga prodotto, con sommo dispiacere di chi, di fronte ad un bicchiere di vino non potrà straparlare per una decina di minuti ( di solito assolutamente inconscio del fatto che i presenti, oltre ad annoiarsi, non ne corservano gran ricordo ) . E daccordo con il signor Gatti : il vino è anche allegria

  • Achille

    (22 agosto 2015 - 19:10)

    che Scanzi sembri Serra oppure Serra sembri Scanzi è una boiata pazzesca Scanzi ha troppo rispetto per il vino e oltre a tutto è un profondo conoscitore della materia poi l’ironia di Scanzi( che non ha padroni nemmeno nelle cantine ) nulla ha a che vedere con discorsi satirici ma non troppo di Michele lui qualche padrone ce l’ha-

  • leo

    (22 agosto 2015 - 19:17)

    A me Serra piace, lo leggo e, pur non condividendone spesso le posizioni da sinistrafighetta, lo rispetto. E proprio per questo il pezzo sui vini non mi fa ridere. O meglio, mi fa sorridere …che è peggio.

    Io da Serra voglio umorismo sferzante non articoli che, con rispetto e “si parva licet componere magnis”, potrebbe aver scritto l’amico Stefano Caffarri in uno dei suoi Sabato del Villaggio. Augh.

  • giancarlo maffi

    (22 agosto 2015 - 21:32)

    Ha ragione da vendere Leo Ciomei/Morodei, purtroppo. Ha perfino centrato la battuta su Caffarri/TouffarrÌ. Dico la mia su Serra che seguo dai tempi di Cuore, ottimo. E quasi sempre ottima L’Amaca su Repubblica, tornata a grandi livelli da quando gli è passato, almeno in parte, l’innamoramento acuto per Renzi. Molto buona la rubrica della posta sul Venerdì, letta oggi con avidità come sempre. Magnifico l’ultimo libro sul divano dei figli( a Ciomei e’ talmente piaciuto che non me l’ha mai restituito:)) ). Per dire che se non ho la competenza di altri certo lo seguo passo passo da decenni. Purtroppo la sua rubrica sull’Espresso e’ noiosa da secoli. Quando lo acquisto sono ormai solo due le cose che leggo, e non si offenda Enzo se prima della sua recensione corro all’inarrivabile Altan, che gli dei lo preservino per altri 50 anni. La rubrica di Serra e’ ormai illeggibile da mesi se non da anni. È, appunto, come leggere il ripetitivo sabato del villaggio di Caffarri. Che per la verità e’ scaduto come il latte da subito e non dopo anni come Serra. Insomma, Serra sull’Espresso e’ peggio della Corazzata Potemkin o come diavolo si chiama. Meglio così, nessuno e’ perfetto :)

  • Giancalsp

    (23 agosto 2015 - 00:29)

    Il pezzo sulla falanghina è puro Savianesimo…tristissimo

  • Luciano Pignataro

    (23 agosto 2015 - 01:01)

    Se vogliamo sezionare questa satira, possiamo dire, come aspetto positivo, che citare la falanghina è segno di notorietà del vino e in effetti è uno dei 20 brand più forti in Italia.
    La realtà è che dove si coltiva la falanghina non c’è camorra e non ci sono discariche, un po’ come la lontra indica che l’acqua è pulita. Associare, sia pure per scherzo, il bianco ai clan e all’emergenza rifiuti per fare satira significa che l’immagine della Campania è ancora oggi legata a quello che è avvenuto negli ultimi anni e che fuori dalla regione nell’immaginario collettivo si uniscono cose lontane e diverse. Come dire Seveso e Franciacorta, Porto Marghera e Prosecco, Ilva e Primitivo di Manduria, Malagrotta e Tuscia etc.
    Questo pezzo satirico dunque evidenzia i seri problemi di ri-costruzione di immagine che deve affrontare chiunque lavori onestamente in Campania e quello che aspetta a De Luca.
    Quanto a Michele Serra, sarà un mio limite, un segno del mio desencanto ormai ventennale, ma non mi ha mai fatto davvero impazzire. Io sono della generazione di Fortebraccio:-(

  • elena mastrosimone

    (23 agosto 2015 - 08:24)

    Bravo Pignataro,ottima sintesi giornalistica.

  • Marcello

    (23 agosto 2015 - 09:54)

    Ma e’ cosi’ palese che l’autore voleva pariare un po’ e far pariare anche al lettore, tutta sta caciara proprio non la capisco bah…

  • Marcello

    (23 agosto 2015 - 09:56)

    Ma e’ cosi’ palese che l’autore voleva pariare un po’ e far pariare anche il lettore, tutta sta caciara proprio non la capisco bah…

  • Angelo D.

    (23 agosto 2015 - 16:06)
  • peppiniello

    (24 agosto 2015 - 15:43)

    Non mi sembra che qualcuno,all’epoca,abbia voluto scherzare con il nobile vino piemontese all’etanolo,che pure fece un discreto numero di vittime.Mettiamola così:il pur bravo Serra che seguo da anni,stavolta ha veramente scantonato scrivendo delle cose veramente di cattivo gusto e perpetuando quei pregiudizi,che dispiace dirlo,sono anche patrimoni di persone dalle quali no te lo aspetteresti mai.

  • Luciano Pignataro

    (24 agosto 2015 - 16:16)

    Gentile Peppiniello, vengo da una lunga e appassionata militanza di sinistra, e tale resto, e ti posso assicurare che in nessuna area politica come questa il pregiudizio antimeridionale è stato così radicale e assoluto. Sembra un paradosso, ma sono state molto più unificanti ideologie come il fascismo e il cattolicesimo. Non mi riferisco alla sinistra extraparlamentare e radicale dove questo fenomeno non esisteva, ma a quella tradizionale del vecchio Pci.
    Un pregiudizio che aveva la sua ragione in quella che all’epoca si chiamava analisi di classe. Gli unici meridionali buoni erano quelli che erano emigrati e si trasformavano da contadini e sottoproletariato anarcoide in disciplinati operai di fabbrica. Tanto è vero che la ricetta della sinistra per il Sud era quello di avviare la sua industrializzazione.
    Questi rivoli culturali si sono trasmessi, sono più liquidi e meno confessabili, ma non per questo meno solidi, ancora oggi.
    Vabbè, sono temi troppo pesanti per un blog di vino e cibo, ma ogni tanto ci sta.

  • Veleno

    (24 agosto 2015 - 16:55)

    L’ intolleranza degli sddetti ai lavori enogasttonomici ( salvando il buon Enzo Vizzari) verso la satira sta raggiungendo livelli da califfato. A quando una lettera minatoria ad Antonio Albanese?

  • Veleno

    (24 agosto 2015 - 17:59)

    Mi scuso con Roberto Gatti, ma mi era sfuggito che anche lui è dei nostri.

  • Fabrizio Scarpato

    (24 agosto 2015 - 19:13)

    Il mio disincanto mi preoccupa, forse perché davvero quel tono, persino quello stile, lo abbiamo già abbondantemente masticato, forse perché il pezzo avrei voluto scriverlo io, forse perché questa sindrome del già detto, del già visto, del passato di moda prima di nascere, ha finito con lo sfiancare questo mondo enogastroeccetera, per anni abituato a misurarsi, con la dovuta discrezione progressista, sul chi ce l’ha più lungo. E giù pippe. Perché poi basta che arrivi Serra e ci smazza come ceci nella mesciùa, ci asfalta nei bassifondi dell’anonimato, sbalestrandoci nelle nostre abissali incertezze e triturandoci l’ego nell’angoscioso dilemma del come mai nessuno avesse notato, anni fa, una cosa simile, nei toni e nelle intenzioni, che forse ciascuno di noi aveva provato a scrivere sditacchiando sulla tastiera. E giù pippe, che non fanno male, ma forse c’è dell’altro. Dicono. Ma vieppiù son preoccupato perché Serra cita l’enologo francese Patrick Lesoul (Patrizio La Sòla): così ha preso consistenza un dubbio, quella sottile sensazione di disagio, nel temere che il Maffi citando a sua volta l’ispettore Fabrice Gros Soulier (Fabrizio Grande Sòla), come dire…, volesse dirmi qualcosa.

  • riccardo

    (25 agosto 2015 - 09:47)

    Ragazzi, ma … fate sul serio? Non sarà tra i pezzi migliori di Serra (che comunue ha un contratto con l’Espresso e un pezzo alla settimana lo deve tirare fuori, anche quando non è al massimo dell’ispirazione), ma la satira (per fortuna) può (e deve) ancora scrivere, disegnare, filmare, in piena libertà! Possono non piacere o urtarci le vignette di Charlie Hebdo, ma … che facciamo, se qualcuno ci tocca il nostro orticello (leggi Falanghina), scattiamo e andiamo a sparare ai disegnatori ?
    Con rispetto ed educazione, ma devo dire che questo articolo e molti dei commenti, non mi sono piaciuti.

  • peppiniello

    (25 agosto 2015 - 13:03)

    Confesso che a me del vino non me ne frega un emerito tubo,sono astemio e a stento distinguo il bianco dal rosso sono pure aun poco daltonico.Seguo quesro blog per un puro picere culturale e ,direi emotivo perchè mi riconclia con la mia città e la mia regioneIo intendevo dire altro,ed il signor Pignataro lo ha perfettamente colto.Adios.

  • nico

    (26 agosto 2015 - 20:53)

    a me ha fatto ridere
    sono contento di pensarla come il direttor Vizzari

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