La festa dei Gigli di Nola ed il pranzo dei collatori

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di Marina Alaimo

‘A Braciola e ‘a carusella

Le origini della Festa dei Gigli di Nola sono antichissime

La leggenda le fa risalire al 431 a.c., anno in cui il vescovo di Nola Paolino fece ritorno insieme ad altri concittadini dalla deportazione in Africa. Ponzio Meropio Anicio Paolino nasce nel 354 d.c. a Bordeaux da famiglia nobile e ricca, suo padre fu prima senatore poi prefetto delle Gallie. A soli 24 anni Paolino divenne Console della Campania e scelse come sua sede consolare Nola, nel 380 venne nominato prefetto di Roma. Nel 393 decise di abbracciare la vita monastica fino a diventare Vescovo della Città di Nola, ma in seguito alle invasioni dei Vandali nel V sec., molti nolani furono fatti schiavi e deportati in Africa, Paolino vendette tutti i suoi averi per riscattare il rilascio di alcuni di loro, arrivò a concedere se stesso per la consegna di alcuni prigionieri.
Nel 431 fu finalmente liberato e fece rientro a Nola insieme ad altri concittadini, la città di Nola organizzò per l’evento una festa durante la quale ci fu una processione con fiori ( gigli ) da donare al Vescovo. Nel tempo questi fiori divennero grossi ceri adorni di spighe di grano, poi torri di legno, la competizione tra le diverse corporazioni di cittadini partecipanti alla festa è tale che oggi i Gigli raggiungono un’altezza di 25 metri ed il peso di circa 30 quintali.

Questa è forse solo una leggenda, più veritiera la teoria che ritiene questa festa cattolica la sostituzione di un rito pagano antichissimo, durante il quale grossi alberi, simboli di fertilità, venivano portati in processione per buon auspicio, durante la celebrazione del solstizio d’estate. L’attuale festa ha inizio la domenica dopo il giorno di S.Paolino,che ricorre il 22 giugno, vi partecipano otto corporazioni, ognuna delle quali allestisce un Giglio, queste sono legate ai mestieri tradizionali della Città: Parulano (ortolano), Pizzicagnolo (salumiere), Taverniere (bettoliere), Fornaio, Beccaio (macellaio), Calzolaio, Ferraro (fabbro), Sarto. Inoltre partecipa alla processione anche la Barca, simbolo del rientro a Nola di San Paolino.
La festa comincia alle ore nove, ora in cui i Gigli vengono trasportati a spalla dai “collatori “, dalla casa del Mastro di festa alla piazza del Duomo, dove il vescovo di Nola li benedice, dopodiché comincia una estenuante gara regolamentata da tappe ed esibizioni di ballate tipiche, alle 14 una sosta, per poi continuare fino all’alba. L’ultima prova, quella detta del Vico Piciocchi, è la più ardua, i collatori sono esausti e devono trasportare il Giglio attraverso questo vicolo angusto, senza le barre di appoggio e usufruendo della metà degli uomini, disposti su soli due lati anzicchè quattro.

I collatori

I collatori sono ben 200, a rotazione di 150 per ogni Giglio, disposti lungo i quattro lati della base quadrangolare del Giglio, il “Capoparanza” guida le loro manovre ed esibizioni con comandi precisi, fatti di antiche frasi dialettali tramandate oralmente nell’arco dei secoli, tra le più celebri “ cuonc’ cuonc’ e jettal’” (adagio ponilo in terra), e nel toccare il suolo il Giglio provoca un tonfo che fa tremare la terra e manda in visibilio la folla. I collatori sono addestrati meticolosamente prima di ricoprire questo ruolo faticosissimo, ma che assumono con grande orgoglio e devozione, nel corso degli anni sviluppano sulla spalla un grosso callo, detto “a patana”, orribile a vedersi, ma del quale vanno molto fieri.
La barra di legno che inseriscono tra gli intrecci lignei del Giglio e che poggiano sulla spalla è lunga circa sei metri ed ha un diametro di 12 centrimetri Il Giglio viene finemente adornato con decorazioni di carta pesta ideate da importati artisti e realizzate da artigiani specializzati, lo scheletro ligneo è progettato con precisione affinchè garantisca una buona stabilità. Tutta la cittadinanza partecipa con gran fervore alla festa, seguendo in corteo il Giglio della corporazione di appartenenza e ballando incessantemente al ritmo della musica dell’orchestra posta proprio sul Giglio, contribuendo ad aumentarne il peso e quindi la fatica dei collatori.
Lungo il tragitto vengono continuamente offerte loro delle bibite per ristorarli almeno in parte, sono incitati e coccolati come fossero delle divinità, non manca qualche bicchiere di buon vino rosso. Le case vuote del paese appartenenti a coloro che sono emigrati al nord Italia od all’estero in cerca di lavoro, nei giorni immediatamente prima la festa si rianimano, le imposte delle case nelle viuzze del centro storico si spalancano sulla frenetica attività dei preparativi, da qui verrà esposta la coperta fatta a mano del corredo di famiglia e gettati petali di fiori al passaggio dei Gigli, per queste famiglie è fortissimo ed inderogabile il richiamo della Festa.
Durante la pausa alle ore 14, i collatori si recano nelle proprie case per il pranzo rigorosamente tradizionale, una volta consumato nei vicoli della contrada di appartenenza e preparato dalle donne in pentoloni giganteschi e che consiste di due elementi fondamentali: “a braciola e a carusella”, la braciola è un grosso involtino di carne ripieno di prosciutto, formaggio grattugiato e, non sempre, uva passa e pinoli, cotta in abbondante sugo di pomodoro con il quale poi viene condita la pasta, una volta si utilizzavano unicamente ziti spezzati; a carusella non è altro che il finocchio femmina, che serve a rinfrescare i collatori.
Non manca mai un bicchiere di vino rosso prodotto in famiglia, per lo più piedirosso, uva tipica di questo territorio.
Seguo sin da bambina questa festa essendo mia nonna paterna una nolana, è un’occasione per incontrare tutti i parenti e forte è ogni anno la curiosità di vedere la nuova veste di ogni Giglio.
Da qualche anno ci sono alcuni cambiamenti che non mi piacciono, come l’eccessivo volume della musica che stordisce più che allietare il pubblico, ed i tempi eccessivamente prolungati, che stancano e non danno la possibilità di seguire ogni tappa della Festa. Faccio quindi un appello ai nolani affinchè rientrino in canoni tradizionali e più umani, in modo da coinvolgere un pubblico più eterogeneo e di estendere l’utenza oltre i confini del paese, essendo questa festa bellissima e di grande interesse storico e folcloristico.
Sono tanti i momenti da seguire, pertanto chi ne fosse interessato può consultare il sito www.igigli.org