La grande viticoltura artigiana del Sud: ecco i volti di tutte le chiocciole Slow Food in Slowine

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Il massimo riconoscimento di Slow Wine, la prima guida di Slow Food curata da Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni, sono le chiocciole alle aziende. Questa è la sostanziale grande differenza rispetto alle altre guide specializzate: contadini, imprenditori lungimiranti, quasi tutte cantine fuori dai riflettori mediaci sino a questo momento.


Come sito nato al Sud, vi proponiamo i volti e gli sguardi di un Mezzogiorno che cammina, che vuole cambiare, che è fuori dai luoghi comuni. Protagonisti che hanno cambiato il paesaggio agrario in questi anni rispettando l’ambiente, lavorando con tenacia a un sogno, spesso controcorrente, a volte senza mai ricevere un ricoscimento. Un Sud cresciuto senza assistenzialismo, votato alla qualità senza se e senza ma, espressione di grandi territori vitivinicoli. A cominciare dal Vesuvio e dall’Etna passando, cru di eccezione sin dai tempi più antichi.
Questa è la viticoltura di Slow Wine. Una guida del vino, non delle etichette.

Abruzzo
Valentini, Cataldi Madonna, Praesidium, Emidio Pepe

Edoardo Valentini. L'artista del Trebbiano d'Abruzzo, scomparso nel 2008
a sinistra ,Cataldi Madonna - Ofena
Ottaviano Pasquale, Praesidium - Prezza (foto Paolo Miscia- www.chietiscalo.it)
Emidio Pepe

Campania
Sorrentino, San Giovanni, Antica Masseria Venditti, Contrada Salandra, Giuseppe Apicella, Colli di Lapio Clelia Romano, Tenuta Cavalier Pepe, Vadiaperti, Contrade di Taurasi

Benny Sorrentino, una delle poche enologhe del sud- Terzigno, Vesuvio
Ida e Mario Corrado - Castellabate Punta Tresino, Cilento
Giuseppe Fortunato - Contrada Salandra, Pozzuoli nel cuore dei Campi Flegrei
Prisco e Giuseppe Apicella - viticoltura eroica a Tramonti, Costiera Amalfitana
Clelia Romano - Lapio, la signora del Fiano. Irpinia
Milena Pepe - Luogosano, Irpinia
Raffaele Troisi, Vadiaperti - Montefredane, Irpinia
Sandro Lonardo - Contrade di Taurasi - Taurasi, Irpinia
Lorenza e Nicola Venditti, Castelvenere (Sannio)

Puglia
Giancarlo Ceci, I Pàstini, Agricole Vallone, Polvanera, Gianfranco Fino, Attanasio

Giancarlo Ceci - Andria
I fratelli Carparelli de I Pastini - Martina Franca
Graticciaia, letichetta simbolo dell'azienda
Filippo Cassano, Polvanera - Gioia del Colle
Gianfranco Fino e sua moglie Simona - Taranto
le uve Primitivo appassite su pianta di Giuseppe Attanasio - Manduria.

Basilicata
Elena Fucci

Elena Fucci, un altra enologa del sud - Barile
Calabria
Librandi, Ceraudo

Nicodemo librandi con il figlio Paolo - Cirò Marina

Roberto Ceraudo - Strongoli

Sicilia
Marco De Bartoli, Ferrandes, Graci, Girolamo Russo, Palari, I Vigneri, Cos, Arianna Occhipinti

Marco De Bartoli - Marsala, Pantelleria
Salvatore Ferrandes - Pantelleria
Alberto Graci - Passopisciaro- Castiglione di Sicilia - Etna
in primo piano Giuseppe Russo Passopisciaro - Castiglione di Sicilia - Etna
Salvatore Geraci, Palari -Santo Stefano Briga

a cura di Giulia Cannada Bartoli

13 commenti

  • Alessandro Bocchetti

    (15 ottobre 2010 - 08:42)

    Quante belle storie!
    Sono molto contento per il mio Abruzzo. Ne esce una narrazione molto tradizionale e contadina, forse ne manca qualcuno, ma si sa “Roma non è stata costruita in un giorno” ;-). Francesco Paolo sta “migliorando” ulteriormente una tradizione importante e nobile, non era facile ma lui con la tranquillità che lo contraddistingue lo sta facendo. Luigi è un grande… Un uomo di cultura e curiosità rare anche nel vino, ma per me è soprattutto un’amico! e pensare che fino a qualche anno fa i suoi vini erano colpevolmente quasi ignorati, bravo! Sofia sta organizzando e raffinando la storia di Pepe, forgiando vini straordinari, purtroppo ancora poco compresi dalla critica. Enzo De Pasquale forgia vini riconoscibili e integri.
    Ciao A

  • luigi grimaldi

    (15 ottobre 2010 - 09:45)

    Emozionante!

  • Giancarlo Gariglio

    (15 ottobre 2010 - 10:33)

    Per la presentazione della Guida ci sarebbe piaciuto mettere i volti, ma pensavamo fosse troppo complicato! Invece Luciano lo ha fatto in quattro e quattrotto… Bravo. La forza della nostra Guida sta nelle persone e nella loro storia, quando finalmente la si sfoglierà sarà più facile comprendere la novità e distaccarsi dalla classica impostazione a cui siamo stai fino ad ora abituati.

  • Monica Piscitelli

    (15 ottobre 2010 - 10:47)

    Vedere le facce di queste persone, capire come un vino grandioso, anche blasonato, possa essere frutto del lavoro di una persona come noi, dallo sguardo schietto o fiero, è fondamentale.

  • marco contursi

    (15 ottobre 2010 - 10:58)

    ciao,mi spiegate i criteri di selezione dei vini slow.Comunque complimenti per l’ottimo lavoro,in Danimarca l’altro ieri il Ragis e il rosso di Mila Vuolo(entrambi vini slow) hanno avuto un grande successo. :-D

  • fabrizio scarpato

    (15 ottobre 2010 - 11:37)

    Mi fa piacere vedere facce, uomini e donne. Storie del vino. Spero che il racconto, la suggestione, abbia un qualche peso nella nuova guida, per coinvolgere, per capire un vino nel bicchiere.
    Mi permetto di riportare il paragrafo sul vino pubblicato nella seconda parte del post dedicato alla lettura de I Barbari. Certamente non pensavo a Slow Food, probabilmente anche SF è in qualche misura parte dell’elica, ma mi sembra che il tentativo di raccontare il vino e di metterlo al centro ci sia tutto. E mi piace.

    Guardiamo il mondo dell’anno ventidieci (cit.) e ci accorgiamo che in un piccolo villaggo chiamato Cirò, nuove tribù cercano ancora di riprodurre un modello noto, l’ennesimo e tardivo passo laterale, un esausto cambio di direzione. Negli anni la centrifuga, le pale dell’elica hanno cominciato a sparare verso l’esterno nuove parole d’ordine come autoctono, biologico, biodinamico, naturale, terroir: una transumanza del senso verso le regioni periferiche del sistema, lontane dal centro fondativo. Il senso nomade che si sostituisce al senso stanziale.
    Barbari, quindi, anche se con qualche nota di nostalgia. Sarà per questo che su qualche spiaggia del tempo, qualcuno ha raccolto relitti, zattere salvate al naufragio delle devastazioni: qualcuno ha saputo farne uso, ha saputo velocemente dare senso a gesti, sapere, abitudini, piaceri che venivano dal passato. Nostalgia? Briciole di memoria?Umanesimo enoico? I barbari non sanno guardarsi indietro: si spostano altrove. Hanno usato i relitti come zeppa, come intoppo per rallentare il giro vorticoso dell’elica, per decelerare la centrifuga. Volevano vedere cosa c’era al centro, volevano guardare dentro al motore. Volevano capire il vino, senza tutto ciò che girava intorno. Difficile a quella velocità, ma non impossibile, soprattutto se il senso periferico si stava cristallizzando in una sacralità ascetica ed elitaria. Stava nel loro codice genetico scartare di lato marcando una nuova differenza. Volevano conoscere, guardare e bere il vino: vino nel bicchiere, quanto ha da dire, da raccontare, di storie, di uomini, di terre. Nessuno voleva fermare l’elica, ma qualcuno aveva capito che c’era senso anche nel vino, al di là delle etichette e dei nomi, delle biodinamiche e dei terroir, dei biologi e degli enologi, dei parkerismi e dei voti, delle mode e degli stili.
    Mettere in salvo nella mutazione, dicevamo. Potevano leggere di vino con un’app sull’ iPad, potevano bere poco e in modo frammentario, preoccupandosi contemporaneamente di salvare il pianeta e tutelare la tigre del Bengala, ma solo nel bicchiere sentivano raccontare una storia: quella era una promessa di senso, uno scarto di traiettoria che connetteva il passato non col presente, ma con il futuro.

  • giulia

    (15 ottobre 2010 - 14:43)

    vero Fabrizio, bellissimo. sono questi volti e tanti come loro, che abbiamo conosciuto e conosceremo a costruire in silenzio la nostra nuova terra del vino e dell Agricoltura, loro, insieme a persone come il nostro caro Angelo Vassallo, Sindaco di Pollica, ammazzato perchè voleva fermare il sistema imperante, aveva scoperto la falla e per questo l’hanno ucciso.A Giancarlo: la squadra del sud è entusista di questo progetto e facciamo di tutto pur di portare avanti ivalori in cui noi tutti crediamo. Arrivederci a Torino , Giulia.

  • gin - tonic

    (15 ottobre 2010 - 14:55)

    piaccia o non piaccia luciano ed il suo staff hanno ancora lasciato il segno , grande lavoro , grande impeno , grande ricerca , sono questi i vini ed i viticoltori che aprono mente cuore ed ovviamente la gola .grazie ancora luciano

    • luciano pignataro

      (15 ottobre 2010 - 15:20)

      Il segreto di questo lavoro è coniugare le diverse sensibilità, ciascuna capace di arricchirti e di sorprenderti. I gruppi omogenei finiscono spesso in un angolo, a me piace lavorare con chi ama il Greco di Tufo di Centrella e i tannini selvaggi di Tecce come con chi apprezza il Pietracalda e il Terra di Lavoro. In uno stile c’è sempre l’eccellenza, il mondo del vino sembra diviso fra stili, in realtà, come tutto, è diviso tra qualità e pressapochismo, etica e avidità commerciale.
      Personalmente non ho mai però avuto emozioni da vini che non sanno raccontare storie. A questi livelli viene sempre prima il volto del produttore, poi la sua sensibilità, infine il prodotto.
      Per questo il progetto di Slow Food, centrato sull’agricoltura, sulla coerenza agricola in campagna e stilistica in cantina mi ha donato tanto entusiasmo.
      Vedere la lista dei segnalati dalle altre regioni mi ha poi inorgoglito ancora di più: le scelte dei colleghi in Sicilia, Puglia e Abruzzo, e naturalmente del resto dell’Italia, sono semplicemente fantastiche, uniche e innovative.
      La degustazione etica è l’asse fondante del nuovo rapporto tra produzione e consumo. L’unica via possibile per il vino italiano di restare vivo.
      Dovrebbe essere così anche in politica:-)
      Una faccia di cazzo può produrre un buon vino, ma mai trasmetterti l’emozione e il trascendente che è in questo mistero

  • Andrea Pignataro

    (15 ottobre 2010 - 16:37)

    Veramente interessante la scelta dei vini, complimenti!

  • giulia

    (15 ottobre 2010 - 17:21)

    il vino assomiglia a chi lo fa:)

  • roberto gatti

    (16 ottobre 2010 - 07:35)

    Finalmente dopo anni di ” copia ed incolla ” vedo con piacere alcuni nomi nuovi. Mi riempiono di gioia questi perchè li conosco personalmente, insieme ai loro vini :

    Cataldi Madonna ed Emidio Pepe ;
    I Pastini, Fino, Polvanera ;
    Librandi, Ceraudo ( il miglior rosato d’ Italia etichetta grigia )
    De Bartoli, Graci

    Qualche assente illustre ( riferito ai grandi vini prodotti ) che mi viene in mente :
    Contesa , Ciavolich , ecc.( Abruzzo )
    Pirro Varone, Morella, Pichierri ecc. ( Puglia )
    Terre Nobili, Serracavallo, Odoardi ecc.( Calabria )
    Milazzo, Baglio del Cristo; Castellucci Miano ;Marabino ;ecc ( Sicilia )

    Mi sembra comunque che la strada intrapresa sia quella giusta : dare voce e visibilità alle aziende emergenti e non solo e sempre ” i soliti noti “, altrimenti le guide perchè comprarle ?

  • giulia

    (16 ottobre 2010 - 10:17)

    spesso i gli ignoti fanno il miglior vino, semplicemente non vengono considerati “degni” di assurgere ai livelli di guide tradizionali:)

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