Olghina di Robilant: il picnic perfetto anticafoni? Verdure fresche e lontani dalla folla

Letture: 509
Olghina Di Robilant (fonte Dagospia)

di Alfondo Sarno

Picnic perfetto? Vacanze perfette? Lontano dalla folla! Così Olghina di Robilant, giornalista e scrittrice, al secolo Olga Nicolis di Robilant e di Cereaglio, figlia del conte veneziano Carlo ed oggi, felicemente ottantenne, ritiratasi nella tranquilla Bolgheri. Infanzia nel cinquecentesco Palazzo Mocenigo, studi in prestigiose scuole svizzere, giovinezza dorata in quel di Roma dove – sembra – amò, riamata, l’ex «monello» re di Spagna Juan Carlos di Borbone e fu vittima inconsapevole dell’esuberante ballerina turca Aichè Nanà, protagonista della serata-scandalo al «Rugantino».

Aiché Nana nello spogliarello più famoso del Dopoguerra

«È inutile parlarne ancora – dice – Era il 1958. Preistoria. Nanà non c’è più…Si imbucò alla festa per il mio compleanno e con mio grande stupore si esibì nello spogliarello finito nella Dolce vita di Federico Fellini». Da vent’anni ha lasciato Roma ed i suoi fasti e dopo aver curato, dal 2001 al 2006, la rubrica «L’occhio di Olghina» per Dagospia si occupa del suo blog «Olgopinions». Continua: «Guardi per me Ferragosto vuol dire discrezione e non ostentazione. È inutile portarsi dietro per il picnic cristalli e porcellane. Vanno bene anche piatti, bicchieri usa e getta. In commercio ce ne sono alcuni di ottima fattura così come è possibile trovare delle belle tovaglie di carta. L’importante è che ci sia generosità, voglia di condivisione, educazione alla bellezza, cibi semplici ma preparati con cura che mettano insieme sapori e colori».

Picnic at Hanging Rock, di Peter Weir del 1975 tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice australiana Joan Lindsay

Ed allora tantissime verdure, di sicura provenienza come quelli che la contessa coltiva nel suo orto, con la tenacia della convinta vegetariana. Lo è da quando aveva cinque anni ed, in campagna, si dilettava nel battezzare le galline per rifiutare poi, una volta tornata nell’avito palazzo lagunare, l’elaborate pietanze del monsù, – ahimè – a base di carne. «Ho sempre ortaggi, frutta ed uova fresche che cucino abbinandoli in mille modi. Per il menù di ferragosto credo che l’ideale siano pizze rustiche, focacce, frittate, tramezzini ed insalate. Penso, per esempio, a quegli ottimi ravioloni di pasta sottile e croccante, fritti o cotti al forno, ripieni di verdure, onnipresenti sulle tavole argentine». Ovvero le empanadas, classica ricetta della tradizione gastronomica latino-americana. «Lo so – precisa – vengono principalmente farcite con la carne ma quelle vegetariane sono ottime. Io passo molto tempo in cucina e ne vario di continuo gli ingredienti, a seconda della verdura che la stagione mi regala».

 

E per chi ama la carne, nessun problema. Olghina di Robilant, da perfetta liberal, afferma: «Mia figlia ed i miei nipoti la mangiano ed io non ho nessun problema a prepararla. Così come non mangio ma cucino il pesce. Però credo che un ferragosto tutto verde sia l’ideale per difendersi dal caldo e per non attentare alla linea. Per chi vuole assolutamente mangiare piatti a base di carne sconsiglio unte e dure cotolette a favore di polpettoni sempre con uova e verdure». Un picnic da chiudere con una insalata, questa volta di frutta, e con una crostata o un gelato mangiato democraticamente al bar. Un ferragosto minimal? «No, non penso che divertirsi significhi trasformarsi in tanti Moicani allo sbando, sbracati e vocianti, pessimi imitatori di quei cosiddetti vip che offrono spettacoli indecorosi». Ovvero, niente tautaggi, pance ed intimo en plein air.
Il bon ton non va mai in vacanza.

Da Il Mattino del 12 agosto 2014