Lo Sciabecco sul mare di Ascea

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Lo Sciabecco, Gino e Ana Paola
Lo Sciabecco, Gino e Ana Paola

di Marco Contursi

Per sconfessare chi dice che su questo blog vengano citati sempre i soliti noti, ecco un altro indirizzo cilentano sconosciuto a guide e blog vari: lo Sciabecco di Marina di Ascea. Di giorno lido balneare, a pranzo ma soprattutto la sera, ristorantino di charme, praticamente sul mare. In cucina il titolare Donato Cammarano, detto Gino, in sala la moglie Ana Paola De Noronha. Che non è il solito lido che offre cibi precotti, te ne accorgi dal fatto che qui c’è studio e impegno, Ana Paola infatti sta seguendo la formazione Ais mentre Gino ha fatto il corso da degustatore di olio. Accomodatevi nella bella e fresca veranda e lasciatevi guidare dal menù, correttamente portato in tavola o ancor meglio dai consigli di Gino sui fuori menù dettati dal pescato fresco.

Molto buono il polpo all’insalata, servito tiepido, croccanti e non unte le polpettine di baccalà. Gustoso e ricchissimo di molluschi e crostacei (per la gioia del porcellino mio commensale come da foto) il risotto alla pescatora anche se io lo preferisco più all’onda. Il tonno appena scottato accompagnato da fagiolini metro è stato piatto assai piacevole come pure la zuppetta di alici locali.

Lo Sciabecco, tonno e fagiolini metro
Lo Sciabecco, tonno e fagiolini metro

 

Lo Sciabecco, antipasti
Lo Sciabecco, antipasti

Più complessa, a dirsi e a cucinarsi, che a mangiarla, la tartare di tonno con cous cous, gelato salato al mascarpone e polvere di capperi, piatto che rivela il desiderio di Gino di spingere un po’ più in là la sua cucina, per chi non vuole solo spaghetti a vongole e frittura di calamari che lui indica in menù come surgelati,e molti spacciano per freschi e poi vi arrivano seppie dell’indocina come capitato a me a settembre scorso in altro lido cilentano.

Lo Sciabecco, risotto alla pescatora
Lo Sciabecco, risotto alla pescatora

 

Lo Sciabecco, la sala interna
Lo Sciabecco, la sala interna

Sui dolci c’è lo zampino della moglie e merita un assaggio la caprese con crema di fico bianco, cioccolatosamente ricca e voluttuosamente umida, a cui l’essere un po’ bassa toglie il podio tra quelle da me provate in anni di militanza sul campo (su babà, caprese, torta di mele e pastiera sono eufemisticamente pignolo).

Lo Sciabecco, capresina con crema di fichi
Lo Sciabecco, capresina con crema di fichi

Carta dei vini prevalentemente cilentana con bottiglie famose e non, che ben accompagneranno il pasto. Conto sui 30 euro, personale garbato e premuroso (in sala il maitre Franco, Alessandro e Simone). Poi a rendere il tutto unico, ci penseranno la location, la risacca del mare, magari la luna, magari la vostra Titania….ma questo è un altro sogno…di mezza estate. “Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita. ”. Shakespeare docet….ma io ai sogni non credo più. Ho preso serenamente cappello.

Lo Sciabecco, tramonto
Lo Sciabecco, tramonto

 

Lo Sciabecco

Lungomare ponente Ascea Marina

Tel. 331.2550650

Sempre aperto

5 commenti

  • Pasquale Avino

    (5 agosto 2015 - 18:07)

    Caro, visto che ti trovi a veleggiare da quelle parti, fatti una capatina sulla spiaggia di Pioppi.Di sera si può cenare al Karibù. Cosi vediamo se ogni tanto le considerazioni di un povero mortale coincidono con quelle di uno che se ne intende.

  • marco contursi

    (5 agosto 2015 - 18:12)

    Quel porcellino è un amore…..e ne capisce pure di cibo….

  • marco contursi

    (5 agosto 2015 - 18:13)

    Caro ci andiamo insieme?questa la mia mail marcocont@live.it cosi ci confrontiamo su quello che abbiamo nel piatto :-)

  • Marco Contursi

    (7 agosto 2015 - 09:22)

    Gentile Pasquale sono stato dal locale da lei segnalato,ha la mia mail mi scriva se vuole confrontarsi.

  • Luigi Carati

    (11 agosto 2015 - 13:38)

    Ci sono stato con mia moglie dopo averne letto qui.Della recensione mi hanno colpito la foto del tramonto e la formula di commiato “prendo serenamente cappello”, espressione arcaica ed elegante, a me cara, la usava mio padre nelle lettere che ci scriveva dal profondo Nord, dove lavorava come insegnante di lettere prima di essere trasferito a Napoli….parlo di 60 anni fa….fa piacere che ci sia ancora chi la conosca e la usi.Ottima esperienza gastronomica in questo locale, di cui ringrazio il blog che, seppur non giovanissimo, seguo con vivo interesse.

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