Roma, bioristorante nella Città dell’Altra Economia

Letture: 133
L’ingresso

Il Bioristorante ha chiuso: Lasciamo la scheda per archivio.
Al suo posto, il ristorante Stazione di Posta, che nel novembre 2014 ha preso la sua prima Stella Michelin.

La recensione qui.

Quartiere Testaccio
Largo Dino Frisullo
Aperto il venerdi’ ed il sabato a cena, la domenica a pranzo e gli altri giorni su prenotazione.
www.cittadellaltraeconomia.org

Tel. 333.4187870

Gli originari padiglioni dell’ex mattatoio, costruiti fra 1888 e 1891 nel quartiere Testaccio da Gioacchino Ersoch – piu’ di 50 mila metri quadrati di superficie coperta su circa 8 ettari – costituiscono un importante esempio storico dell’architettura industriale monumentale e razionale della fine dell’Ottocento.

L’ex Mattatoio

Il Mattatoio è considerato uno fra i più significativi edifici industriali della capitale per la modernità e originalità delle sue strutture, testimone dell’innovazione sociale e tecnica applicata all’architettura. Oggi il Museo di arte contemporanea «Macro Future» da un lato (www.macro.roma.museum) e l’Altra Economia (www.cittadellaltraeconomia.org) dall’altro, riqualificano la struttura ottocentesca del Testaccio trent’anni dopo la dismissione, con una particolare attenzione alla sostenibilità ambientale.

La eco-sala

Un indirizzo alternativo per una cena non impegnativa o per una pausa pranzo dopo una visita al vicino farmer’s market nel weekend. Nel padiglione accanto, trovate infatti il mercatino biologico, con in più tutti i prodotti dell’Equo e Solidale.
E da produttori agricoli con certificazione biologica provengono anche le materie prime utilizzate in cucina. Prevalentemente fresche, regionali, con un po’ di etnico qui e la’.

Sformato di finocchi e pecorino

Per cominciare, fagotto di pecorino e pere con miele oppure sformatino di finocchi e pecorino; a seguire tonnarelli al ragù di salsiccia; tagliatelle al pesto di rucola con guanciale, ravioli di zucca al ragù di manzo in punta di lama.

Riso nero con crema di zucca e piselli freschi

Buono il riso nero con crema di zucca e spinacini e piselli freschi, prova che quando ortaggi, legumi e verdure hanno sapore affrontano bene persino il matrimonio con il riso più impegnativo. Tra i secondi di carne, prosciutto cotto al vapore con purea di mele, lombata di maiale nero dei colli reatini, pollo ruspante (per davvero, quindi vi toccherà usare le mani) cucinato arrosto con salsa masala.

Strudel di verdure

Tra i piatti vegetariani la millefoglie di zucca e patate al rosmarino oppure lo strudel con scamorza, zucchine e peperoni, oltre a biete e cicorie “ripassate” e patate al forno. Per chiudere crema catalana al cardamomo o crumble di mele con crema inglese. Ricette semplici, ma gustose e senza brutte sorprese. Da segnalare il pane a lievitazione naturale (integrale, kamut, di grano duro e ai cinque cereali) del forno biologico Il Sambuco nel Viterbese, molto buono (www.biofornoilsambuco.it). Una piccola lista di birre, soprattutto belghe, bio e non filtrate ma anche quella artigianale di malto della Valle Telesina, nel beneventano e qualche etichetta di territorio e nazionale di vino biodinamico, anche al bicchiere.

Il servizio è molto spartano, intonato all’ambiente, anche se «luogo essenziale» non si deve necessariamente tradurre con «centro sociale»: qualche sorriso e saluto in più e magari un’indicazione supplementare su come arrivare di sera, al buio del Mattatoio, alla semi-nascosta porta di ingresso, ad esempio, potrebbero risultare cose gradite.
Per un pasto completo conto sui 30 euro, con un buon rapporto bio-qualità/prezzo.


Virginia Di Falco

2 commenti

  • gaspare pellecchia

    (17 marzo 2010 - 15:50)

    una ristorazione che usi ciò che viene prodotto nelle vicinanze, che operi in spazi aperti e informali, che abbia sia verso la tradizione che la tecnologia lo stesso riguardo, che dichiari tutto ciò che fa con trasparenza ed etica, dai ricarichi sul vino ai contratti di lavoro dei dipendenti, con cucine a vista, con menu personalizzabili, con ergonomia, accessibilità e qualità dell’ambienti indoor, che riduca al minimo le forniture esterne (penso al pane, alla pasticceria, ma anche a formaggi freschi, conserve, insaccati..).
    ecco, una specie di mensa conventuale, profondamente umile e, insieme, socialmente sostenibile, direi quasi utile. per me sarà questa la prossima tendenza per la ristorazione. in una parola: neomedioevale

  • gaspare pellecchia

    (17 marzo 2010 - 16:29)

    che è poi una terza via (che si colloca tra l’ipertecnologico e il l’iperpassatista) quella che percorrerà la nuova ristorazione, io credo:
    essa opererà per manutenzione (ordinaria o straordinaria che sia) delle ricette della tradizione, mettendo, insieme, natura ed etica nel piatto.
    noto talmente tanta ordinarietà e banalità nel milione di presunte nuove “idee” culinarie, che la vera sfida sarà il saper usare tutte queste nuove tecnologie per conservare, con gusto ed onestà, il patrimonio esistente.

I commenti sono chiusi.