Salvo Foti: vini naturali? Invenzione del marketing

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Salvo Foti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Salvo Foti

Una vite senza la cura del viticoltore è in grado di dare uva, anche se il frutto sarà ben diverso da quello che noi vogliamo per fare un vino.
Il vino è un prodotto umano. Fatto dall’uomo, in cui egli da sempre ha messo tutto se stesso, il suo genio, la sua creatività, la sua passione, il suo estro, sacrificio e impegno nel produrlo. In certi casi anche la sua furbizia, ipocrisia, disonestà e scorrettezza.
In definitiva ognuno fa il vino che è.
Il vino è stato per l’uomo, oltre che alimento, bevanda, fonte di emozioni, appagamento dei sensi, in certi casi droga. E’ entrato sin dall’inizio dei tempi nella sfera emozionale e mentale dell’uomo. Prodotto mistico e misterioso, elevato a sangue di Cristo nella religione cattolica.


Nei tempi l’uomo ha adeguato e plasmato la pianta della vite, come meglio ha potuto e voluto, per fare vino, introducendola in quasi tutti gli ambienti da lui antropizzati. Di conseguenza ha prodotto tantissime tipologie di vino, che sono diventati tipiche espressioni di ambienti, di
vitigni e di civiltà umane. Differenti climi, terreni, vitigni, civiltà, ma un unico prodotto: il vino.
In verità il vino lo produce l’uomo, non la natura. Produrre un vino è un fatto umano non naturale.
Il vino “tutto natura” non esiste! E’ solo un’invenzione di marketing.
La “naturalità” di un vino può essere intesa come l’impegno da parte dell’uomo di intervenire il meno possibile con energie e prodotti esterni nella trasformazione dell’uva in vino, ma per far questo è importante avere, come materia prima, un’uva eccellente.
Il consumatore, l’appassionato di vino dovrebbe sempre pensare che dietro un vino non c’è un essere superiore, ma solo un Uomo.
Un vino è solo un vino, carico di significati, storia, cultura, civiltà e umanità, ma comunque resta un prodotto “umano” a cui dare solo la giusta importanza che merita.
Ognuno di noi ha la sensibilità, la capacità di capire un vino, basta avere cura di utilizzare in modo attento tutti i nostri sensi, la vista, l’olfatto, il gusto. Il consumatore dovrebbe essere solo curioso e attento, fidarsi del proprio gusto e piacere, invece di bere con il gusto degli altri.
Bere un vino solo perché di moda o perché il giornalista o l’esperto di turno ne parla o lo esalta è riduttivo. Alla fine il vino, come il cibo o, se volete, come la scelta del proprio partner, è qualcosa di molto personale e tale dovrebbe rimanere.
Se un vino piace a una persona non significa che debba piacere a tutti quanti, allo stesso modo se non piace. Bisogna degustare, bere con la propria testa, in libertà, sapendo sempre che, così come in amore, c’è un vino per ognuno di noi, basta trovarlo.

18 commenti

  • antonio erriquez

    (12 aprile 2012 - 15:49)

    concordo in toto con salvo foti .bere un vino solo perchè di moda non ha senso .bere un vino deve essere un piacere per il proprio paalato.degustibus.

  • Luigi Meccariello

    (12 aprile 2012 - 16:51)

    Condivido parola per parola.Dico sempre ai miei amici che il vino si distingue semplicemente in mi piace-non mi piace. Per gli esperti esiste un ragionamento a parte. Luigi piccolo produttore.

    • pasquale livieri

      (16 aprile 2012 - 11:14)

      sono solo
      soggettività e oggettività

  • Marco Ludovico

    (12 aprile 2012 - 17:44)

    pienamente d’accordo

  • Alberto

    (12 aprile 2012 - 18:26)

    Condivido tutto il ragionamento. Bravo. Cominciamo ad essere in tanti a pensarla allo stesso modo.

  • piero bianco

    (12 aprile 2012 - 18:57)

    sottoscrivo su tutta la linea il ragionamento del sig.Foti,ciò nonostante ritengo fondamentale il ruolo delle guide e dei blog del settore, indispensabili per fornire a noi semplici appassionati, le opportunità di conoscere e scoprire le realtà del vino del nostro territorio.

  • Maurizio Trapani

    (12 aprile 2012 - 20:03)

    Sono d’accordo con il contenuto dell’articolo, ma non vorrei che la moda del “vino nautrale” venisse confusa con la tendenza alla coltivazione biologica, che è invece una modalità di gestione del vigneto (e delle linee produttive) in linea con protocolli finalizzati alla eliminazione delle sostanze nocive presenti nel prodotto finale. Tali sostanze possono essere presenti a causa di coltivazioni troppo spinte, dal punto di vista di fertilizzanti ed antiparassitari, che nulla hanno a che vedere con la storia millenaria del vino.

  • gaspare

    (12 aprile 2012 - 21:32)

    il vino non l’ha inventato il marketing

  • Francesco De Franco

    (13 aprile 2012 - 07:23)

    Dovremmo imparare dai Georgiani che chiamano VINO il vino prodotto in modo tradizionale con intervento minimo dell’uomo, mentre definiscono VINO INDUSTRIALE il vino prodotto con le “moderne” tecniche. Purtroppo nel “moderno” occidente una cultura tecnico-scientista in pochi decenni si è appropriata di parole che appartengono a tradizioni millenarie. Oggi il nostro gusto è modellato su parametri completamenti diversi rispetto a quelli che avevamo solo 50-60 anni fa. Quanti conoscono il gusto del latte? (quello naturale). Quanti mangiano pane prodotto con farine locali? Sono solo due esempi ma se ne potrebbero fare molti altri. Ritornando al titolo del post. La definizione vino naturale ha senso perchè un vino prodotto con il minimo intervento dell’uomo è profondamente diverso da un vino industriale. Ragionare in termini di buono-non buono, mi piace-non mi piace significa semplificare il discorso. Affermare che è solo marketing significa svilire il lavoro di tanti vignaioli che rappresentano una speranza di resistenza ad un processo di omologazione del gusto che è sempre più pervasivo. Poi ognuno beve quello che vuole e che gli piace, ci mancherebbe.

    • Antonio Ciccarelli

      (16 aprile 2012 - 10:41)

      Concordo in pieno con Francesco, del quale apprezzo i vini ed il serio impegno in vigna come in cantina, ma vorrei che il “gusto vero” rimanesse nell’ambito della correttezza organolettica.
      Ovvero, molto spesso alcuni produttori cercano di far passare come “tipicità” certe acidità volatili o ossidazioni decisamente non accettabili. Quindi ben venga il gusto non omologato, ma stiamo attenti ai “furbetti naturali”, quelli sì, usano come veicolo di marketing la “naturalità” per vendere qualcosa altrimenti difficile da proporre!

  • pietro razzino

    (13 aprile 2012 - 11:22)

    sono profondamente d’accordo con Salvo Foti, per di più aggiungo che ogni succo di frutta (e quindi anche quello dell’uva) NATURALMENTE è destinato a diventare aceto o qualcosa di simile. pertanto il vino inteso per quello che oggi viene apprezzato è una invenzione dell’uomo. Concludo affermando che la moda dei vini naturali non fa il paio con la comunicazione dei dati e dei parametri analitici di detti vini. mi piacerebbe se a fronte di ogni sorta di certificazione (di processo produttivo, ma non di prodotto) oggi legalmente ammessa, ci fosse anche la specifica di quello che c’è nel prodotto.

  • Sandro Maselli

    (13 aprile 2012 - 12:18)
    • luciano pignataro

      (13 aprile 2012 - 14:22)

      Vero, però se un enologo con Salvo Foti sente l’esigenza di esternare vuol dire che la questione non è chiusa. Del resto anche il Vinitaly ha aperto le porte a questo settore e ha avuto molto successo.
      Tendenzialmente vedo gli enologi alzare le spalle di fronte a questi temi, forti della scienza studiata. Ma il fenomeno resta perché esprime una esigenza culturale prima ancora che palatale.
      Forse, come tutte le cose in Italia, la discussione prende una piega umanistico-giuridica anziché pratico-scientifica. Ma tant’è.
      Grazie per la segnalazione dei due pezzi. Il primo di Pagliardi mi è piaciuto molto e lo condivido.
      L’altro un po’ meno, sembra un compitino da figicciotto anni ’70.

  • Andrea

    (16 aprile 2012 - 09:19)

    Stimo la persona e ho sempre sentito bene dei suoi grandi vini.
    Concordo pienamente con lui che non si debba bere per moda e che i gusti sono totalmente soggettivi.
    Però si continua a battere sul chiodo del “vino naturale non esiste”. Il vino naturale inteso come prodotto che si “autoproduce” non esiste, ma nessuno ha mai parlato di questo, nemmeno i produttori naturali. Il vino naturale non è prodotto magico ( http://primobicchiere.wordpress.com/2012/03/09/vino-naturale-aceto/ )
    ma è quel vino ottenuto senza l’utilizzo di prodotti di sintesi, sia in vigna che in cantina. (come poi ribadisce lo stesso Foti nella lettera).
    Quindi non soffermiamoci alla parola letterale, ma andiamo ad approfondire la questione

    • Alberto G.

      (16 aprile 2012 - 15:08)

      Esatto.
      C’e’ un equivoco di fondo.
      Non si puo’ non essere d’accordo su quello che dice S. Foti, e penso che si riferisca proprio a dei furbetti che marciano sul “naturale “.
      Ma non bisogna equivocare.Quando si parla di “vini natural” chi ci crede veramente, parla di passione per la propria terra, per il vino, di rispetto per la terra ed anche per il consumatore.
      Qui si parla di non abboffare di chimica piante e d aria, e di metalli il terreno.Si puo’ produrre ottimo vino,senza dover utillizzare moltissime schifezze dannose alla terra e all’uomo.Non e’ necessario abbondare in zolfo,rame ,pesticidi ecc. anzi si puo’ eliminare tutto o quasi.
      Questo non significa che il vino si produca da solo per miracolo,senza intervento del genio dell’uomo.Si ma del vero del genio, non della furbizia e dell’intento fraudolento verso i consumatori.
      Smettetela , di far passare per vere queste affermazioni assolutamente superficiali(mi rivologo a quelli che per propri interessi ci marciano).il vino naturale deve poi essere anche buono,senza difetti, ed e’ questo che tanti buoni ,ottimi produttori come De Franco, o Cantina Giardino,Il Cancelliere,Cappellano,Principiano,e migliaia di altri stanno dimostrando,in Italia e nel mondo.
      Assaggiate i vini naturali,o potremmo usare alri termini per distinguerli dai prodotti industriali in cui vi e’un uso o un abuso di prodotti dannosi per l’organismo, e ditemi qunti difetti ci trovate.
      I difetti ci sono nei vini di quei produttori che o fanno errori,anche di inesperienza o estremizzano troppo prendendosi alcuni rischi (come es. il non filtrare e non stabilizzare,senza magari attendere per l’imbottigliamento il tempo necesssario ad evitare rifermentazionni o altro)
      Che poi ci siano tantissimi vini, cosiddetti convenzionali buoni (sul tantissimi c’e’ da discutere) secondo me, si tratta sempre di produttori che ci mettono la stessa cura e la stessa passione, dei cosiddetti naturalisti, e non si pongono proprio la questione, a quale delle categorie essi appartengano. Il vino biodinamico, o bilogico buono e senza difetti esiste ed e’ in continuo miglioramento.Punto.

      • Sebastiano Di Maria

        (17 aprile 2012 - 13:14)

        Il commento di Alberto credo che racchiuda bene quello che è il mio pensiero. Purtroppo ci sono molti furbetti e molte scorciatoie che si possono intraprendere. Purtroppo ci sono troppi pregiudizi, spesso figli di una cattiva informazione. Questo non significa che i vini naturali, pur con difetti, vanno lodati. Credo che esista un giusto equilibrio e che l’opera di questi pionieri sia da lodare e non da demonizzare. Ho avuto già modo di parlare in questo post del mio blog e in altre occasioni: http://moliwine.blogspot.it/2012/01/vini-naturali-vs-vini-industriali.html

  • gaspare

    (17 aprile 2012 - 13:18)

    e poi a me i vini innaturali non piacciono

  • Alberto G.

    (18 aprile 2012 - 18:59)

    Neanche a me. Percio’ cerco di bere “buono e naturale”.
    Prosit.

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