Si è spezzato un fiore

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Morto il giovane proprietario de Le Campestre: aveva rilanciato il conciato romano

Questo sito è costretto a registare anche i momenti bruttissimi: non le miserie umane di cui per fortuna non resta traccia e che ignoriamo, ma quelli duri imposti dalla ineluttabilità della morte. A giugno è scomparso Luigi Rapuano, ieri Fabio Lombardi, un giovane di 22 anni: lavorava nei campi nel suo agriturismo. Lo avevamo conosciuto a Roma, poi avevamo visitato l’azienda e scritto la scheda. Di seguito il ricordo di Manuela Piancastelli e il suo articolo pubblicato tempo fa su EV, la rivista di Veronelli Editori, di cui Fabio era il protagonista.

di Manuela Piancastelli

E’ uscito un attimo di casa per andare a fare dei lavori in campagna e non è tornato mai più. Fabio Lombardi, il più giovane casaro d’Italia, l’erede della tradizione del conciato romano, se ne è andato in un attimo, rovesciandosi con il suo trattore nella sua campagna, fra le sue pecore, a poco più di vent’anni. Si è portato via sotto le ruote del trattore il sogno de “La Campestre”, strappando il cuore dal petto di mamma Liliana e papà Franco, del fratello Manuel che ha scelto di vivere lì con la moglie, sotto un tetto che accoglie anche i vecchi nonni, i loro cani, i loro gatti, le loro pecore e i loro ciuchini, nel paradiso violato di Castel di Sasso, frazione Buonomini. Lo avevamo incontrato sabato scorso, Peppe ed io eravamo andati a fare una passeggiata a Castel di Sasso dove stiamo impiantando una nuova vignarella. Si era fermato con la macchina e con il solito coinvolgente entusiasmo ci aveva raccontato che aveva fatto la sera prima il servizio da sommelier – si era appena diplomato all’Ais – alla manifestazione “Delle vigne e della seta ” e che era capitato alla postazione dei bianchi e aveva servito con orgoglio i nostri vini: “Io dovevo offrire tutti i vini ma a chi mi chiedeva un consiglio io dicevo che i vostri erano i più buoni!”. Ci aveva invitato a casa sua per mangiare insieme: “Venite che ci siamo tutti, oggi c’è pure Manuel”, aveva aggiunto dando un valore in più all’invito perché sapeva dell’affetto che abbiamo per tutta la sua famiglia.
Fabio aveva un entusiasmo antico, era il solo ragazzo che mi sia capitato di incontrare che voleva fortemente lavorare la terra, che credeva nella forza culturale del suo lavoro di ricerca, di produzione di alta qualità. E voleva percorrere la strada tracciata dai genitori – la riscoperta di uno dei più antichi formaggi d’Italia – con competenza e con coscienza: perciò aveva voluto diventare sommelier Ais e assaggiatore di formaggi Onaf Si era lamentato prima dell’estate del fatto che gli stessero costruendo una strada proprio sotto l’agriturismo: “Non hanno capito che non ci servono i bus coi turisti ma per noi sono importanti quelli che si arrampicano fin quassù per cercarci” – diceva. Era orgoglioso della sua terra, delle sue viti di casavecchia, delle sue pecore, dell’orticello curato dalla mamma, del fatto che gli ospiti de La Campestre impazzissero per quelle verdure croccanti e spettacolari. E quando ti porgeva una piccola anfora con il suo formaggio gli luccicavano gli occhi per la soddisfazione, per la gioia di regalare qualcosa di prezioso e raro.
A vent’anni era diventato uno dei simboli dell’eccellenza di Terra di Lavoro, perciò “Il Mangiastorie” gli aveva dato nel suo video su Caserta un ruolo di protagonista nella rinascita del territorio. Lo meritava tutto.
Ciao Fabio, mi sembra impossibile che non ci sia più e non ci voglio credere.

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