Home restaurant, una domenica in famiglia al Giardino Segreto di Angelo
Il Giardino Segreto, Villa Santa Croce
Via Villa Santa Croce 141, Piana di Monte Verna (CE)
Per acquisti, visita e degustazione:
Telefono: 388 939 2719
di Ornella Buzzone
A ottant’anni si può ancora avere voglia di accogliere persone nuove, cucinare per loro e condividere quello che si è imparato in una vita. Anna e Domenico lo fanno insieme al figlio Angelo, aprendo la propria casa per un pranzo che comincia molto prima dell’arrivo degli ospiti: nei campi, tra gli ortaggi, nelle preparazioni da seguire e nella pasta da tirare a mano.
È questa la storia che oggi mi interessa raccontare del Giardino Segreto, a Villa Santa Croce, nel comune di Piana di Monte Verna. Una famiglia che ha ampliato il proprio progetto agricolo attraverso l’home restaurant, facendo della tavola un’occasione per incontrarsi.
Per Angelo significa costruire qualcosa insieme ai genitori, dare continuità al loro lavoro e condividere con chi arriva una parte della propria vita.
La casa si riconosce già dal portone. Nell’androne che accompagna verso il giardino sono appesi i pomodori coltivati dalla famiglia: dalla raccolta estiva rimangono lì per l’inverno, secondo un’abitudine che appartiene alla cultura contadina di queste terre. Prima ancora di assaggiarli, ci si ritrova a guardarli. In quell’ingresso c’è già un’indicazione precisa della cucina che ci aspetta, legata alla disponibilità dei prodotti e alla capacità di conservarli. Il Giardino Segreto è un’azienda agricola conosciuta per il miele, le olive caiazzane, gli ortaggi, la frutta e le conserve. Angelo e i suoi genitori continuano a occuparsene insieme. L’home restaurant aggiunge a questo lavoro la possibilità di fermarsi, conoscere la famiglia e ritrovare a tavola ciò che rende personale il loro progetto. Si viene a pranzo la domenica, su prenotazione, oppure si concorda un incontro privato per un compleanno, una ricorrenza o una giornata da condividere con gli amici. La capienza è contenuta, circa venti persone e al massimo venticinque. Una misura che permette di mantenere il carattere domestico dell’accoglienza e un rapporto diretto con gli ospiti. Il contesto è bucolico, con il giardino e la campagna che invitano a concedersi qualche ora senza impegni. Ma il motivo per cui questo posto rimane nella memoria ha soprattutto a che fare con Anna, Domenico e Angelo. Sono loro a riceverti, a preparare il pranzo, a farti sentire a tuo agio in uno spazio che ogni giorno abitano. A colpirmi è il ruolo dei genitori, entrambi ottantenni e ancora partecipi del progetto. Il loro contributo si ritrova nella terra coltivata, nel cibo preparato, nell’attenzione agli ospiti. L’esperienza accumulata negli anni continua a essere utile, condivisa, apprezzata da chi si siede a tavola. E il pranzo diventa anche un modo per conoscere quella competenza domestica che spesso diamo per scontata, finché un piatto non ce ne ricorda il valore. Si comincia con i taralli al finocchietto della mamma di Angelo e un bicchiere di vino. È un benvenuto semplice, che mette subito nella disposizione giusta: assaggiare, conversare, lasciarsi accompagnare da ciò che arriva dalla cucina.
Seguono le olive caiazzane, proposte al naturale e condite. Buonissime, meritano attenzione anche in un territorio in cui siamo abituati a trovarle spesso a tavola. Qui sono parte del lavoro della famiglia e introducono con coerenza il resto del pranzo. Arrivano il salame e i formaggi del territorio, poi la frittata di cipolle di Anna. Mi piace che trovi spazio tra gli antipasti: è una preparazione quotidiana, alla quale basta essere fatta bene per farsi ricordare. La cucina del Giardino Segreto si esprime anche attraverso questa sicurezza, affidandosi a ricette familiari che conservano tutto il loro piacere.
La montanara porta a tavola la golosità della pizza fritta, con un sugo di pomodoro fatto in casa davvero buono. Gli assaggi si susseguono e raccontano un pranzo generoso, da affrontare con il tempo che merita. Il momento che ho preferito arriva con gli ziti alla genovese.
Non ne mangiavo una così da tantissimo tempo. È il commento più immediato e sincero che posso fare a un piatto capace di darmi una soddisfazione piena. La genovese, per chi è cresciuto in Campania, difficilmente è soltanto una ricetta: ciascuno conserva il proprio riferimento, spesso legato alla cucina di una persona cara. Proprio per questo non è facile trovarne una che convinca fino in fondo. Quella mangiata qui mi è rimasta impressa ed è, da sola, un ottimo motivo per tornare.
Ci sono poi le lagane e ceci, con la pasta tirata a mano da Anna. In un pranzo come questo, sapere chi ha preparato la sfoglia conta. Consente di dare un volto al lavoro che c’è nel piatto e di apprezzare una manualità che continua a essere esercitata ogni giorno. La semplicità degli ingredienti lascia spazio alla preparazione, al gesto, all’esperienza.
Il finale è una crostata con la confettura delle albicocche del giardino. La frutta coltivata e conservata torna così nell’ultima portata, chiudendo il pranzo con un dolce casalingo. Poi il caffè e l’ammazzacaffè, prima di salutarsi. Al Giardino Segreto l’home restaurant trova il proprio senso nella partecipazione della famiglia.
La casa, i prodotti agricoli e la cucina sono legati dal lavoro delle stesse persone, che hanno scelto di condividere tutto questo con gli ospiti. Anna e Domenico continuano a mettere a disposizione ciò che sanno fare; Angelo costruisce con loro nuove occasioni perché quel sapere venga conosciuto e apprezzato. Sedersi alla loro tavola significa partecipare, per qualche ora, a questo progetto. E andare via con il ricordo di un buon pranzo e con tre persone in più da essere felici di ritrovare.
Prezzo medio 35/40 euro vino incluso
Scheda del 9 luglio 2025
Il Giardino Segreto: il cuore contadino della famiglia Mastroianni a Villa Santa Croce
di Antonella Amodio
Villa Santa Croce, nel cuore dei monti Caiatini, nella piccola frazione rurale abitata da meno di 200 anime, tra Caiazzo e Piana di Monte Verna, in provincia di Caserta, è oggi simbolo di tutela della biodiversità e sinonimo di resilienza. Percorrendo la strada che porta al borgo non passano inosservate le zone dedicate alle allodole, terrapieni per gli scarabei, giardini di arbusti e piante aromatiche e specie mediterranee, cassette di nidificazione per api, gufi e uccelli canori. Un patrimonio genetico fondamentale per l’agricoltura, che fuori da questo contesto è sempre più minacciato. Ne avevamo già raccontato, parlando della storia della Sbecciatrice e del lavoro di “agri-cultura” portato avanti dai fratelli Barbiero, custodi di una tradizione agricola ereditata dai nonni. Proprio il muro di confine con La Sbecciatrice delimita i terreni dell’azienda agricola Il Giardino Segreto di Angelo Mastroianni, un altro presidio culturale, un altro custode silenzioso della cultura contadina.
Un antico portone in legno apre una dimensione sospesa nel tempo, dove semi antichi di varietà dimenticate, chiavi appese, vecchie pentole, ceste di vimini e attrezzi agricoli raccontano storie di stagioni e di una memoria contadina che resiste.
La famiglia Mastroianni è in questa terra da generazioni. Angelo è cresciuto tra i campi e gli animali, dove il tempo si misura in raccolti, in mungiture, imparando da suo padre e prima ancora dai nonni i valori della cultura contadina: il rispetto per la terra, il lavoro manuale, l’autoproduzione per la famiglia e per la comunità. I suoi genitori, Anna e Domenico, sono sposati da 58 anni, un’unione nata in un tempo in cui i matrimoni si facevano con la benedizione della famiglia e una stretta di mano. Ma il loro è un legame vissuto ogni giorno tra i campi e le stalle, con l’armento da gestire. Per decenni si sono dedicati alla pastorizia, una vita dura, fatta di sveglie all’alba e di legame con il gregge, che nel tempo aveva superato i cento capi, guadagnandosi il soprannome dialettale di “’a morra e cient’e’ppass”.
Oggi Angelo, con una laurea in Scienze Geologiche alle spalle, ha scelto di tornare alla sua terra. Gestisce l’azienda agricola assieme ai genitori e alla moglie Giovanna, che lo affianca nella produzione e nella comunicazione. L’orto è il cuore principale di tutta l’azienda agricola dove si coltivano varietà locali e stagionali: pomodoro giallo noto anche come “Verneteca” o “Vernino”, una varietà invernale tipica della Valle Telesina, Presidio Slow Food, che si distingue per la buccia gialla resistente e la polpa arancione e la capacità di essere conservato appeso in grappoli (penneci) fino a primavera; poi melanzane, peperoni, zucche, patate, fave, aglio, cipolle, fagiolini, insieme a legumi autoctoni come il fagiolo lenzariello, coltivato dalla famiglia da oltre 70 anni in piccoli appezzamenti chiamati “lenze”, e il fagiolo di Annie, un’altra varietà bianca, antica e locale.
Entrambi sono simboli di un’agricoltura resiliente. Poi ci sono gli ulivi, con le olive varietà caiazzana, presidio Slow Food, e l’apicoltura, fiore all’occhiello della famiglia Mastroianni. È stato Angelo nel 2010 ad introdurla; un’attività che ha portato grandi soddisfazioni con premi da tutti Italia e l’inserimento tra i “Grandi Mieli d’Italia”, a conferma della sua eccellenza. La maggior parte è acacia, millefiori, melata e occasionalmente castagno. Un lavoro quotidiano e un rapporto con le api e con gli alveari che solo la passione e lo studio possono consentire di ottenere il miele di altissima qualità e fare sì che le api e le piante plasmano la diversità biologica del luogo e l’intero ecosistema terrestre.
Angelo organizza passeggiate tra i campi, nell’orto, tra gli ulivi e tra i fagioli lenzariello, con tappa finale nel giardino di casa, con la degustazione dei loro prodotti, compreso il miele, le confetture e
piatti semplici e tradizionali preparati dalla mamma e accompagnati dal pane cafone del Panificio Buonomo.
Il Giardino Segreto celebra la lentezza, il ritorno alla terra, il valore delle piccole cose e varcare quel portone antico, è scoprire una famiglia, un racconto, un mondo di vita contadina vera, che fa parte di un pezzo d’Italia che resiste e non molla. Un luogo che accoglie e racconta e diventa una palestra per allenare il gusto e la memoria, con il cibo che è identità e storia di uomini e donne che zappano la terra e sono felici.





































