ARRIVA 50TopItaly! La guida che ridisegna la mappa della cucina tricolore in Italia e nel resto del mondo per tutte le tasche e non solo per i gastrofighetti

4/12/2018 1.4 MILA

di redazione

Un progetto firmato lsdm, on line e completamente gratuito.

Sull’onda lunga dell’enorme successo avuto da 50TopPizza, nasce una nuova guida, on-line e completamente gratuita, con innovativi metodi di giudizio e capace di ridisegnare la mappa della ristorazione italiana dentro e fuori dai confini nazionali.
Sarà questo 50TopItaly, il progetto firmato LSDM, storico congresso di cucina d’autore in scena dal 2008 a Paestum, e diretto dai suoi ideatori, Barbara Guerra e Albert Sapere, insieme al giornalista Luciano Pignataro.

Un’unica guida, due campi da gioco: l’Italia e l’estero. Ad essere giudicate saranno infatti, in primis, le attività ristorative italiane, suddivise per 5 fasce di prezzo:
entro i 25 euro
entro i 45 euro
entro gli 80 euro
entro i 120 euro
oltre i 120 euro.
Ad ogni fascia corrisponderà una speciale classifica con i migliori 100 locali; a seguire altre 1.500 attività rientreranno nelle categorie ‘segnalate’, ‘da non perdere’, ‘eccellenti’, per un totale di ben 2.000 indirizzi da Nord a Sud della Penisola.

Ma la grande novità è certamente ciò che riguarda il resto del mondo – composto da 27 diverse aree geografiche – per il quale saranno segnalati solo i migliori 50 ristoranti che per cucina, stile e veridicità dei prodotti, sono capaci di offrire quotidianamente uno spaccato della cultura gastronomica italiana.

A dare i voti in Italia saranno 130 ispettori che valuteranno le tavole del Bel Paese rispettando i diktat dell’anonimato e dell’autonomia e, ovviamente, pagando il conto.
Con i medesimi principi si muoveranno i 350 giudici competenti fuori dai confini nazionali, sotto l’attento coordinamento del giornalista Guido Barendson.
Rivoluzionario il metodo di giudizio, che darà grande rilievo al servizio e all’accoglienza, elementi fondamentali di una ristorazione attenta alla propria clientela. Se il voto dato alla cucina ‘peserà’ per il 50% del totale, quello relativo alla sala rappresenterà dunque ben il 40%, mentre il restante 10% prenderà in esame la carta dei vini e delle birre.
Il decalogo del cuoco italiano moderno, presentato all’ultima edizione di LSDM e ispirato ai dettami della Dieta Mediterranea, sarà alla base del giudizio degli ispettori con riguardo alla parte gastronomica, mentre l’offerta beverage sarà tanto più valutata positivamente quanto più ricca, originale e con forti legami territoriali.

“Proveremo a fornire uno strumento utile al lettore – sottolineano Guerra, Sapere e Pignataro – completamente gratuito, sempre a portata di mano, in italiano e anche in inglese, con dei criteri innovativi, per raccontare lo straordinario movimento della cucina italiana.
Come per 50TopPizza, le visite saranno basate su anonimato ed esperienza collettiva, per non affidare a un singolo il giudizio.
In sostanza 50TopItaly non sarà una guida qualunque, ma un progetto innovativo pensato per le esigenze di chi legge e frequenta i ristoranti”.

 

10 commenti

    Marco contursi

    (4 dicembre 2018 - 13:02)

    È profondamente sbagliata l idea della classifica che crea inutili competizioni e discutibili giudizi sui punteggi.Sarebbe molto meglio una guida inclusiva secondo chiari parametri senza necessariamente arrivare a una sfilza numerica di Top.Sta mania di fare classifiche ovunque….di incoronare questo o quel re,facendo poi uscire un contentino per quasi tutti (miglior sala,miglior carta dei vini,miglior social,miglior bagno……).

      Luciano Pignataro

      (5 dicembre 2018 - 07:52)

      Caro Marco, le classifiche non le abbiamo inventate noi, ma il mondo anglosassone. Si fanno su tutto e su tutti da parte di tutti. Basta fare un giro per le principali testate internazionali per rendersene conto. Le classifiche non sono il diavolo, come non lo sono le chiocciole, ma un modo moderno di comunicare. Certo, nel mondo dell’automobile c’è chi preferisce andare in carrozza, ma ti renderai conto che è un vezzo. E oltretutto i cavalli sporcano le strade:-)
      Una discussione sulla loro legittimità esiste solo in Italia e sai perché? Perchè il piccolo mondo della gastronomia è ormai ridotto ad una pattuglia di scribi, diciamo in qualche caso mandarini, che parlano a se stessi e al piccolo circo di gastrofighetti. Noi abbiamo l’ambizione di parlare del cibo che la gente mangia, partendo dal primo semplice ragionamento che ognuno di noi, tu per primo, fa quando va al ritorante. Quanto si spende? E non è detto che dove si spendono 25 euro ci sia meno valore gastronomico di dove se ne spendono oltre 120 come nelle moto la 125 vale la 250 e la 500 o nel pugilato i pesi piuma quanto i pesi massimi. La guida che dici tu già c’è, è Osterie di Slow Food o, nel vino Slow Wine. Ma noi vogliamo competere sulla grande comunicazione di massa e non abbiamo nessuna intenzione di lasciare questo campo ad altri, tipo TripAdvisor. Ci riusciremo? Non ci riusciremo? Chi sa. Noi però siamo partiti nel lungo viaggio verso Orione, anche se ci piacciono le foto delle vecchie carrozze :-)

    Carmine

    (4 dicembre 2018 - 13:25)

    E niente, mi piace:è 4.0, da giudizi fuori dallo standard “ufficiale”, ha chiaro i criteri, che poi secondo l’angolazione da cui si guarda, possono essere condivisibili o meno, sottrae il giudizio ad una platea di critici un po, come dire,agèe, è ampiamente democratica,è “gratis”….a quando il debutto?

      marco contursi

      (5 dicembre 2018 - 09:07)

      “Caro Marco, le classifiche non le abbiamo inventate noi, ma il mondo anglosassone. Si fanno su tutto e su tutti da parte di tutti”……APPUNTO!!! NOI SIAMO IN ITALIA. E al lettore non interessa sapere se il Ristorante X è meglio del ristorante Y di 2 punti, ma se si mangia bene e cosa si mangia da X e Y. La vera rivoluzione è fare una guida sponsor (del food) free. Ma si trovano altri sponsor disposti a finanziarla?

    Paolo Mazzola

    (5 dicembre 2018 - 08:44)

    Leggendo tante recensioni di locali tradizionali che non trovano posto nelle guide , che il blog recentemente sta facendo, vedi le guide sul Cilento su Amalfi..su tutta la Campania..qualcosa anche nel Lazio, avevo immaginato ad un modo diverso di vedere la ristorazione, originale ed interessante che rompe un pò il”solito” giro. Mi piace e condivido il forte legame con la tradizione, le materie prime ed anche il respiro internazionale che avrà questa nuova avventura.

    luca

    (5 dicembre 2018 - 09:59)

    Il WEB è stapieno di 1 CLASSIFICHE e di
    2 RECENSIONI.

    Quello che manca in Italia è una seria, onesta, credibile CRITICA ENOGASTRONOMICA.

    E non confondiamo le migliaia di classifiche e recensioni che si possono leggere online con quello che “dovrebbe” fare l’ATTIVITÀ di CRITICA…al servizio del CONSUMATORE e del CLIENTE.

    Sono due autostrade diverse e parallele.
    La prima è intasata di classifiche e di recensioni a favore di ristoratori e produttori.
    La seconda è un’autostrada quasi deserta dove ogni tanto s’incontra qualcuno…capace di restituirti un po’ di fiducia.

    E pensi:
    quanto dureranno su questa AUTOSTRADA deserta dell’INDIPENDENZA? E passeranno sull’altra dove prevale la LOGICA del MARKETING? Che mette al primo posto ristoratori e produttori?

    Marco Galetti

    (5 dicembre 2018 - 10:20)

    Cari amici campani, è inevitabile e forse giusto, nei limiti, che in tutti i campi ci sia competizione e meritocrazia, sui banchi al mercato quale pomodoro scegliete? Il migliore.
    E quale pomodoro segnalerete al vostro amico milanese? Il migliore.
    Anche questa a suo modo è una classifica, così come lo è, a suo modo, anche una segnalazione dei locali della tal regione che il fufblogger di turno preferisce, ma è anche “parlare di cibo alla gente che mangia” , buona cosa e segnalazione di cose buone.
    Per tutti, dall’amico confidente che ci segnala una trattoria che merita alle guide che ci segnalano migliaia di locali, la credibilità è requisito essenziale.
    Reputo positivo il fatto che “ad ogni fascia corrisponderà una speciale classifica” , un amico chef, che proprio qui scrisse una lettera aperta, lamentò la difficoltà di competere e quindi sopravvivere dovendo giocare lo stesso campionato dei “colossi”.
    Il mondo corre e ha bisogno nell’immediato di risposte immediate, facilmente consultabili e possibilmente gratis, l’ELLEPI, è diventato CD, MP3, ITUNES e non si ferma, cerco di rimanere al passo anch’io anche se caro Marco, visto che il mi’ bisnonno portò sulla su’ carrozza Garibaldi a curare le ferite d’Aspromonte ai Bagni di Rapolano Terme (immagino i cavalli al passo dolce delle crete senesi) puoi immaginare quanto il mio passo sia vicino al tuo…

      Luciano Pignataro

      (5 dicembre 2018 - 12:38)

      Siamo in italia dove cosa e buono cosa è cattivo ce lo dicono soprattutto Michelin, 50Bestrestaurant e TripAdvisor. Noi abbiamo la presunzione di voler riportare in Italia la capacità della critica. L’alternativa? Stare fermi. Ma noi non piace proprio stare fermi. Con 50TopPizza ci siamo riusciti e ne siamo proprio orgogliosi anche se i nostri nemici paradossalmente, ma come sempre, sono quei meridionali che fanno i camerieri o autisti e che preferiscono essere colonizzati in cambio di piccoli e miserevoli vantaggi personali.La storia del Sud e la storia dell’Italia. Noi non ci stiamo.

    Nicola

    (5 dicembre 2018 - 21:36)

    io penso che il critico debba essere giustamente critico se sa con certezza di cosa sta parlando, soprattutto se non avverte il ristoratore e vive un esperienza anonima, pagando un conto e non recensendo amici, di amici, di amici. Di critici nuovi purtroppo non ce ne sono, sono sempre gli stessi che analizzano e criticano senza nemmeno chiederlo il conto, ma arrogandosi il diritto di non pagare. quest è la fotografia dell’italia di oggi! enocritici che non distinguono un lambrusco da da un pinot nero, o peggio ancora astemi, gastrocritici che non hanno mai fatto una trattoria o un tre stelle! insomma per criticare, o meglio giudicare qualcosa o qualcuno bisognerebbe conoscere bene quello che si fa. Io nella vita faccio altro e non sarei in grado di scrivere o di giudicare cucina o accoglienza, ma quanti di questi sapienti giudici ha mai passato una giornata al ristorante? da staff! e non da “Ospite” per capire quello che succede, la passione, l’impegno e i sacrifici di tanti ragazzi!
    aspettiamo questa indispensabile ed inutile altra guida…

    luca

    (6 dicembre 2018 - 09:38)

    @ Nicola
    Io penso che le competenze ci siano.
    Quello che è carente in Italia, secondo me, è
    1 l’indipendenza
    2 lo spirito critico
    3 il coraggio
    Un critico non lo fa soltanto un buon palato. Non basta.
    Non basta pagare il conto.
    Non basta l’anonimato.
    Queste sono condizioni preliminari
    importanti, ma non sufficienti.

    Occorre essere INDIPENDENTI,
    LIBERI, ONESTI INTELLETTUALMENTE e un po’ CORAGGIOSI, nel senso di dire la verità quando un piatto presenta dei difetti.
    Il coraggio lo escono fuori, invece, contro McDonald, il Tavernello ecc…
    _
    Una particolare e forte carenza della critica gastronomica italiana è quella relativa alla cucina degli stellati. In due sensi.
    1 Atteggiamento di assoluta devozione nei confronti di questi chef:
    ma la vera critica non è questo.
    2 Incapacità di comprendere la distinzione tra esibizionismo tecnico nato per stupire i clienti e la vera creatività e innovazione.
    Qualcuno/a c’è che sappia la differenza ma poi manca quel coraggio di segnalarla ai lettori e prevale invece il punto 1, che facilmente si può constatare nello stile celebrativo e apologetico delle recensiosi di questa tipologia di ristoranti.

    Il MERITO si premia—veramente—se c’è una Critica Gastronomica Indipendente.
    (Oltre che paga gli scontrini, anonima e con un buon palato)

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