Addio a Leonardo Mustilli, il papà della Falanghina

24/10/2017 11.6 MILA
Leonardo Mustilli

di Luciano Pignataro

Leonardo Mustili è morto nella notte a 88 anni. Come tutte le persone che hanno costruito tanto, negli ultimi anni preferiva stare un po’ per conto suo.
Già, perché chi conosce un po’ di vino sa che Leonardo è il papà della Falanghina. Non l’unico papà, intendiamoci, perche nella seconda metà degli anni ’70 un pugno di pionieri appassionati tra cui ricordiamo Tonino Aversano, fondatore della sommellerie campana, Gennaro Martusciello, Santolo Bonaiuto, un giovanissimo Angelo Pizzi, si misero alla ricerca di questo leggendario vitigno capace di arrivare ad una produzione di 400 quintali per ettaro, come il trebbiano. Era più che altro utilizzato per la distilleria proprio per questo motivo.
Leonardo Mustilli, ingegnere, appartenente ad una nobile famiglia che si era trasferita dalla Costiera Amalfitana a Sant’Agata dei Goti in provincia di Benevento, fu però il primo ad imbottigliarla in purezza. Era la Falanghina 1979 che noi abbiamo provato in una verticale organizzata in azienda nel 2015.

Falanghina 1979 Mustilli

Supportato prima dalla moglie Marilù, poi dalle figlie Paola e Annachiara e infine dai generi, Leonardo ha trascorso gran parte della sua vita a Sant’Agata dei Goti creando un modello che poi tutti hanno seguito. Quello di puntare sui vini da monovitigno.
Infine Leonardo Mustilli è stato, insieme a Tonino Ciabrelli, Nicola Venditti, Corrado D’Ambra, il pioniere dell’enoturismo del vino sin dal primo anno di Cantine Aperte, nel 1992. Un palazzo, Palazzo Rainone, è stato interamente dedicato all’accoglienza, la stessa casa-cantina è un luogo bellissimo da visitare.
Un grande pioniere, dunque che ha dato tanto alla famiglia e al vino campano.
I miei ricordi con lui sono tantissimi perché in questi anni ho avuto la fortuna di scrivere di vino sul maggiore quotidiano del Sud quando ancora nessuno se ne occupava o ci pensava.
L’ultima volta ci siamo visti in tarda primavera prima di una bella cena con tutta la famiglia a cui lui non partecipò. Ci davamo del voi e io gli chiesi cosa stesse facendo e lui, con l’autoironia che lo ha sempre caratterizzato: “niente, mi sto spegnendo”.
Lui adesso è spento, ma ha illuminato tutto il mondo del vino campano.

6 commenti

    Enrico Malgi

    (24 ottobre 2017 - 15:18)

    Con Leonardo Mustilli se ne va un pezzo importante di tutta la vitienologia campana e meridionale. Un grande precursore che ha insegnato l’arte dell’accoglienza e del buon vivere. Personaggi così preziosi ne sono rimasti pochi purtroppo. Mi ricordo la sua affabilità, la gentilezza e la signorilità che lo contraddistinguevano sempre. Un vero gentleman. Mi associo al dolore di tutti coloro che lo hanno conosciuto e formulo condoglianze alle due splendide figlie.

    Francesco Mondelli

    (24 ottobre 2017 - 15:58)

    Il giorno dopo il suo ultimo tre bicchieri.Oggi in paradiso si alzeranno calici di vini campani.PS.Ho sempre nella memoria (studente a Napoli )la sua pubblicità che campeggiava al Vomero all’arrivo della funicolare e quindi per me,assieme a Mastroberardino,i primi assaggi in gioventù .FM.

    Francesco Bile

    (26 ottobre 2017 - 13:42)

    Leonardo Mustilli era gran bella persona ed un vero gentiluomo .
    E vero : devono tanto a lui, alle sue capacità ed alla sua intraprendenza la viti enologia campana e ‘intera comunità di sant’Agata dei Goti. Il piccolo centro caudino è diventato un noto ed attrattivo centro turistico anche grazie a lui al suo pensiero innovativo mai banale ed al suo gusto.
    Deve tanto a lui sopratutto chi l’ha conosciuto e frequentato e chi ha potuto arricchirsi della sua umanità e della sua disarmante semplicità e del suo umorismo.
    Ciao Leonardo (non ti ho mai chiamato per nome) non ti dimenticheremo

    Daniela Picone Zaparelli

    (27 ottobre 2017 - 23:12)

    Quando ho saputo che Leonardo non c’era più, mi sono passate davanti agli occhi le immagini di una vita.
    Leonardo e Marili’ accompagnata da nonna Maria, che da fidanzati venivano a Sant’Agata il sabato e la domenica( allora non si diceva week end) e facevano razzie dei nostri Topolino, Mandrake e Nembo Kid.
    Io, ragazzina, che imbocco Paola o Annachiara mentre Modugno canta da un vecchio disco “miezz’a Na strada ‘nfosa”.
    Leonardo con la zappa sulle spalle che di domenica attraversa le vie del paese. Era gli inizi degli anni’ 70. A chi gli domandava spiegazioni di un comportamento inadeguato per un professionista e ai limiti dello scandaloso, rispondeva, con l’aria candida di un bambino, che tornava dalla campagna.
    Anche cosi sapeva sdoganare e dare dignità all’agricoltura.
    La casa sempre accogliente a tutte le ore. Noi ragazzi ci passavamo spesso le serate. Filomena in cucina borbotta a perché non si sapeva mai quante persone si sarebbero sedute a tavola.
    Le partite a scacchi con Leonardo. Lui sorseggiava vino bianco. I primi esperimenti. Mi spiegava che il vino fatto dal contadino è sì genuino, ma non per questo è necessariamente buono. Io ero astemia e per di più perdevo ogni partita. Allora cercava di insegnarmi mosse vincenti e di convincermi a bere un calice, di provare. « Ma io non ne capisco nulla» mi giustificavo. E lui una sera mi disse:« Non devi capire, il vino ti deve piacere. Bevi quello che ti piace». Una volta arrivò a teorizzare che una ragazza ” doveva” imparare a bere il vino:« e se un malintenzionato ti fa bere e ti gira la testa? » e se ne uscì con uno dei suoi sorrisi nei quali gli occhi diventavano piccoli e aguzzi e tutto il viso si arricciava. Per farlo contento una sera accettai un po’ di vino e non solo non mi girò la testa ma vinsi pure la partita.
    Naturalmente mi fece vincere.
    Leonardo e Marili’ sono sempre stati per me un modello di coppia ” ben assortita”, come si diceva.
    Quando chiesi loro di fare da testimoni alle mie nozze, Marili’ vulcanica come sempre, mi subisso’ di domande, programmi, progetti.
    Leonardo sottovoce mi chiese:« Ci hai pensato bene? Allora pensa ad essere felice. »
    Ciao Leonardo. Che la terra ti sia lieve.

      Luciano Pignataro

      (28 ottobre 2017 - 08:13)

      Grazie di questo bellissimo ricordo

    Donato Razzano

    (17 novembre 2017 - 21:19)

    Sono da molto tempo lontano dalla mia Sant’Agata e non ho avuto la possibilità di salutare per l’ultima volta “l’ingegnere” come lo chiamava il mio adorato papà che ha lavorato con lui per più di vent’anni. Una persona squisita e una personalità che eleva e dà spessore ad una comunità. Un saluto ai familiari

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