Aglianico del Vulture 2005 doc Collection Martino, il meglio possibile su un grande pranzo domenicale

12/10/2020 714
Aglianico del Vulture 2005 Martino
Aglianico del Vulture 2005 Martino

Iniziamo la settimana con i sapori dello splendido pranzo domenicale d’altri tempi: pasta al forno, coscio d’agnello, trippa e patate, salsicce alla brace e babà. Quando le cose prendono questa piega non c’è altro pensiero che per l’Aglianico del Vulture, quello che riposa silente e senza esporsi da tempo. L’Aglianico del Vulture sa aspettare e noi sappiamo aspettare l’Aglianico del Vulture: alla fine il segreto, molto semplice, è tutto lì.
Im gruppo di cari amici a tavola, cosa di meglio di una magnum del 2005 che mi regalò Armando Martino, il papà di Carolin, durante una delle mie frequenti visite in azienda in quello splendido territorio.
Eccolo allora, l’Aglianico tradizionale esprimersi alla perfezione, l’abbinamento perfetto suun caciocavallo di Piaggine venduto all’organic market di Vallo della Lucania da un piccolo produttore, e poi sul coscio d’agnello. Otto persone e la bottiglia finisce al primo giro.

Aglianico del Vulture 2005

Qui, su questi cibi rurali, l’Aglianico esprime il meglio di se grazie alle sue caratteristche che lo rendono difficile al primo approccio: tannini ficcanti e acidità irrefrenabile. In questo caso il tempo, quindici anni, ci presentano un rosso pieno di verve, senza alcun cenno di stanchezza neanche dal coloro, rosso rubino vivo. Il tempo però ha levigato le asperità in modo naturale e ha reso tutto in modo più equilibrato, sicché i tannini non sono astringenti ma piacevolmente ficcanti, l’acidità non è scissa, il frutto, ciliegia, perfettamente ai toni del legno grande utilizzato per elevarlo e il corredo perfetto di note balsamiche, spezie, nota amara finale decisiva nel pulire il palato e rinnovare la sete di aglianico.
Più passa il nostro tempo e più abbiamo la convinzione che l’Aglianico da solo deve iniziare a giocare la sua partita dopo i dieci anni. C’è poco da fare, può non piacere agli scienziati pazzi che ce lo presentano fresco (un ossimoro) o lo portano avanti con piccoli trucchi e tagli. Per carità, dove c’è gusto non c’è perdenza, ma la purezza assoluta di questo vitigno socntroso e austero si può godere solo quando il tempo, e non altri, ha scolto il suo lavoro.
E oggi il lunedì è più facile con i ricordi di ieri.

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