Ambruco 2013 Pallagrello Nero Terre del Volturno igt Terre del Principe: la decrescita felice

30/7/2017 989
Ambruco 2013
Ambruco 2013

Una delle cose belle delle pizzerie negli ultimi anni è poter trovare tanti bei vini, un accompagnamento che noi preferiamo sempre, sul cibo. Casco dentro il bel locale di Sasà Martucci a Caserta e scelgo l’Ambruco 2013, un vino ancora molto giovane, ottenuto dal Pallagrello Nero. La storia di questo vitigno non è lunga e vede protagonisti proprio i proprietari dell’azienda Terre del Principe, Manuela Piancastelli, nostra ex collega del Mattino e l’avvocato Peppe Mancini. Furono loro a puntare su questo vitigno autoctono dell’Alto Casertano insieme al bianco e al Casavecchia.
Una storia che gli appassionati conoscono benissimo. Ancora non bene conosciuta è la scelta che hanno fatto un anno fa: invece di inseguire i numeri hanno ridotto la gamma dei vini togliendo i due base di bianco e di rosso e mantenendo i top: Ambruco, appunto, Centomoggia da uve Casavecchia e Le Serole da pallagrello bianco, nostra passione berlo molto vecchio. Tolta l’ansia di fare numeri, trasferita la sede nel centro di Castelcampagnano dove hanno una bellissima cantina scavata nel tufo, Peppe e Manuela si stanno concentrando sulla qualità. Voi potrete dire, va bene, una scelta di vita interessante e intelligente, ma cosa c’entra con il vino. Eccome se c’entra: la geografia delle piccole cantine dimostra in modo inequivocabile che hanno successo e creano il marchi solo quelle che puntano sulla specializzazione, senza avere la pretesa di imitare le grandi. Ed è questo che hanno fatto Manuela e Peppe partendo da una azienda che già era specializzata perché non produce aglianico o falanghina. Una bella mossa insomma, che si di indirizzo a tanti piccoli: si vince specializzandosi. Nella vita come nel vino.

Sede a Castel Campagnano, piazza Municipio, 4 www.terredelprincipe.com Tel. 0823 867126. Ettari: otto. Bottiglie prodotte: 16.000. Vitigni: pallagrello bianco, nero e casavecchia.

Un commento

    Almerico C

    (6 agosto 2017 - 16:58)

    Ottimi prodotti certo ma la ricostruzione storica merita una maggiore accuratezza. L’intervento della Piancastelli nel recupero dei vitigni casertani va collocato in una fase sicuramente successiva alla loro riscoperta ed ai primi grandi riconoscimenti (fine anni ’90). Ben prima dell’arrivo della giornalista partenopea (inizio anni 2000) ed insieme a Peppe Mancini gli sforzi furono quelli del socio di Mancini in Vestini Campagnano, Alberto Barletta (attuale proprietario) e degli Alois con Pontepellegrino.

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