Anteprima Benvenuto Brunello: i migliori Brunello di Montalcino dell’annata 2018


di Raffaele Mosca

Per una denominazione conosciuta da due consumatori di vino su tre, che cresce del +21,5% in valore e del +6% in volume nell’annata dei grandi sconvolgimenti, il giudizio della critica sull’annata è solo un “qualcosa in più” che può foraggiare la crescita se positivo.

Nemmeno la guerra o l’inflazione possono scalfire l’ascesa inarrestabile del Brunello di Montalcino, che oramai sta al vino italiano come la pizza napoletana alla gastronomia. Il secondo posto del Brunello di Montalcino Riserva 2016 di Fattoria dei Barbi nella Top 10 di Wine Spectator, comunicato proprio alla vigilia dell’anteprima, è solo l’ennesima riprova del successo commerciale quasi ineguagliabile di questa enclave-gioiello del panorama vitivinicolo Italiano: appena 2.100 ettari che generano un giro d’affari che sfiora i 250 milioni di euro.

Detto questo, l’edizione appena passata di Benvenuto Brunello non è stata tutta rosa e fiori. Che la 2018 a Montalcino sarebbe stata più divisiva della 2017 non l’avrebbe mai immaginato nessuno. Dopo l’exploit qualitativo della 2016 e il miracolo del millesimo torrido gestito alla grande, ci si aspettava un ritorno all’ annata “normodata” e, invece, ci siamo ritrovati di fronte ad un panorama abbastanza controverso.

Il dato che emerge forte e chiaro è che la stessa pioggia che nel 2022 è mancata totalmente, nel 2018 ha dato più di qualche grattacapo ai produttori. In molti ricorderanno che quell’anno, da Marzo a Giugno, il Centro Italia si è trasformato in una piccola Inghilterra, con umidità molto alta, temperature sotto la media, piogge più o meno consistenti all’ordine del giorno. Una condizione climatica atipica per il decennio in cui il riscaldamento climatico ha accelerato il suo passo, che ha avuto come effetto una partenza di stagione burrascosa, soprattutto per quei produttori che, gestendo le vigne in regime biologico, hanno potuto arginare solo in parte gli attacchi parassitari.

Poteva essere una seconda 2014, ma il caldo dei mesi di Luglio e Agosto ha compensato il freddo e l’umido dei mesi precedenti. La stagione è proseguita  all’insegna del bel tempo fino alla fine di settembre, quando nuove piogge hanno creato uno spartiacque tra chi ha vendemmiato in anticipo – con il rischio di portare a casa uve un po’ verdi – e chi, invece, ha aspettato fino alla prima metà di ottobre, finendo per raccogliere grappoli molto (se non troppo) maturi.

Benvenuto Brunello - Vigna

Benvenuto Brunello – Vigna

Com’è il Brunello di Montalcino 2018

Il risultato nel calice dà adito a pareri contrastanti: c’è chi elogia la 2018 per il suo carattere “atipico”, con vini snelli, molto fruttati, e, nei migliori casi, di fragranza aromatica quasi “nebbiolesca”, e chi, invece, intravede in certe leggerezze e morbidezze il rischio che molti vini non riescano a garantire i classici standard di longevità del Brunello di Montalcino.

Personalmente mi sento di spezzare una lancia a favore di un millesimo che potrebbe avere un appeal commerciale non indifferente: la freschezza e l’immediatezza aromatica offerte da molti vini, abbinata a acidità già composte e tannini più sottili della media, renderà le bottiglie facilissime da stappare e abbinare con il cibo dal momento stesso del rilascio. Per la ristorazione di fascia alta e medio-alta, vini con queste caratteristiche sono una vera e propria manna celeste.

Per collezionisti ed investitori, invece, la situazione sembra un po’ meno prospera. Morbidezza e delicatezza non pregiudicano a priori la capacità di evoluzione nel tempo, ma la sensazione è che di vini con materia e spalle abbastanza larghe per affrontare lunghi invecchiamenti ce ne siano meno che nelle annate precedenti. Mancano soprattutto novità su cui puntare: quasi tutte le referenze più complete e  promettenti sono state prodotte dalle solite aziende affermate che spuntano già all’origine prezzi impegnativi.

 

Alla fine la domanda più importante è: la 2018 a Montalcino è stata più o meno valida della 2017?

Ora come ora non mi esporrei e, con un po’ di spirito democristiano, direi semplicemente che è stata “diversa”, ma non migliore o peggiore. Sicuramente i produttori ilcinesi si sono rivelati più abili nel gestire calore e siccità in eccesso che pioggia e umidità, e questo fatto non è così stupefacente se si considera che l’incidenza di millesimi bollenti è aumentata a dismisura nell’ultimo ventennio. Generalmente parlando, chi ha vigne del quadrante sud-ovest della denominazione ha avuto vita più facile nella 2018 e ne è uscito mediamente bene. Nelle altre zone, invece, l’andamento  è stato più scostante di quello della della 2017.

La notizia migliore, in ogni caso, arriva da una visita alla storica azienda Fuligni che ho fatto a conclusione della degustazione, ed è che la 2018 è l’ultima annata altalenante prima di un triennio molto fortunato. Una 2019 assaggiata da botte ha evidenziato stoffa da millesimo classico e potenzialmente eccezionale per equilibrio e longevità;  qualunque commento su 2020 e 2021 è prematuro, ma anche qui le premesse sono ottime.

Ecco i migliori Brunello di Montalcino dell’annata 2018:

 

Agostina Pieri

Cominciamo con un’interpretazione quintessenziale dell’annata. La famiglia Pieri ha prodotto da vigne che guardano la Maremma, nel versante Sud della denominazione, un Brunello raffinato ed esuberante allo stesso tempo: balsamico e piccante di erbe aromatiche al naso e poi diretto, lineare, con frutto goloso – maturo ma senza eccessi – tannini docili e una chiusura rinfrescata da un cenno vegetale fine.

 

Matè

Proseguiamo con quest’ azienda familiare di soli 6,5 ettari, che ci regala una delle (poche) novità dell’anno. Siamo di fronte ad un vino di grande espressività, longilineo e croccante come l’annata impone, ma anche sfaccettato, selvatico in apertura e poi mentolato. Tannini fitti e ben estratti, finale lungo e aggraziato.

Benvenuto Brunello - Gorelli

Benvenuto Brunello – Gorelli

Gorelli

Esordio in grande spolvero per la nuova azienda di Giuseppe Gorelli. Da soli quattro ettari di terra vengono fuori poche bottiglie di un Brunello che smarca i canoni classici dell’annata e gioca su sensazione scure di cuoio e drupe immature. La bocca è all’insegna della freschezza e dell’irruenza giovanile, con tannino potente e acidità affilata che lasciano intuire un potenziale a lungo raggio ben al di sopra della media.

 

Terre Nere – Capriolo

Per la serie “giovani produttori che fanno scelte sagge”,  Francesca e Federico Vallone, titolari di Terre Nere, hanno pensato di “declassare” il loro cru Capriolo da Riserva ad Annata per evitare che il legno snaturasse la materia delicata offerta dall’annata. Mossa azzeccata: il Capriolo dispensa profumi integri e particolarmente vivaci di fragola, finocchietto, pepe bianco, e scorre con grande disinvoltura, gentile e allo stesso tempo saporito, tonico d’arancia rossa nel finale ben delineato.

 

Uccelliera

Una grande conferma da un’azienda che non sbaglia un colpo: mette insieme polpa e complessità terragna con la freschezza e la scorrevolezza del millesimo. Ha una silhouette più longilinea rispetto ai suoi pari delle annate precedenti, ma non meno vigore. Sarà godibile da subito, ma è tra quelli che potrebbero riservare sorprese anche a lunga gittata.

 

Mastrojanni – Vigna Loreto

Interpretazione felice di un Cru oramai storico che, in annate generose, può risultare a tratti sovrabbondante. La proprietà è della famiglia Illy e, anche per questo, si fa presto a dire che profuma di caffè. Gli aromi tostati – traccia del legno in via d’integrazione – fanno il paio con legno arso, frutti di rovo, erbe aromatiche, a delineare un profilo notevole per ampiezza ed equilibrio.

 

Lisini

Niente più e niente meno di un classico in declinazione particolarmente centrata, con profumo chiaro di ciliegia croccante,lavanda e pot-pourri, e un sorso coerente, carico di frutto e relativamente morbido, ma con energia tannica di fondo che calibra il tutto e lo rende apprezzabile all’indomani del rilascio in abbinamento alla Fiorentina.

 

Sesti

Nove ettari nella sottozona di Argiano, a sud-ovest del paese di Montalcino, danno vita a un Brunello dagli aromi “sexy” di acqua di rose, lavanda, liquirizia e fruttini rossi che anticipano una bocca estremamente saporita, all’insegna dell’equilibrio tra frutto, acidità, tannino di media presa e rimandi insistenti alla macchia mediterranea. Irresistibile.

 

Caprili

L’azienda è di quelle che producono vini aggraziati e raffinati anche in millesimi abbondanti. Nella 2018, questa cifra stilistica si rafforza, dando un vino sottile, sussurrato, ancora poco definito al naso, ma che svela una progressione estremamente fine fine in bocca, dove l’acidità dritta e rinfrescante conduce i giochi insieme a una verve minerale tra il salino e l’ematico.

Benvenuto Brunello - Le Chiuse

Benvenuto Brunello – Le Chiuse

Le Chiuse

E’ sempre tra i più classici ed austeri il vino di Simonetta Valiani, erede della storica dinastia Biondi-Santi. Non concede molto in questa fase, ma quel che lascia intuire è una profondità atipica per il millesimo da annata classica. Spezia scura e refoli balsamici incorniciano il frutto scuro e acidulo, che ingloba il tannino arrembante. Da comprare al momento dell’uscita e lasciare a riposare in cantina per qualche anno.

 

Fattoi

Il podere mezzadrile ilcinese par excellence: un’azienda “low profile” che è un punto di riferimento per gli appassionati. Sfodera una 2018 particolarmente espressiva,  tra sottobosco, giuggiole e una vena ematica/selvatica molto caratterizzante. E’ meno sottile della maggioranza dei vini dell’annata; anzi ha spessore, ampiezza, anche discreto calore. Finale chiaroscurato, in bilico tra accenti terrestri e ritorni floreali.

 

 San Polino – Helycrisium

Di nuovo a sud della denominazione: Helycrisium viene dalle vigne più alte della zona di Castelnuovo dell’Abate (circa 450 metri) ed evoca proprio la freschezza vegetale e di erbe aromatiche richiamata dal nome. Un Brunello decisamente suadente, dotato anche di una certa verve floreale, che non manca, però, del giusto nerbo dato da freschezza impeccabile e tannini ben estratti.

 

 Talenti – Piero

Un altro vino da singola vigna che si presenta in forma smagliante, sfoggiando profumi nitidi e accattivanti di melagrana, macchia mediterranea, fiori appassiti. Offre un bel compromesso tra potenza e scorrevolezza, con acidità integra, tannini fitti al punto giusto, ritorni balsamici che danno soavità al finale lungo e raffinato.

 

 Canalicchio di Sopra – La Casaccia

Negli anni scorsi avevo sottovaluto quest’etichetta da singola vigna della famiglia Ripaccioli, preferendo piuttosto il Brunello “base”. Questa versione mi fa ricredere completamente: ha un naso sobrio, pulito, ben giocato tra frutto scuro, spezie e soffi mentolati, e una gustativa che sprigiona tutta l’energia del fresco versante Nord-est della denominazione, ancora irruente e in fase embrionale, ma con le credenziali giuste per diventare un fuoriclasse.

 

Fuligni

Un assaggio di straforo: l’azienda non era presente alla kermesse, ma mi ha accolto nella cantina poco fuori il paese, nel versante est del comune. Al vino s’addice la definizione di “finto pronto”, ovvero morbido, disteso, succoso e goloso per elargizione incondizionata di aromi fruttati e floreali. Nasconde sotto questo assetto aromatico avvenenti tannini perfettamente estratti e l’acidità che serve per rimanere in piedi per anni. Speriamo di ritrovare la 2019 – assaggiata da botte e già formidabile– alla prossima edizione di Benvenuto Brunello!

 

Salicutti – Piaggione

“ Hai sentito quant’è il buono il Piaggione quest’anno?!”. E’ la frase che ho sentito più spesso nei momenti di pausa tra una degustazione e l’altra. Quasi tutti concordano sulla stoffa da campione di questo cru di azienda storica – la prima ad aver ottenuto la certificazione a biologica a Montalcino – che forse, negli anni, ha ricevuto meno attenzione di quanta ne avrebbe meritata. E’ un vino classico, giocato in punta di tacco: sussurratto e infiltrante, balsamico e terrestre, con tannino imponente, acidità sostenuta che dinamizza uno sviluppo ancora in fase d’assestamento.

 

Loacker Corte Pavone – Fiore del Vento

Difficile dire quale sia il migliore dei Cru di quest’azienda biodinamica di proprietà altoatesina, tra le poche che fanno un lavoro quasi borgognone sui vigneti a Montalcino. Io propendo per il Fiore del Vento: vino robusto e scorrevole allo tesso tempo, profumato di finocchietto selvatico, liquirizia,  cacao amaro; capace di coniugare concentrazione e nerbo nello sviluppo cesellato, floreale e mentolato nell’allungo di straordinario equilibrio.

 

Giodo

Da vigne circondate da boschi, nei pressi di Sant’Angelo in Colle, l’enologo superstar Carlo Ferrini e sua figlia Bianca producono questo nuovo fine wine ilcinese che, anno dopo anno, si assottiglia e diventa sempre più “borgogneggiante”. Petali di rosa, rosmarino, felce e un accenno di cacao delineano un profilo soave e composto che preannuncia un sorso godibile e promettente stesso tempo; la spinta acidità sanguigna e salinità salivante danno tridimensionalità a una progressione di purezza disarmante.

Benvenuto Brunello - Poggio Di Sotto

Benvenuto Brunello – Poggio Di Sotto

Poggio di Sotto

Alla domanda “qual’è il vino più rappresentativo di Montalcino?”  risponderei sempre Poggio di Sotto: per una questione di costanza e di fedeltà a un territorio, quello di Castelnuovo dell’Abate, che è tra i più vocati al mondo per la produzione vitivinicola. Mirtilli rossi, erbe aromatiche, sandalo e acqua di rose compongono un profilo che, nell’arco di qualche minuti, si arricchisce di sfumature selvatiche e terrestri. L’equilibrio dello sviluppo in crescendo, tra toni chiari e scuri – fragola e humus, lavanda e cuoio – è semplicemente micidiale. Tannino impeccabile, finale lunghissimo e sfaccettato.

 

Canalicchio di Sopra – Vigna Montosoli

Sempre Canalicchio: questa è una nuova selezione da quella che, negli ultimi anni, è diventata la singola vigna più importante di Montalcino. Montosoli non si trova nella zona “fortunata” per l’annata 2018, ma questa referenza trascende i limiti e spiazza con un naso ipnotico – sandalo e creme de cassis, cacao amaro, humus, un tocco di spezie orientali – che anticipa un sorso di purezza e ariosità quasi borgognona: gentile e disteso in apertura; poi più austero, tannico quanto basta, tonico di chinotto e fruttini di rovo. Sfuma lungo, lasciando una scia balsamica e boschiva. Ha l’aplomb e la delicatezza del vino da “annata leggera”, abbinata allo slancio e all’energia che occorrono per dare soddisfazioni a dieci, venti e forse anche trent’anni.