Come è cambiato il matrimonio italiano: il modello Trotta & Trotta a Eboli
di Carmen Autuori
Dai pranzi interminabili ai menu più essenziali e consapevoli: il cambiamento del matrimonio, negli ultimi trent’anni, si legge soprattutto a tavola. Dove un tempo dominava la quantità, oggi prevale equilibrio, attenzione alle materie prime, menu inclusivi che tengono conto anche delle varie intolleranze o di scelte etiche.
In questo cambiamento il catering ha avuto un ruolo decisivo, adattandosi a nuove sensibilità e a una crescente attenzione verso sostenibilità e riduzione degli sprechi. In Campania, una delle realtà che meglio racconta questa evoluzione è Trotta & Trotta, fondata nel 1987 a Eboli da Emidio Trotta, figlio di storici albergatori.
Proprio nell’albergo di famiglia, dove esisteva già un salone dedicato ai ricevimenti, Emidio avvia un primo processo di rinnovamento del banchetto nuziale.
In pochi anni introduce elementi che rompono la rigidità dei ricevimenti dell’epoca: il servizio della carne tagliata in sala, la centralità delle verdure e un utilizzo sempre più consapevole dei prodotti del territorio. Un’impostazione che anticipa, in modo naturale, alcuni dei principi oggi alla base del catering contemporaneo.
È da questa esperienza che nasce il passaggio successivo. Con il cambiare delle richieste degli sposi — sempre più orientate verso spazi aperti, giardini e piscine — i limiti della struttura alberghiera iniziano a farsi evidenti. Emidio sceglie così di uscire dall’albergo e di portare la propria cucina altrove.
Con un camion preso in prestito, inizia a organizzare servizi di catering in location di grande fascino ma spesso prive di attrezzature adeguate. In questi contesti sviluppa un approccio flessibile che caratterizza la storia aziendale, costruendo i menu in base ai mezzi disponibili — dal forno tradizionale al forno a legna — adattando così ogni proposta al luogo e alle richieste dei clienti in modo sartoriale.
Negli anni dei matrimoni in albergo dominavano i cosiddetti “pranzi sequestro di persona”: dieci o più portate, quantità importanti, un’idea di abbondanza che rifletteva anche lo status sociale delle famiglie. A quella fase è seguita la stagione dei grandi buffet monumentali, spettacolari e scenografici, spesso sinonimo di opulenza.
In quel contesto trovavano spazio anche piatti oggi sempre più rari, come le linguine servite con mezzo astice, gli scialatielli o i paccheri ai frutti di mare, simboli di un’idea di ricchezza a tavola ormai superata.
È proprio in questo scenario che il catering intercetta un cambiamento culturale ancora in fase embrionale dove l’attenzione si sposta dalla quantità alla qualità.
Oggi il modello è cambiato ancora. La cucina si fa più attenta alla stagionalità e alla provenienza delle materie prime, in un equilibrio, non scevro di contaminazioni estere, sempre più definito tra identità e leggerezza.
Un’attenzione che, nel caso dei Trotta, appartiene alla loro storia. La scelta di materie prime d’eccellenza e il legame con il territorio, da sempre una costante della filosofia aziendale, oggi viene riletta in chiave contemporanea.
A guidare questa fase è Pasquale Trotta, formatosi in importanti cucine internazionali, che ha raccolto l’eredità di famiglia rinnovandone il linguaggio alla luce delle sue esperienze. La sua proposta punta su equilibrio e reinterpretazione, ossia una cucina risultato di grande ricerca che si alleggerisce nella sostanza, riserva particolare attenzione alla presentazione, senza mai perdere il legame con la propria identità.
<<Negli ultimi anni l’elemento che definisce il matrimonio moderno è la qualità che ha preso il posto della quantità – spiega Pasquale -. Mio padre mi raccontava che una volta nei menu veniva addirittura riportato il peso delle singole portate, questo perché il regalo agli sposi, in denaro, era proporzionato a quanto avevano mangiato gli invitati. Un primo punto di svolta è arrivato con il nuovo millennio, quando il potere decisionale è passato dalle famiglie agli sposi, complice un’età media più alta e una maggiore autonomia anche nella spesa. È in quel momento che si sono diffusi i buffet “alla russa” dedicati agli antipasti, che noi avevamo già iniziato a trasformare in veri e propri percorsi, arricchiti da preparazioni dal vivo, come la mozzarella fatta al momento o l’asado argentino, con una conseguente riduzione delle portate servite al tavolo che oggi, spesso, sono un primo e un secondo>>.
Attualmente le coppie chiedono menu che si sviluppano lungo percorsi articolati, dove lo show cooking accompagna ogni fase, dall’antipasto al dolce. La proposta gastronomica diventa così un racconto legato al luogo, aperto però anche a influenze internazionali, dall’Oriente al Sud America, tendenze che negli ultimi anni hanno risentito in modo evidente anche dell’impatto dei social.
A risentire maggiormente di queste influenze sono i corner dedicati agli antipasti, dove accanto alle proposte internazionali — gyoza, bao, tartare di pesce con alga nori, tapas — trovano spazio il baccalà e la pizza cilentana, una conferma di quanto l’identità resti uno dei punti fermi della filosofia di Trotta & Trotta.
Lo stesso approccio si ritrova nei primi piatti, dove la tradizione viene riletta in chiave contemporanea: dalla pasta mischiata arricchita con garum di crostacei e astice, fino al piccolo sartù borbonico. Non manca un ritorno, rivisitato, dei classici anni ’80, come cocktail di gamberi e insalata russa, oggi alleggeriti e reinterpretati con salsa thai e tartare di tonno.
Attenzione allo spreco caratterizzano anche il capitolo dolci. Tornano classici come la pizza di gallette, la Saint Honorè e la zuppetta, mentre la torta nuziale — oggi spesso composta al momento con la partecipazione degli sposi — segna il superamento delle torte finte ricoperte di glassa, simbolo di un eccesso ormai superato.
La preparazione a vista coinvolge anche il momento finale, con confetti, mandorle pralinate e torrone realizzati sul momento, al posto della tradizionale confettata, in una logica che richiama le antiche consuetudini della tradizione campana e, naturalmente, una maggiore attenzione agli sprechi.
Anteprima del gusto 2026
Negli ultimi anni, Trotta & Trotta ha introdotto un format pensato per accompagnare gli sposi nella costruzione dell’evento. In alcuni luoghi selezionati vengono organizzate vere e proprie anteprime del matrimonio che coinvolgono le coppie che hanno già scelto quello spazio.
Un modello che abbiamo avuto modo di osservare da vicino presso Tenuta Porta di Ferro, storica dimora situata nella Piana del Sele, antica proprietà legata alla famiglia Doria d’Angri, oggi trasformata in una location per eventi che conserva il fascino della residenza rurale unito all’eleganza di una dimora d’epoca.
Si tratta di una simulazione completa del ricevimento, curata in ogni dettaglio: dalla musica alla mise en place, fino ai percorsi gastronomici con corner dedicati ad aperitivi e antipasti. Più che una semplice prova, è un modo per testare il ritmo dell’evento e costruire un’esperienza dinamica che accompagni gli ospiti lungo tutto il percorso senza momenti di stasi, anche attraverso dettagli pensati per arricchire l’intrattenimento, come il Parfum bar di Paola Noviello, assoluta novità di quest’anno che, attraverso un percorso olfattivo con fragranze donate dagli sposi, riporta gli ospiti al ricordo dell’evento. Non solo la vista della bellezza del luogo e il gusto della proposta gastronomica, ma anche l’olfatto resta così uno degli elementi indelebili dell’evento. A questo si aggiunge l’angolo live paintig e quello dedicato alle foto.
Un’occasione che consente agli sposi di visualizzare in anticipo il proprio matrimonio e di affinare le scelte, trasformando la progettazione in un momento condiviso e consapevole.
L’anteprima 2026 introduce ulteriori elementi di novità, ampliando il dialogo tra tradizione e contaminazione. La proposta gastronomica si arricchisce di un’interazione sempre più marcata tra cucina mediterranea e suggestioni orientali, in un equilibrio che riflette le tendenze più attuali del settore. Non mancano piatti che omaggiano i grandi nomi della cucina italiana come Omaggio a Massimo Bottura – La parte croccante della lasagna.
Accanto alla cucina firmata Trotta & Trotta, trovano spazio anche realtà specializzate, coinvolte per valorizzare specifici ambiti: dai ristoranti dedicati al crudo fino alle proposte legate al mondo dei bao e del baccalà. Un sistema di collaborazioni che diventa anche un modo per fare rete sul territorio, coinvolgendo realtà spesso guidate da giovani professionisti e creando sinergie tra competenze diverse.
Particolare attenzione è riservata al capitolo dolci, con corner dedicati alle specialità regionali realizzate al momento da artigiani del croccante e del torrone, in linea con un approccio che privilegia la qualità, la freschezza e l’esperienza diretta.
«Pur aprendoci a contaminazioni e collaborazioni, manteniamo sempre un legame forte con la nostra identità – spiega Pasquale Trotta –. L’obiettivo è proporre una cucina che resti riconoscibile e accessibile, legata anche all’idea di comfort food, capace di mettere tutti a proprio agio».
Ogni scelta — dalla struttura del menu alla presenza dei diversi corner — contribuisce a ridefinire il ritmo del ricevimento, superando l’idea del matrimonio come sequenza statica di portate e trasformandolo in un’esperienza pensata per coinvolgere gli ospiti dall’inizio alla fine.
È qui che si coglie il cambiamento più profondo: non più un modello fondato sull’eccesso o sulla durata, ma un equilibrio tra qualità, dinamismo e attenzione all’ospite, importanti tanto quanto gli sposi. Anche a tavola, dunque, il matrimonio continua a raccontare il tempo in cui viviamo.




































Lodevoli gli sforzi(anche se solo genericamente accennati allo spreco)che nei matrimoni sono sempre benvenuti di cui nel mio piccolo,per quanto riguarda il vino,ho sempre elogiato ovvero la presenza di sommelier che lo versano “on demand”.Per i dolci sopratutto d’estate limiterei al minimo indispensabile quelli con creme ed introdurrei il vecchio ma sempre intrigante”cartoccio”.PS la mozzarella al momento è una bella cosa ma non certo buona perché,a seconda del peso, se non sta il giusto tempo in salamoia sa di poco. FRANCESCO