Apollonio Vini, la firma del rosato salentino da oltre 150 anni


Apollonio Casa Vinicola 1870
Via San Pietro in Lama, 7
73047 Monteroni di Lecce (LE) – Italia

Telefono: +39 0832 327182
 [email protected]
www.apolloniovini.it

Massimiliano Apollonio – Apollonio Vini

di Antonella Amodio

Raccontare la Puglia del vino senza citare Apollonio Vini significherebbe lasciare fuori una parte importante della sua storia. Una cantina profondamente legata al territorio, dove il Negroamaro è protagonista assoluto e diventa il filo conduttore tra memoria, cultura contadina e ricerca enologica. Attorno a questo vitigno simbolo del Salento si è costruita un’identità che negli anni si è aperta anche agli altri grandi interpreti della viticoltura pugliese.

Apollonio Vini

Apollonio Vini

Nelle cantine Apollonio si custodisce un patrimonio di grande valore: una collezione di annate storiche che, per alcune etichette, risale agli anni Settanta e anche oltre. Un patrimonio che racconta una filosofia produttiva fondata sulla convinzione che i grandi vini del territorio possano evolvere nel tempo e acquisire complessità attraverso l’affinamento.

Apollonio Vini

Nel cuore del Salento, a Monteroni di Lecce, nasce la storia di Apollonio Casa Vinicola, fondata nel 1870 da Noè Apollonio. La sua esperienza affondava le radici nella storia familiare: il padre Tommaso era commerciante di vini, mentre il nonno Giuseppe era contadino. Da questa eredità Noè prese ispirazione per impiantare i primi vigneti ad Aradeo, dando vita a un percorso che avrebbe attraversato più di un secolo di storia della viticoltura pugliese. Erano anni complessi per la viticoltura europea, segnati dalla devastazione della fillossera, ma anche da una fase di ricostruzione e rinascita del patrimonio viticolo. La famiglia Apollonio seppe cogliere quel momento come un’opportunità, costruendo una nuova stagione produttiva fondata sulla qualità e sul legame profondo con il territorio. Con la seconda generazione, rappresentata da Marcello Apollonio, l’attività iniziò a crescere e ad affermarsi commercialmente. La vera svolta arrivò nel 1975, quando Salvatore Apollonio decise di imbottigliare i vini con il marchio di famiglia, trasformando la cantina da realtà produttiva locale a nome riconosciuto nel panorama enologico italiano. Dal 1995 la guida è passata alla quarta generazione, oggi rappresentata dai fratelli Marcello e Massimiliano Apollonio, impegnati nel valorizzare i vitigni autoctoni e l’identità del Salento. Oggi la cantina può contare su circa 120 ettari coltivati, dove convivono i grandi vitigni della tradizione pugliese e alcune varietà internazionali. Un patrimonio viticolo che permette ad Apollonio di raccontare le diverse anime del territorio: dal Negroamaro al Primitivo, dal Susumaniello agli altri interpreti della viticoltura salentina.

Apollonio Vini

La cantina è anche un luogo dove vino e cultura convivono. Gli spazi produttivi dialogano con opere d’arte contemporanea, immagini storiche e testimonianze della tradizione vitivinicola, creando un percorso in cui il visitatore non incontra soltanto il vino, ma anche la storia e la sensibilità della famiglia.

Apollonio Vini

Apollonio Vini

Per gli Apollonio il vino è cultura, emozione e bellezza. Una visione che negli anni si è concretizzata anche attraverso il Premio Apollonio, dedicato a personalità pugliesi che hanno dato prestigio alla regione nei campi dell’arte, della cultura e dello sport.

Apollonio Vini

Tra le etichette che meglio rappresentano la cantina troviamo Divoto, Copertino Riserva considerato uno dei vini simbolo della famiglia Apollonio, con il Negroamaro al centro della sua identità, e Valle Cupa, altra grande interpretazione del vitigno principe del Salento.

La cultura del rosato secondo Apollonio Vini

Un capitolo particolare riguarda i rosati, segmento nel quale la famiglia Apollonio ha saputo distinguersi con vini di grande personalità e di riconoscibilità stilistica. Il celebrativo IL150 Salento IGP Rosato, realizzato per festeggiare i 150 anni della cantina, nasce da Susumaniello in purezza ed è una delle interpretazioni più eleganti di questo antico vitigno autoctono pugliese. Accanto a lui troviamo Diciotto Fanali Salento IGP Rosato, ottenuto da Negroamaro, un vino che rappresenta la capacità della cantina di superare l’idea tradizionale di rosato semplice e immediato, proponendo una lettura più complessa e ambiziosa.

Entrambi sono stati inseriti nella classifica 100 Best Italian Rosé, la guida online dedicata ai migliori rosati fermi d’Italia e dei territori di confine, edita da Luciano Pignataro e curata da Antonella Amodio, Chiara Giorleo e Adele Granieri.

IL150 Salento IGP Rosato – Apollonio Vini

Due vini diversi ma accomunati dalla stessa filosofia: raccontare il territorio attraverso una firma riconoscibile. IL150, con la sua vinificazione in acciaio, esprime freschezza, immediatezza ed eleganza, valorizzando la parte acida-sapida del Susumaniello.

Diciotto Fanali Salento IGP Rosato – Apollonio Vini

Diciotto Fanali, invece, rappresenta una visione più evoluta del rosato salentino. Nato da vigne di Negroamaro, affina in legno di acacia per 12 mesi e successivamente in bottiglia per altri 6 mesi, acquisendo struttura, profondità e capacità evolutiva. Il suo nome è un omaggio alla storia di Monteroni di Lecce e ai diciotto lampioni che nell’Ottocento illuminarono il paese. Un simbolo perfetto per un vino da palato colto che vuole illuminare una nuova idea di rosato salentino, capace di giocare la propria partita sul terreno della complessità e della longevità.

Apollonio Vini

Oggi Apollonio rappresenta una delle testimonianze più solide della viticoltura pugliese: una famiglia, una cantina e un patrimonio di vini che continuano a raccontare l’anima più autentica del Salento. Come sottolinea Massimiliano Apollonio: «Ciò che fa la differenza è il territorio, i vitigni si possono piantare ovunque».

Apollonio Vini

Una filosofia che guarda al futuro senza dimenticare la pazienza del tempo. In cantina, infatti, da circa dieci anni riposano sulle pupitres alcune bottiglie di Metodo Classico, un progetto di ricerca che per scelta aziendale non ha ancora visto la luce. Un ulteriore segnale di una visione che privilegia la qualità, l’attesa e la capacità del vino di raccontare una storia.

 

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