Intervista a Roberto Davanzo di BOB Alchimia A Spicchi: la pizza per conoscere la mia Calabria

Roberto Davanzo – BOB Alchimia A Spicchi
di Antonella Amodio
Per Roberto Davanzo la pizza di Bob Alchimia a Spicchi non è più solo un piatto: la pizza è diventata una ragione di viaggio, una bussola capace di orientare i viaggiatori verso luoghi che raccontano identità, stagioni e persone. Oggi è uno dei motori più forti del turismo gastronomico, spingendo a sedersi a tavola in pizzeria e conoscere un territorio attraverso il suo impasto, i suoi ingredienti e chi li racconta. Così la pizza si trasforma in esperienza culturale e racconto identitario, capace di accendere i riflettori anche su borghi e comuni fuori dalle rotte turistiche tradizionali. È ciò che accade in Calabria e, in particolare, a Montepaone, in provincia di Catanzaro, dove la pizza si trasforma in passaporto per esplorare il territorio e conoscere le sue storie. Una regione che oggi si afferma come meta consapevole, in cui il viaggio è guidato dal gusto e dall’incontro con identità autentiche.
A Montepaone, Roberto Davanzo e sua moglie Anna Rotella hanno costruito qualcosa di importante: una firma riconoscibile, concreta e condivisa, capace di parlare il linguaggio del territorio.
BOB Alchimia A Spicchi, tra le prime pizzerie di 50 Top Pizza Italia 2025, nasce come squadra e il nome stesso ne racchiude il senso più profondo: BOB è l’acronimo di Band of Brothers. Ogni scelta – dal concept del locale al claim del “mangiare con le mani” – comunica appartenenza, comunità e autenticità. È qui che la pizza smette di essere solo cibo e diventa strumento di racconto, capace di attrarre viaggiatori anche dall’estero e di invitarli a scoprire la Calabria attraverso un’esperienza gastronomica consapevole.
Non a caso, sette turisti stranieri su dieci considerano la pizza una delle principali icone gastronomiche italiane e uno dei motivi che li spingono a visitare il nostro Paese (dati 2025, Federturismo Confindustria). La pizza, oggi, è davvero una meta.
Roberto DAvanzo: partire dall’ingrediente e poi pensare all’impasto
Oggi la pizza è sempre più spesso una ragione di viaggio. Che tipo di pubblico arriva da BOB Alchimia A Spicchi?
Il mondo della pizza oggi muove appassionati da luoghi impensabili. Da una nostra analisi interna emerge che quotidianamente tra il 15% e il 20% dei clienti arriva da fuori regione, e una parte significativa anche dall’estero. Non si tratta di turismo casuale: sono persone che programmano il viaggio con l’idea precisa di vivere un’esperienza gastronomica consapevole.
Hai la percezione che alcuni clienti scelgano la Calabria – o decidano di tornarci – anche grazie alla tua pizzeria?
Sì, accade. C’è chi raggiunge la Calabria appositamente per venirci a trovare e continua a farlo nel tempo. Molti si innamorano di questa terra straordinaria: ho conosciuto persone e famiglie che, dopo il primo viaggio, hanno deciso di tornare con regolarità o addirittura di restare. Sentiamo di far parte di un movimento che contribuisce a cambiare la percezione del territorio.
Quanto conta, secondo te, il fatto che i viaggiatori siano disposti a raggiungere luoghi non immediati pur di vivere un’esperienza gastronomica autentica?
Conta moltissimo. È un segnale forte, non solo per noi ma anche per i nostri collaboratori. Riempie di orgoglio, di amore e allo stesso tempo di responsabilità. Quando qualcuno percorre centinaia di chilometri per sedersi al tuo tavolo, capisci che l’esperienza deve essere vera, coerente, all’altezza delle aspettative. La pizza è diventata una chiave contemporanea per scoprire la Calabria. Siamo doppiamente fieri di poter consigliare e indirizzare le persone verso luoghi che per loro, fino a quel momento, non esistevano. Ogni volta che li raccontiamo, ne scopriamo di nuovi anche noi. È una ricchezza incommensurabile.
Cosa trova il viaggiatore quando si siede a un tavolo da BOB Alchimia A Spicchi, oltre alla pizza?
Trova un concetto, una filosofia. Bob è appartenenza, è comunità. Alcuni clienti si definiscono “alchimisti”: racconta bene il senso di condivisione che si crea. Siamo una Band of Brothers, nati per costruire legami. La pizza, per noi, è il mezzo più potente per comunicare: attraverso di essa raccontiamo libertà, possibilità, reazione al grigio, imposizione del bello e del buono. È un mondo fatto di emozioni, idee, romanticismo, visioni che vanno oltre il prodotto. Ma è anche realtà concreta. La nostra vita si è costruita intorno a Bob. Le pareti cambiano in base alle domande che ci poniamo in ogni fase di crescita. Ogni scelta parla di noi, delle persone, delle emozioni che attraversiamo.
Quanto è importante il racconto del prodotto, del territorio e delle persone nella costruzione dell’esperienza?
È la base di tutto. Mettiamo nel piatto ciò che ci emoziona. Il nostro obiettivo è trasferire le stesse sensazioni che ci legano a un ingrediente o a una storia, anche quando non sono luminose. Raccontiamo il territorio per quello che è, con le sue luci e le sue ombre, condividendo anche i passaggi più difficili.
Nel tuo lavoro come si bilanciano tradizione calabrese e sperimentazione?
Non si tratta di tradizione, ma di andare oltre. In Calabria esistono storie mai raccontate, esempi di forza e di bellezza mistica incredibili. Molte ricette nascono da necessità che oggi non esistono più, spesso legate alla fame e alla povertà, e proprio per questo meritano rispetto. Non basta poggiare un ingrediente su un impasto: bisogna dargli un senso attuale. Spesso partiamo al contrario: riflettiamo su un elemento, sulla sua trasformazione, e solo dopo pensiamo all’impasto come relazione. È un dialogo continuo tra memoria e contemporaneità.
C’è una pizza che rappresenta meglio questo dialogo?
Ogni proposta nasce per raccontare qualcosa, ma alcune diventano veri manifesti. Metamorfosi, ad esempio, parla di trasformazione e libera espressione. Ho immaginato il cambiamento come accade in natura o nei racconti fantastici: un uomo che cambia pelle. Qui la pelle è l’impasto, la crosta diventa quella di un pollo, con il suo grasso all’interno, una coscia cotta a bassa temperatura, peperoni riggitani affumicati, sfoglia alle erbe, gel di aceto. È la metafora di un pizzaiolo che evolve, cambia pelle, ma resta se stesso.
In che modo il concetto di “alchimia” diventa una lente per leggere il territorio e il turismo gastronomico?
Per noi l’alchimia è il sentimento che connette le persone alle cose. Non uniamo solo ingredienti, ma artigiani, territori, storie. È come collegare i puntini di una cartina geografica sopra una pizza. Invitiamo chi viene da noi a scoprire altri produttori e realtà che lavorano con la stessa dedizione. Con il BobFest portiamo alla luce eccellenze calabresi in dialogo con grandi personalità della scena gastronomica internazionale. Lo scambio è una risorsa fondamentale per una terra rimasta chiusa troppo a lungo.
Ti capita di raccontare ai clienti le storie che si nascondono dietro ingredienti come formaggi, salumi, oli e ortaggi?
Sì, spessissimo. Tutti i ragazzi di Bob conoscono a fondo il lavoro che svolgono e lo raccontano con grande orgoglio. É un sapere condiviso.
Pensi che una rete tra pizzerie, ristoranti e produttori possa rafforzare la Calabria come destinazione gastronomica?
Assolutamente sì. È sempre stato così: le reti rafforzano i territori. In Calabria questo processo è già in atto, con entusiasmo e una consapevolezza crescente.
Cosa manca ancora perché la regione venga percepita come una vera meta di turismo legato alla pizza?
La Calabria ha mille motivi per essere raggiunta, non solo la pizza. La difficoltà sta nello smontare stereotipi radicati e un immaginario globale spesso superficiale. La gastronomia è fatta di fili invisibili che collegano tutto. Serve rafforzare orgoglio e conoscenza partendo dall’interno. Ogni angolo della Calabria deve parlare Calabria.
Se dovessi suggerire un itinerario “pizza e territorio”, da dove partiresti?
Da nord a sud, come un attraversamento lineare della regione:
Daniele Campana a Corigliano, Fabiano Pansini di Vadolì, Filomena Palmieri a Castrovillari, Eugenio Galliano di Agape a Cetraro, Ciccio Filippelli di Duodecim a Rende, Edrisi Auteri di Edrì a Cosenza, Mattia Massimo di Fermento a Guardia Piemontese, Bob Alchimia a Spicchi a Montepaone, Le Tre Fontane a Sant’Andrea, Vincenzo Fotia a Siderno, Domenico Ventre di Pizzarè a Rizziconi, i ragazzi di Lievito a Reggio Calabria. Sicuramente dimentico qualcuno, ma il senso è questo, il valore è diffuso.
Quale futuro immagini per BOB Alchimia A Spicchi nel racconto della pizza calabrese al mondo?
La mia prospettiva va oltre BOB. Spero che il nostro lavoro, insieme a quello di altri, continui a portare persone a vivere, investire, aprire attività qui. Sono convinto che questa sia la terra del futuro. E il futuro si costruisce restando fedeli alla propria identità.
BOB Alchimia A Spicchi
Via Don Luigi Sturzo 1, 88060 Montepaone (CZ)
