Bodega Dos Hemisferios: il vino che sfida l’Equatore
Bodega Dos Hemisferios, Ecuador
San Niguel del Moro, cantone di Playas, Provincia di Guayas
email: [email protected]
Telefono: +593 99 179 9282
Ci sono territori che ogni appassionato di vino sogna di visitare almeno una volta nella vita. Per me, la Bodega Dos Hemisferios, in Ecuador, è stata la realizzazione di un sogno.
Sono oltre trent’anni che vivo il mondo del vino. Ho visitato territori straordinari, conosciuto produttori, degustato grandi etichette e vissuto esperienze che hanno arricchito il mio percorso. Eppure, posso affermare senza esitazione che arrivare a Dos Hemisferios è stata una delle esperienze più emozionanti della mia vita. Trovarsi praticamente sulla linea dell’Equatore vuol dire mettere in discussione molte delle convinzioni che accompagnano il vino. La cantina si trova nella zona costiera della provincia di Guayas, nel cantone di Playas. A poco più di un’ora da Guayaquil. Questa terra apparentemente lontana dai grandi territori del vino, ha saputo trasformarsi in un laboratorio enologico unico al mondo. Qui la vite cresce in un clima tropicale che, sulla carta, sembrerebbe inadatto alla produzione di vini di qualità. Invece accade l’esatto contrario: ciò che sembrava un limite si trasforma nella più grande risorsa di questo straordinario progetto. Il nome “Dos Hemisferios” non è solo un richiamo geografico, ma vuole racchiudere l’essenza di una cantina posta tra due emisferi: Emisfero Nord (o Boreale) ed Emisfero Sud (o Australe). La linea equatoriale attraversa il paese e divide il pianeta nei due emisferi.
La storia della cantina è un esempio di coraggio e visione. Nel 1999 gli imprenditori Guillermo Wright e Alejandro Taramelli acquistarono una proprietà di 360 ettari a San Miguel del Morro, nella provincia del Guayas. Solo 37 ettari sono destinati alla vite, ma è qui che nasce una delle realtà più sorprendenti del panorama vitivinicolo sudamericano.
Dopo una prima esperienza con l’uva da tavola, nel 2004 furono impiantati i primi vitigni internazionali. Le barbatelle arrivano dall’Italia, da Rauscedo, in Friuli Venezia Giulia, una delle realtà vivaistiche più importanti al mondo per la produzione di piante di vite. Grazie al lavoro dell’enologo argentino Abel Furlán, nel 2006 vide la luce Paradoja, il vino che avrebbe cambiato la storia della viticoltura ecuadoriana. Un blend di varietà Malbec e Cabernet Sauvignon. Un nome emblematico, perché rappresentava il “paradosso”, la scommessa di produrre grandi vini in un Paese equatoriale.
I filari ospitano dodici vitigni internazionali: nove a bacca rossa – Cabernet Sauvignon, Malbec, Merlot, Shiraz, Pinot Noir, Cabernet Franc, Tempranillo, Petit Verdot e Sangiovese – e tre a bacca bianca – Chardonnay, Sauvignon Blanc e Viognier. Una straordinaria ricchezza varietale che permette di interpretare il terroir con vini molto diversi tra loro, ma accomunati da una precisa identità.
Passeggiare tra questi vigneti, a pochi chilometri dall’Oceano Pacifico, aiuta a comprendere ciò che in realtà fa grande questa cantina. Le brezze marine, i terreni calcarei e argillosi, insieme a un microclima davvero unico, consentono addirittura due cicli vegetativi nello stesso anno solare e di effettuare due vendemmie; una caratteristica che si verifica in altri pochi territori nel panorama mondiale, propria di poche aree viticole tropicali al mondo.
La visita, accompagnata dall’assistente dell’enologo della cantina, ha reso questa esperienza ancora più importante, assisterndo all’apertura, in anteprima, di uno spumante Metodo Classico rimasto sui lieviti per molti anni. Può sembrare normale per tanti territori e cantine, ma questa espressione tecnica è la dimostrazione concreta di quanto
Bodega Dos Hemisferios creda nella qualità e nella capacità del tempo di valorizzare il vino, anche sotto il sole dell’Equatore. Sulle fecce fini, infatti, c’è anche un metodo classico di dieci anni e che per adesso non sarà ancora presentato.
Dos Hemisferios produce oltre 500.000 bottiglie all’anno, distribuite in sei linee produttive, con oltre trenta etichette ottenute da dodici varietà di uve. La produzione comprende vini rossi, bianchi, rosati, spumanti, orange wine e vini dolci, una gamma che testimonia la continua ricerca e la volontà di sperimentare.
Anche nel bicchiere emerge una personalità ben definita. Lo stile richiama, per impostazione, quello francese, con un uso misurato del legno, impiegato anche per alcuni vini bianchi. Il tratto distintivo che accomuna tutta la produzione è una piacevole sapidità marina, evidente riflesso della vicinanza all’Oceano Pacifico. Sono vini di struttura, sostenuti da una freschezza sorprendente e da un equilibrio che, nelle etichette di punta, raggiunge livelli di notevole eleganza. Bisogna proprio iniziare da Paradoja per capire la filosofia produttiva della cantina e misurarsi con i vitigni internazionali. Dopo 18 mesi in barrique di rovere, il vino si esprime in un colore granato intenso, mentre il bouquet olfattivo vira sulla frutta rossa. Un sorso morbido con tannini di ottima fattura, profondo e di grande evoluzione. Quasi tutti i vini che ho degustato, affinano per almeno 12 mesi in legno nuovo e di secondo passaggio. Il Traversìa Sangiovese Reserve 2022, è un’espressione interessante del vitigno italiano perfettamente adattato al clima equatoriale, con note più vegetali e una spiccata acidità. Tomàs Carlos, è un blend di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Malbec, Tempranillo, Petit Verdot e Ancellotta, che si esprime con note di frutta rossa, spezie e vaniglia. Cautivo, è un vino da collezione. Ottenuto dalla tecnica di appassimento sulle piante delle uve Malbec. Ricco e profondo sia all’olfatto che al gusto, con la sfumatura affumicata che marca la degustazione. Tra le etichette, Enigma. È l’emblema della sfida sui bianchi. Lo Chardonnay si mostra nel bicchiere elegante, ampio e sfaccettato, e si muove tra profumi di frutta bianca, pepe, finocchietto selvatico e nuance marine. Mito, rappresenta la linea più sperimentale. Il vitigno Fumè Blanc è vinificato per ottenere un Orange Wine dai nitidi profumi di bitter, buccia di agrumi e felce, conservando una acidità impressionante.
Ma al di là dei numeri, dei premi e delle statistiche, ciò che porto con me è l’emozione di aver conosciuto una realtà costruita con competenza e determinazione. Vedere con i propri occhi come la vite riesca ad adattarsi a un ambiente tanto particolare insegna che il vino non conosce confini quando incontra il talento e una visione chiara.
Se dovessi dare un consiglio a chi desidera visitare Dos Hemisferios, suggerirei senza esitazione di scegliere il wine tour completo. È un percorso che permette di comprendere davvero l’anima della cantina e si conclude con un pranzo servito all’ombra di alberi secolari, autentici custodi della storia di questa terra. Sedersi sotto le loro fronde, con un calice in mano e lo sguardo ai vigneti, evidenzia che l’Ecuador non è soltanto biodiversità e paesaggi spettacolari: è un Paese che ha ancora molto da raccontare, anche attraverso il vino. Questa esperienza a Dos Hemisferios mi ha ricordato che esiste sempre una storia che merita di essere raccontata e che il vino continua ancora a sorprendermi.






















