Brevi riflessioni sull’analisi sensoriale che riguarda le varie tipologie di vino


Vino bianco, rosato, rosso, spumante e passito

di Enrico Malgi

Solitamente quando si assaggia un vino si attivano i cinque organi sensoriali, soffermandosi soprattutto sui tre più interessati a questo preciso scopo: esame visivo, olfattivo e gustativo, tralasciando quasi sempre l’analisi uditiva e quella tattile e questo non rende giustizia alla degustazione stessa.
Il primo organo sensoriale coinvolto è quello visivo, che individua nel vino il colore, la limpidezza, l’effervescenza e la consistenza. Subito dopo entra in gioco l’esame olfattivo attraverso uno specifico processo, che riguarda l’intensità, la persistenza e la qualità degli aromi percepiti, così diversi da quelli captati successivamente dalla bocca. Terzo è l’esame propriamente gustativo, che attiene al contatto del vino che avviene sulla lingua e sul palato.
Ed allora i rimanenti due altri sensi dell’udito e del tatto sono inutili in questo determinato esercizio? Non direi proprio e vediamo perché.
Per quanto concerne l’udito nulla cambia per i vini rossi, rosati e bianchi, per i quali con esiste alcuna variante, ma sicuramente sussiste per gli spumanti ed i vini passiti.
I primi si fanno “sentire” nel calice mediante la loro tipica frizzantezza, mentre i secondi sono riconoscibili all’orecchio tramite il loro lento scorrere così denso, viscoso e consistente a causa dell’evaporazione dell’acqua da parte degli acini d’uva durante il processo di appassimento o di sovramaturazione, determinando in tal modo una concentrazione di zuccheri e di glicerina e che poi coinvolgono anche gli archetti che scendono lungo la parete del bicchiere in modo più lento e oleoso. Ecco spiegato perché i vini passiti producono un suono nel bicchiere diverso dai vini rossi, rosati e bianchi secchi.
Per quanto compete all’esame gustativo, bisogna tenere conto che il sorso che arriva in bocca sosta sulla lingua, la quale possiede una fitta rete di terminazioni nervose estremamente sensibili, che permettono di percepire il tatto, oltre che il dolore, la temperatura e il gusto appunto, come una vera sensazione fisica.
Bisogna tenere conto inoltre che attraverso l’esame sensoriale visivo ed olfattivo il vino fa una precisa promessa di un’eventuale qualità, che comunque deve essere assolutamente confermata dall’esame gustativo.

4 Commenti

  1. Si vede che le ha studiato e “respirato”a fondo il vino.D’altra parte ci si può sempre rivolgere,in caso di necessità’a San Luigi protettore dei giovani e studenti.FRANCESCO

  2. Beh caro Francesco, dopo avere maturato molti anni di esperienza, frutto di una lunga militanza professionale, qualcosa ho imparato pure io. Ovviamente questi spunti personali non sono del tutto esaustivi, perché ci sarebbe molto altro da aggiungere come sai.

  3. Caro Enrico , le tue intuizioni sono sempre illuminanti . Come tu mi insegni l’aspetto visivo , parlando di qualità , è sempre quel fattore meno incisivo rispetto alla qualità olfattiva e gusto olfattiva , tanto è vero che spesso incide solo un 10%, 15% nei punteggi finali delle varie associazioni di riferimento . Per quanto riguarda le sensazioni tattili ti ricordo , oltre a quelle già menzionate da te ,la sensazione pseudocalorica data dall’alcol etilico e la sensazione di astringenza data dal tannino . E’ il dolore a cui fai riferimento ?
    un abbraccio
    Carlo

  4. Ciao Carlo, piacere di leggerti. Trascrivendo queste mie piccole impressioni personali sull’analisi sensoriale il mio intento è stato quello di mettere in risalto l’aspetto uditivo e tattile del vino, che solitamente è subordinato a quello degli altri organi sensoriali, pur avendo la sua importanza. Ovviamente, come sottolineavo nella risposta data all’amico Francesco Mondelli, questi spunti personali non sono del tutto esaustivi, perché ci sarebbe molto altro da aggiungere. Cari saluti.

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