Campania Stories 2026, il grande giorno dei rossi e dell’Aglianico


campania stories il giorno dei rossi

di Luca Matarazzo

Pur essendo una regione a forte propensione bianchista, complici i suoli nati dalle eruzioni dei vulcani tra Vesuvio, Campi Flegrei, Roccamonfina, la Campania nasconde un’anima contadina ben radicata nel ricordo del vino rosso quale componente fondamentale dell’alimentazione. Tante le tipologie proposte durante la seconda giornata di Campania Stories al Vega Palace di Carinaro, forse troppe tenendo conto delle reali capacità di assorbimento dei mercati. I rosati rappresentano la novità ormai consolidata nel trend vendite, per un gusto a volte più accomodante, contemporaneo e basato sulla prudente gestione della trama tannica. Tra i dodici campioni presentati alla stampa, sono risultati in linea con le aspettative quelli dell’Aglianico del Taburno de I Colli del Sannio 1976 “San Pataleo” 2025 o di Terre del Volturno IGT Rosato Sclavia “Sciròcco” 2025, che prevalgono sugli altri comunque di buona fattura. Note dolenti dalle denominazioni interessate dalla varietà Piedirosso che vive un momento delicato all’interno di un contesto economico impegnativo.

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I cambiamenti nei prodotti, adesso meno declinati su speziature e su accenni balsamici ruvidi di qualche anno fa, hanno portato di converso all’appiattimento e conseguente omologazione espressiva tra zona e zona. Un “vizio” comune a tanti, ma che pesa maggiormente quando non si hanno le spalle grosse a reggere le pressioni. La via d’incontro riguarda l’idea stessa di seguire la strada borgognona o mantenere intatto il terroir. In tale ottica buoni gli esempi offerti da Sorrentino Vini con il “7 Moggi” 2024, Cantine Carputo dai Campi Flegrei con il “Per e Palummo” 2025 e, dallo stesso areale, Agnanum 2025, per finire con Tenuta Loffredo “Terrazze sui Campi Rosso” 2024. Per quanto concerne l’Alto Casertano la narrazione parte dal Primitivo quale vitigno storico che affonda le proprie radici sulla scorta della confinante Puglia. Interessante e rapido nella beva il “Conclave” di Gennaro Papa vintage 2023 ricordata per gli eccessi di peronospora e altre inclemenze climatiche. Seconda scelta per Fattoria Pagano “Seduzione” 2021 anch’esso non eccedente nelle scie alcoliche e nei residui zuccherini. L’attesa è finita: siamo alla valutazione dei rossi a base Aglianico in annate e territori differenti. Difficile la lettura del Sannio e del Taburno, stilisticamente molto eterogenei. Segnali positivi provengono da Fattoria La Rivolta con l’Aglianico del Taburno Bio 2021 e da Fontanavecchia con lo storico cru Riserva “Vigna Cataratte” targata 2020, troppo poco sui 15 assaggi complessivi. Altra incognita resta l’Irpinia a doppia velocità, con gli ottimi e succosi esempi dei Campi Taurasini e della Doc Aglianico come Tenuta De Gregorio 2022 o il “Satyricon” 2022 dell’istrionico Luigi Tecce, terminando l’analisi con il “Costa Baiano” 2021 di Villa Raiano. Discorso a parte per i Taurasi e Taurasi Riserva, in una stagione di profonda mutazione rispetto ai retaggi pomposi e macchinosi del recente passato. Le astringenze e il rapporto con la parte calorica fruttata sono state domate da Di Prisco nel suo “Tre Vigne” 2021, da Tenuta De Gregorio 2020, da Borgodangelo 2019 e da Perillo 2015 per le versioni annata, mentre tra le Riserve spicca uno straordinario e infinitamente persistente “La Loggia del Cavaliere” 2017 di Tenuta Cavalier Pepe. Brava Milena e bravi tutti gli altri produttori che hanno creduto nel compromesso vincente tra storia e visione del futuro.

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