Capodanno del Mugnaio del Mulino Caputo, 10 anni di filiera
di Antonella D’Avanzo
“Un autentico Capodanno che ha festeggiato la conclusione di un anno di lavoro e l’inizio di una nuova stagione con la mietitura del grano, affrontato con la consapevolezza che, grazie all’affiancamento del Dipartimento di Agraria di Portici, che non ha mai smesso di fare ricerca, al rinnovo del patto di fiducia con gli agricoltori e al crescente confronto con i professionisti dell’arte bianca, quali fruitori finali, oggi siamo arrivati ad un traguardo importante, quello del decimo anniversario di questo evento, simbolico e identitario, che ci hanno permesso di alzare l’asticella, di coltivare varietà differenti di grano in base alle necessità degli artigiani, dai pizzaioli ai pasticceri, dagli chef ai panettieri fino agli appassionati di gastronomia – ha dichiarato Antimo Caputo, CEO Mulino Caputo”.
Quest’anno, per spegnere le dieci candeline, è stato scelto uno dei campi Caputo della Campania: quello situato a Pontelatone (alta Campania), in provincia di Caserta, un’area a forte vocazione agricola e dall’elevato valore ambientale. Sul campo, assieme alla famiglia Caputo, agricoltori, pizzaioli, pasticceri e operatori del settore si sono ritrovati per raccontare e valorizzare il percorso del chicco di grano, prima della sua trasformazione in farina. Presenti all’evento: Francesco Todisco, presidente del Consorzio generale di bonifica del Bacino Inferiore del Volturno; Francesco D’Amore, titolare dell’omonima azienda agricola e Mauro Mori, docente del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, dove, nel corso di una tavola rotonda, hanno relazionato sull’andamento e gli avanzamenti dell’alleanza decennale.
Un progetto dalle radici che vanno ben oltre questo decennio perché il legame di questa famiglia con il territorio vanta una tradizione storica che dura da tantissimi anni e con il Capodanno del Mugnaio il Mulino apre le porte a una riflessione sul valore del chicco di grano: dalla selezione delle sementi alla macinazione lenta che ne preserva le caratteristiche organolettiche. Ogni sacco di farina rappresenta il compimento di questo “nuovo anno” che inizia con la mietitura. I contratti di filiera valorizzano la distintività del grano italiano e riconoscono il giusto valore al lavoro degli agricoltori, una scelta volta a garantire che l’espansione economica continui a generare un impatto positivo, duraturo e tracciabile per il territorio e per le future generazioni di artigiani.
“In questi anni abbiamo raggiunto grandi obiettivi, dove rilevante è stata l’importanza delle indicazioni da parte di professionisti dell’arte bianca al mondo agricolo perché proprio grazie a questo trasferimento di informazioni abbiamo potuto elevare gli standard qualitativi delle nostre farine, ma non solo, la sostenibilità è il cuore pulsante della produzione infatti ricordiamo che il Mulino è a scarti zero – ha ribadito Antimo Caputo – grazie alla presenza di numerosi allevamenti locali, riusciamo a conferire anche i sottoprodotti della macinazione. In questo modo connettiamo diverse anime del mondo agricolo e produttivo all’interno di un vero e proprio ciclo integrato. Il 2026 si sta rivelando un anno particolare: a causa di un meteo più freddo rispetto alla media la stagione è partita in ritardo, ma queste temperature hanno favorito una maturazione eccezionale, regalandoci una materia prima di grandissima qualità”.
In partenza, qualche campo di grano e poche persone, oggi il Mulino conta su una rete di circa 3.500 ettari coltivati distribuiti tra basso Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Molise e Abruzzo, in grado di garantire una collaborazione virtuosa basata sulla sostenibilità e sulla valorizzazione delle specificità territoriali.
“Come azienda agricola capofila di questa splendida realtà – ha spiegato Francesco D’Amore – siamo orgogliosi di accompagnare il Capodanno del Mugnaio e di far parte di questa filiera d’eccellenza per il Mulino Caputo di Napoli. Negli ultimi anni abbiamo intensificato la nostra attività di ricerca sul fronte delle concimazioni. Il nostro obiettivo è duplice: da un lato ottenere i migliori risultati agronomici ed economici, dall’altro sviluppare una coltura sempre più sostenibile e rispettosa dell’ambiente. In quest’ottica, abbiamo trasformato una potenziale criticità in valore applicando i principi dell’economia circolare: un prodotto come il letame, tradizionalmente considerato un rifiuto delle aziende zootecniche, diventa oggi una risorsa preziosa per rigenerare la terra, arricchire il suolo e garantire una materia prima di altissima qualità”.
La ricerca scientifica è ormai parte integrante dello sviluppo del Mulino grazie alla collaborazione con il docente Mauro Mori, del Dipartimento di Agraria della Federico II: “Quest’anno abbiamo fatto un ulteriore passo avanti nella nostra sperimentazione legata alla sostenibilità – ha sottolineato il professor Mori – introducendo nuove pratiche per contrastare i cambiamenti climatici. In particolare, abbiamo ottimizzato le concimazioni sostituendo i concimi minerali con matrici organiche. Questo genera un duplice beneficio: nutrimento e protezione del suolo, evitando l’inquinamento legato all’uso dei fertilizzanti chimici e favorendo lo stoccaggio del carbonio. Un impegno che arricchisce la filiera, dimostrando che l’agricoltura del futuro può essere la prima alleata dell’ambiente”.
Diversi gli assaggi di pizza durante la serata con i pizzaioli che fanno parte della squadra e sul finale, insieme al taglio della torta celebrativa realizzata dal maestro pasticcere Sabatino Sirica, anche il taglio dei panettoni artigianali scelti come dolce simbolo e augurio per il nuovo anno del Mulino, quindi buon Capodanno del Mugnaio a tutti!


