Casa 50 a Napoli, la cucina mediterranea di Marco Fiore inaugura una nuova stagione sul lungomare Caracciolo
di Ornella Buzzone
Ci sono ristoranti che nascono per seguire una tendenza e altri che scelgono di costruire un’identità precisa. Casa 50 appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Affacciato sul lungomare Caracciolo e parte del Gruppo 50 Kalò di Ciro Salvo e Alessandro Guglielmini, questo indirizzo sta vivendo una nuova fase della sua storia.
Una fase che porta la firma del giovane chef Marco Fiore, appena trent’anni, ma già protagonista di un percorso professionale che lo ha visto crescere tra alcune delle cucine più prestigiose di Napoli e importanti realtà internazionali. La sensazione, appena varcata la soglia, è quella di entrare in un luogo pensato per essere vissuto. Gli ambienti eleganti ma mai freddi, il grande giardino esterno, il cocktail bar immerso tra le palme e soprattutto la cucina a vista dominata dalla brace Josper raccontano immediatamente quale sia la filosofia della casa: mettere il prodotto al centro. È proprio qui che la visione della famiglia Guglielmini incontra quella dello chef Marco Fiore.
Durante la mia visita ho avuto modo di conoscere meglio il progetto attraverso il racconto di chi oggi lo porta avanti. Mi ha parlato di una cucina mediterranea che non vuole limitarsi ai grandi classici, ma interpretare tutto ciò che il Mediterraneo offre. La brace, infatti, non è soltanto il regno della carne: diventa lo strumento con cui valorizzare pesci, ortaggi, verdure e materie prime, lasciando che sia il sapore autentico degli ingredienti a raccontare il piatto. Un ruolo fondamentale lo ricopre anche la materia prima. Parte degli ortaggi proviene infatti dal terreno di proprietà sulla collina di Posillipo, dove vengono coltivate diverse varietà di pomodoro che ritornano poi nei piatti dello chef. Una scelta che va ben oltre la semplice stagionalità e che dimostra la volontà di costruire una cucina profondamente legata al territorio. Dietro Casa 50, oggi, c’è anche il volto e la passione di Stefano Guglielmini, figlio di Alessandro, che porta avanti questo progetto con entusiasmo e una visione ben precisa. Mi ha raccontato che il legame con questo luogo nasce da molto lontano: da bambino passava spesso davanti a questo splendido palazzo affacciato sul lungomare, con le sue maestose palme che ancora oggi rappresentano uno dei simboli più riconoscibili del locale. Già allora sognava quel posto, senza immaginare che un giorno sarebbe diventato parte della sua vita. Oggi quel sogno è realtà. Stefano segue Casa 50 con una dedizione che si percepisce in ogni dettaglio, lavorando fianco a fianco con lo chef Marco Fiore per costruire un’identità gastronomica forte e riconoscibile.
È un ragazzo giovane, intraprendente e curioso, con una grande cultura del buon cibo e del buon bere. Prima ancora di essere un imprenditore è un appassionato, uno di quelli che ama sedersi ai tavoli dei grandi ristoranti, confrontarsi con gli chef, ricercare prodotti d’eccellenza e lasciarsi ispirare dalle migliori esperienze. Ed è probabilmente proprio questa passione autentica a rappresentare uno dei valori più importanti di Casa 50: perché quando chi guida un progetto ci mette il cuore, questo arriva inevitabilmente anche nel piatto e nell’esperienza che vive ogni ospite.Marco Fiore ha appena trent’anni, ma trasmette la sicurezza di chi ha già costruito un percorso importante. Napoli è il punto da cui è partito, ma è il mondo ad aver affinato il suo modo di interpretare la cucina. Le esperienze maturate tra il Romeo Hotel, Il Comandante, Palazzo Petrucci e successivamente come Executive Chef del Gruppo IT, con ristoranti tra Europa, Mediterraneo e oltreoceano, gli hanno insegnato a confrontarsi con culture gastronomiche diverse e con una clientela internazionale sempre più esigente. Eppure ciò che colpisce maggiormente è che tutta questa esperienza non lo ha mai allontanato dalle proprie radici. Al contrario, gli ha dato gli strumenti per raccontarle con maggiore maturità. La sua è una cucina che parla napoletano, ma con un linguaggio contemporaneo. Non rincorre effetti scenografici né tecnicismi fini a sé stessi. Preferisce partire dal prodotto, rispettarne la stagionalità e valorizzarlo attraverso una tecnica precisa, quasi invisibile. Ogni piatto mantiene una propria identità, riconoscibile e mai forzata, con il Mediterraneo sempre protagonista. Casa 50 rappresenta probabilmente il luogo ideale per esprimere questa filosofia. Qui Marco Fiore ha trovato una squadra che condivide il suo stesso modo di intendere la ristorazione: ricerca della migliore materia prima, attenzione al dettaglio e il desiderio di offrire un’esperienza che vada oltre il semplice gesto del mangiare. Sono convinta che questo sia soltanto l’inizio di un percorso importante. Marco Fiore appartiene a quella nuova generazione di chef che non sente il bisogno di rivoluzionare la tradizione, ma di farla evolvere con intelligenza, sensibilità e rispetto. Ed è proprio questa maturità, sorprendente per la sua età, a rendere la sua cucina così convincente.Il percorso degustazione si apre con un’entrée che racconta fin dal primo boccone la filosofia di Casa 50. La focaccia di casa arriva calda e fragrante, con pomodoro San Marzano DOP, pomodorini confit, alici di Cetara e origano fresco. Un assaggio semplice solo in apparenza, perché racchiude tutta l’essenza della cucina mediterranea: pochi ingredienti eccellenti, rispettati e valorizzati. Accanto, i peperoncini verdi passati alla brace, un piccolo omaggio alla tradizione napoletana che conquista per la sua autenticità.
Gli antipasti diventano un vero viaggio tra terra e mare. Dal carpaccio di manzo “Anni ’80” con rucola selvatica e Parmigiano Reggiano alle polpette alla brace con pappa al pomodoro e basilico, passando per una freschissima panzanella napoletana.
Il mare si racconta attraverso una raffinata tartare di tonno rosso del Mediterraneo con caponatina siciliana, un elegante carpaccio di ricciola con ricotta di bufala, limone e fiori di zucca e delle alici marinate con pomodorini semi dry e pane croccante. Piatti che parlano di equilibrio, dove tecnica e materia prima convivono senza mai sovrastarsi.
Tra i primi emerge con forza la mano dello chef Marco Fiore.
Gli gnocchetti di patate con frutti di mare, peperoncini verdi e Pecorino di Amatrice sorprendono per personalità e armonia, riuscendo a mettere insieme mare e carattere in un equilibrio davvero riuscito. Ma se dovessi scegliere il piatto che più mi ha emozionata, direi senza esitazione il pacchero ai cinque pomodori.
Apparentemente semplice, ma capace di raccontare tutta la complessità di un ingrediente che in Campania è molto più di un prodotto: è cultura, memoria e identità. Ogni forchettata regalava una sfumatura diversa, dimostrando come tecnica e materia prima possano convivere in perfetto equilibrio. È uno di quei piatti che sembrano facili, ma che richiedono una sensibilità enorme per raggiungere un risultato così pulito e appagante.
Subito dopo metterei gli gnocchetti di patate con frutti di mare, intensi e perfettamente bilanciati, e la tartare di tonno rosso del Mediterraneo, fresca, elegante e capace di raccontare il mare con grande delicatezza. La conclusione è affidata alla Brioche Casa Cinquanta, servita calda e farcita direttamente al tavolo con gelato alla vaniglia e amarene. Un finale goloso, elegante e conviviale che chiude il percorso con la stessa cura con cui è stato costruito dall’inizio. A dire il vero, fare una classifica dei piatti sarebbe quasi ingiusto. Dall’entrée di benvenuto fino al dessert, ogni portata ha avuto un senso all’interno del percorso, senza mai un calo di ritmo o di qualità. È uno di quei pranzi che scorrono con naturalezza, lasciando il desiderio di fermarsi ancora un po’. Sono uscita da Casa 50 con una certezza: tornerò. Perché quando un ristorante riesce a coniugare una materia prima eccellente, una cucina autentica, un servizio curato e una visione così chiara, una sola visita non basta.
Casa 50 non vuole essere semplicemente il ristorante del Gruppo 50 Kalò. Sta costruendo una personalità autonoma, fatta di cucina mediterranea contemporanea, attenzione quasi maniacale alla qualità e un’accoglienza che riesce a farti sentire parte dell’esperienza. Napoli oggi ha un indirizzo gastronomico che merita di essere scoperto. Un luogo dove la passione di Stefano Guglielmini, la visione imprenditoriale della famiglia, il talento di Marco Fiore e la forza di una materia prima straordinaria si incontrano per dare vita a un progetto destinato a crescere. E se queste sono le premesse, sono certa che sentiremo parlare sempre più spesso di Marco Fiore, uno chef giovane ma già capace di lasciare la propria impronta attraverso una cucina sincera, elegante e profondamente mediterranea.
Via Sannazaro 10, angolo Lungomare Caracciolo – Napoli
Telefono: 081 043 5666
Aperto tutti i giorni a pranzo e a cena.
Costo medio: 60-80 euro a persona, vini esclusi.
Scheda del 4 giugno 2026
Napoli, a Casa 50 arriva lo chef Marco Fiore
di Emanuela Sorrentino
Nuovo chef a Casa 50 in piazza Sannazaro a Napoli. Dopo Giovanni Sorrentino arriva Marco Fiore, 33 anni, che avevamo lasciato al Clodia Restaurant di Bacoli nella stagione 2024-2025, successivamente per lui un periodo di consulenze prima di approdare alla guida della brigata a Casa 50. Una cucina dalle radici mediterranee, con rispetto della territorialità e dei prodotti tipici quella di Fiore che ha all’attivo esperienze internazionali e nazionali.
A Napoli è stato da Baccalaria di Toti Lange, a Palazzo Petrucci, al Romeo, alla Terrazza del Re per citare alcuni locali. Nei giorni scorsi sui social era stato taggato in un post di Alessandro Guglielmini, owner e ceo di 50 Kalò group, dove appariva solo la foto del menu di Casa 50.
Ed ora arriva l’ufficialità della nuova collocazione lavorativa. Lo chef Giovanni Sorrentino il 24 maggio aveva pubblicato la foto sua con lo staff di Casa 50 scrivendo “The last dance” ed il giorno prima aveva annunciato la conclusione del rapporto per una decisione personale condivisa con la proprietà.











