Casa del Nonno 13 – Un racconto di rinascita, territorio e accoglienza
Casa del Nonno 13 a Mercato San Severino
Via Caraccioli, 13
Tel. 089.894399
www.casadelnonno13.com
di Ornella Buzzone
Ci sono luoghi che non sono semplicemente ristoranti, ma capitoli vivi della storia gastronomica di un territorio. Casa del Nonno 13, a Mercato San Severino, è uno di questi. Ogni volta che si varca la soglia di questo indirizzo storico, la sensazione è quella di entrare in una casa che custodisce memoria, cultura e una profonda idea di cucina campana. Casa del Nonno 13 nasce dalla visione colta e raffinata di Raffaele Vitale, architetto e chef patron che ha saputo trasformare un’idea di cucina territoriale in un progetto identitario, capace di conquistare una stella Michelin e, soprattutto, il rispetto di chi ama davvero la tavola. Qui la gastronomia non è mai stata solo esercizio tecnico, ma racconto, architettura del gusto, dialogo costante con il territorio.
Dopo il ritiro di Vitale nel 2017, il ristorante ha attraversato fasi complesse, compresi gli anni difficili della pandemia. Eppure, come spesso accade ai luoghi autentici, Casa del Nonno 13 non ha mai perso la propria anima. Nel 2022 arriva una nuova rinascita: un gruppo di giovani imprenditori, attivi tra Campania e Toscana, decide di raccogliere un’eredità importante, scegliendo non di stravolgere, ma di custodire e rilanciare. Oggi Casa del Nonno 13 vive una fase di maturità consapevole. La filosofia resta ancorata a valori solidi – stagionalità, territorialità, qualità assoluta delle materie prime – ma si apre a una visione più dinamica e contemporanea, capace di parlare al presente senza dimenticare il passato. Il cuore pulsante di questa nuova stagione è lo chef Gioacchino Attianese. Nato ad Angri nel 1985, Attianese è uno di quei cuochi che non alzano mai la voce, ma lasciano parlare i piatti. Il suo percorso è solido, costruito passo dopo passo accanto a grandi nomi della cucina italiana: da Domenico Iavarone al Maxi di Vico Equense ad Andrea Aprea tra Napoli e Milano, passando per Quattro Passi a Nerano, Palazzo Sasso con Pino Lavarra, Oliver Glowig a Villa Borghese e Nino Di Costanzo al Mosaico di Ischia. Esperienze importanti, mai esibite, ma metabolizzate con intelligenza. Ci tengo a dirlo senza mezzi termini: Gioacchino non ama i riflettori, ma se li merita tutti. Per la professionalità, per la capacità di lavorare in squadra, per quella leadership silenziosa che costruisce valore ogni giorno, servizio dopo servizio.
Dal 2022 guida la cucina di Casa del Nonno 13 con una visione chiara: una cucina identitaria, elegante, profondamente campana, capace di essere contemporanea senza perdere il legame con la memoria. La sua attenzione alla materia prima è rigorosa, quasi maniacale: selezione attenta, rapporto diretto con piccoli produttori, rispetto assoluto della stagionalità. Ogni piatto nasce da un equilibrio sottile tra ricordo e innovazione. C’è però un aspetto fondamentale che oggi racconta più di ogni altro la nuova anima di Casa del Nonno 13: è un luogo finalmente alla portata di tutti. Un ristorante che resta capace di soddisfare l’ospite più esigente, quello che cerca una cucina di livello e un’esperienza gastronomica completa, ma che allo stesso tempo apre le sue porte anche a chi desidera vivere questo palazzo storico con maggiore leggerezza.
Casa del Nonno 13 è aperta per una cena strutturata, certo, ma oggi si può entrare anche semplicemente per una degustazione di formaggi o per un calice di vino. La vera novità è il Banco di Salumi e Formaggi, un angolo vivo e conviviale dove è possibile vedere lo chef all’opera mentre affetta con cura, seleziona e compone taglieri davvero particolari, costruiti esclusivamente con prodotti territoriali scelti uno a uno. Un gesto antico, quasi domestico, che restituisce valore al tempo e alla materia prima.
Ed è proprio questo che cambia la percezione del luogo. In una cornice bellissima come quella di Casa del Nonno 13, oggi si può tranquillamente trascorrere un paio d’ore, bere un drink, aprire una buona bottiglia di vino e accompagnarla con una sessione di salumi e formaggi, senza per forza intraprendere un percorso gastronomico completo. Un modo nuovo, più libero, di vivere uno spazio che per anni è stato percepito come impegnativo. Questa apertura rende il ristorante adatto a pubblici diversi: a chi cerca una cucina più ricercata, ma anche a gruppi di amici che vogliono ritrovarsi per mangiare in modo più easy o semplicemente condividere un tagliere fatto come si deve. È un passaggio culturale importante, perché se un tempo la stella Michelin e la solennità della dimora storica potevano intimorire, oggi quello stesso palazzo racconta accoglienza, possibilità e quotidianità. La cucina, del resto, lo conferma. Per quanto i piatti siano armoniosi, curati ed eleganti nella presentazione, restano profondamente legati a una cucina povera, di tradizione, schietta, che non si allontana mai dal territorio.
Durante la serata ho assaggiato un menu che racconta perfettamente la filosofia attuale di Casa del Nonno 13: memoria, territorio e una sensibilità contemporanea mai invadente. Si parte con un Omaggio alla scarola n’buttunata, piatto che profuma di cucina di casa ma si presenta in una forma nuova: gratinata al forno, arricchita da pane alle erbe e servita con acciughe, pomodori secchi, olive e uvetta. Un equilibrio riuscito tra dolcezza, sapidità e ricordo. Segue la cipolla d’orata, intensa e avvolgente, e un tortello dal ripieno identitario: caprino dei Monti Lattari, zucca, funghi chiodini e nocciole di Giffoni, dove ogni ingrediente mantiene una voce precisa.
La pasta del Pastificio Vicidomini accoglie poi un piatto profondamente campano, con fagioli cannellini, cicoria selvatica, trippa e peperoncino, completato da note affumicate di cenere, lenticchie soffiate e caciocavallo irpino.
Il secondo è un agnello stracotto al caffè, sorprendente ma misurato, accompagnato da topinambur e spinacino, capace di unire intensità e delicatezza. I dolci chiudono il percorso con un ritorno alla comfort zone: tiramisù classico, semifreddo agli agrumi e crema di panettone, rassicuranti e ben eseguiti. Accanto alla carta, il ristorante propone due menù degustazione.
Il Territorio (50 € p.p., bevande escluse) è un percorso che attraversa i sapori autentici della tradizione con benvenuto, minestra, antipasto, pasta e dolci ricordi. L’Experience (80 € p.p., bevande escluse) è invece un viaggio più emozionale, completamente affidato alla mano dello chef, con benvenuto, sei portate principali e piccola pasticceria. Non manca la Food Pairing Experience, mentre la proposta di salumeria permette di vivere il ristorante anche in chiave più informale: selezione mista di salumi e formaggi con confetture e sott’oli (18 €) o degustazione di cinque formaggi a sorpresa (15 €). La carta dei vini, curata da Alessandro Pecoraro, dialoga con una cantina importante; il palazzo offre inoltre una corte esterna per l’estate, due grandi cucine, una sala più intima per cene private o eventi e un bar dedicato a cocktail e drink. Un insieme di spazi e proposte che rendono Casa del Nonno 13 un luogo vivo, versatile, capace di accogliere senza mai rinunciare alla propria identità. Una cucina che parla campano senza filtri, che non ostenta, ma accoglie. Ed è forse proprio qui che Casa del Nonno 13 trova oggi la sua forma più autentica: un luogo storico che non fa più paura, ma invita a entrare, sedersi e sentirsi a casa.
Scheda del 29 maggio2025
Casa del nonno 13: quando Raffaele Vitale lo progettó, aveva una visione
di Francesco Costantino
Ne aveva previsto ogni fase: crescita, adattamento, evoluzione. Immaginato in una mutazione continua: versatilità di utilizzo in base alle esigenze.
La volontà di raccontare un territorio anche attraverso la materia inerme. Non c’è nulla lasciato al caso.
Legno, ferro, pietra, ceramica usati per realizzarlo, hanno una matrice comune, che sia artigiana o artistica: è locale. Imponenza evocativa, con i segni del tempo marcati. Elementi ripristinati che continuanuando a vivere, diventano custodi di ricordi che non devono essere persi.
In un mondo che corre, bisogna recuperare il tempo; rallentare per notare i dettagli; per apprezzare la bellezza, anche quella del singolo gesto.
L’ accento è sull’agro-nocerino e il basso vesuviano, così i costumi e le abitudini nei piatti che raccontano tradizione. Se penso al carciofo, ti deve arrivare il profumo di quello arrostito per strada, seppur mangiandolo con consistenze diverse. Se l’odore di pomodoro, quando inizia la stagione delle conserve, impregna l’aria: come non celebrare il protagonista della ricchezza dell’economia agricola ?
Quello è il senso di uno spaghetto al pomodoro in carta , che poi può diventare un esercizio di stile, ma ha un racconto solido che resiste a qualsiasi obiezione.
L’altro chiodo fisso : la condivisione.
Il tavolo sociale, le sedute imperiali , tutte pensate per favorire l’incontro, il confronto, il dialogo.
Non ha mai visto casa del nonno come un luogo in cui servire cibo agli avventori. L’idea era quella di creare una meta, un indirizzo da raggiungere, per vivere la narrazione del piacere gastonomico. Il Suo.
E nella sua visione, quella grande casa Patronale aveva in sé più anime. La corte, le terrazze, il giardino, tutto con una funzione e uno scopo
Questa era la visione complessiva.
Il desiderio di ripetere quotidianamente la rievocazione della sacralità della famiglia. Le abitudini . La tradizione del pranzo della festa, dove il cibo non aveva solo la funzione nutritiva, ma diventava piacere lascivo. C’era la bottega. I salumi affinati pronti a corroborare un primo calice di vino, come aperitivo. La cosa che ho fissato nella memoria era “l’area relax” che aveva creato. Il dopo pasto: un vecchio sofá, comodo, qualche poltrona, grandi distillati ed un camino che agevolasse anche il fumatore di sigari .
Quello fu un tempo, che ottenne riconoscimenti straordinari. Diventò una meta turistica, grazie anche al riconoscimento della Michelin.
Eredità pesante da sostenere per chi sarebbe arrivato dopo. Tanto pesante che in pochi anni, sul progetto, venne scritta la parole fine.
Fino a tre anni fa, quando prende le redini dell’attività Francesco Palumbo, coadiuvato da Gioacchino Attianese in cucina e Alessandro Pecoraro in cantina. E meno male, perché probabilmente, solo una squadra di professionisti preparati, che si stimino fra loro, si può cimentare in una sfida del genere.
La nuova gestione si è data una sola regola inderogabile: la sostenibilità!
Serve tempo affinché la macchina trovi il giusto assetto. Quando si rileva e si subentra in un’attività è necessario capirne criticità e potenzialità, per gestire le prime ed esaltare le altre.
Primo step era annullare il gap estivo. Locale convenzionalmente invernale per conformazione, pagava dazio nei mesi caldi. Recuperata la parte alta dei giardini ne è nato uno spazio all’aperto, fruibile tranquillamente per gran parte dell’anno, anche per piccole cerimonie più strutturate.
Ampliare l’opportunità di business (la versatilità a cui ambiva Raffaele) aprendo alle cerimonie senza “la contaminazione”degli spazi.
Anche la corte, ha assunto una funzione operativa. Arredata con grande semplicità e armonia, è diventata la sala esterna, quella che accontenta i fumatori o chi comunque predilige l’outdoor a prescindere.
Per il resto, nei locali storici poco è cambiato se non il mood ed è quello su cui, a mio avviso, c’è maggiore margine di crescita. Con un riferimento più facile, come se per una foto da pubblicare usassimo il filtro “vivido”: pulito, essenziale, a luce fredda. Le bottiglie dei grandi vini (da Lui immaginate come opere d’arte), che prima arredavano anche la sala grande, hanno lasciato il posto a preziose ceramiche ed oggetti di design, esteticamente gradevoli ma più “silenziose”. Quelle, adesso, rivestono il piccolo cunicolo che porta alla cantina. La carta, è nuovamente ben assortita. Parla più lingue e segue la passione di Alessandro. Avere chi la monitora e la segue con assiduità, consente di fare gran belle bevute.
La cucina è di una solidità importante. Gioacchino è in stato di grazia. Maturo e affidabile. È il cuoco che tutti vorrebbero. Garbato, educato, preciso. Mai fuori le righe, con spirito stakanovista. Il lavoro come gesto responsabile, la “fatica” come obiettivo a cui ambire, non dà cui nascondersi. Ogni piatto è costruito con una logica e segue dei parametri precisi. Non in maniera integralista, il territorio è presente sia nel vegetale che nella proteina. Tecniche di cottura, sapori, profumi, equilibri, consistenze, texture, raccontano le conoscenze e le esperienze maturate in cucine importanti, negli anni di formazione.
Ogni morso, ogni boccone, esaudisce le aspettative.
Mi concedo una riflessione:
La visione iniziale era quella giusta. Lo dice la storia. Questa gestione ha le risorse professionali per proseguire quella strada. Omaggio più grande non si potrebbe rendere, ad una figura così importante nel panorama gastronomico Italiano.
L’ idea di cucina. Rendere protagonista il tuo territorio, ti restituisce il vantaggio di conoscerlo a fondo, sotto ogni aspetto: il racconto, lo story telling, diventa inesauribile; è coerente; è sostenibile.
Casa del nonno 13 per me è:
Il calore che si percepiva quando avvicinava al tavolo. Prima una battuta, poi una riverenza e poi iniziava il racconto. E tu stavi lì ad ascoltarlo, assorto nelle sue parole. Portava in sala il profumo di buono uscendo dalla cucina; lo sguardo di approvazione verso Antonietta (compagna di vita di sempre) mentre preparava un conto, che indicava l’attenzione all’amico.
Chiaramente questo non deve essere replicato, ma usato come esempio.
Va ricreato quel mood, informale, ma attento e puntuale; dove la soddisfazione del cliente è centrale. Nessun ego da appagare.
Sono convinto che l’entusiasmo razionale di Francesco Palumbo , possa riuscire. Percepisco una una forte affinità, probabilmente perché soero davvero si possa dare continuità a quel tipo progetto.
Ad Maiora!
Segue una descrizione didascalica della cena. Abbiamo bevuto bene e mangiato meglio.

Casa del Nonno 13 -Direttamente dall’orto, Variazione di piselli dell’orto, cipollotto, burrata, menta e nuvola di riso

Casa del Nonno 13 -Pasta fresca tirata a mano, ripiena di ragù d’agnello e il suo ristretto, piselli, pecorino e noce moscata

Casa del Nonno 13 -Cremoso al cappuccino, pan di Spagna al cioccolato e caffè, crumble di riso alle mandorle e spuma di latte e miele con polvere di liquirizia, crostino di cornetto
Scheda dell’8 aprile 2023
Casa del Nonno 13, ritorno al passato con la buona mano di Gioacchino Attianese

Casa del nonno 13: Gioacchino Attianese con lo staff di cucina
Stavolta sembra la volta buona per uno dei ristoranti più belli e affascinanti della Campania. L’ex stellato Casa del Nonno 13 fondato da Raffaele Vitale è stato rilevato dall’imprenditore Francesco Palumbo, patròn del Crub nella vicina a Cava de Tirreni, che ha voluto spostare qui Gioacchino Attianese, con cui il sodalizio va avanti bene da tempo.
Non era un compito facile: dopo l’uscita di Raffaele Vitale si sono succeduti diversi cuochi durati al massimo un paio di stagioni sino allo spegnimento progressivo dell’esperienza.
Secondo me la ripartenza avviene con il piede giusto: si riprende il filo da dove era cominciato, con i piatti che hanno lo stile di Raffaele: terragni, di tradizione, leggibili, saporiti. Il fuoco è stato riacceso per arrostire i deliziosi agnelli e le carni di Mario Laurino, il pane viene fatto in proprio, grande attenzione all’olio. Siamo nell’Agro Nocerino Sarnese, la grande dispensa prima di Napoli e ora dell’Italia dove si concentra il 70 per cento dell’industria conserviera ed è viva la cultura delle verdure e degli ortaggi in genere.
Ed è proprio sul vegetale che la mano dello chef ci ha convinto in maniera assoluta, a cominciare da una minestra maritato che noi abbiamo voluto senza la carne per iniziare, con un carciofo memorabile, in cui il lardo esalta e non copre il sapore, carciofo poi riproposto arrostito insieme all’agnello, e, ancora,una spettacolare scarola imbottita. Sapori napoletani tipici, ripuliti e ben presentati.
Grande attenzione alle paste, con i classici propilei genovese e ragù napoletano, ottimi i bottoni ripieni di ricotta di bufala e lo spaghetto con la colatura di alici. Insomma una proposta ampia e una carta dei vini colta e curiosa, con bottiglie importanti ma anche con chicche irpine ben selezionate.
L’ambiente è sempre suggestivo, i tavoli rossi hanno sostituito quelli in legno dando un giusto tocco di contrasto fra antico e moderno, fuori una corte dove si mangia quando è buon tempo, la cantina segreta a cui si accede attraverso un cunicolo, poi una sala per piccoli eventi e banchetti con sfogo nel giardino. Il Palazzo del ‘700 è insomma un vero e proprio labirinto in cui è bello perdersi.
Casa del Nonno, insomma, ricomincia da Tre, dai suoi gloriosi inizi, quando si riuscì a portare la cucina di territorio al riconoscimento della stella Michein senza perdere il consenso del pubblico. Secondo noi ci sono i presupposti perchè l’operazione possa riuscire, ma ci vorrà tempo per ricostruire la reputazione del locale non tanto verso il pubblico quanto nei confronti della Rossa che difficilmente torna sui suoi passi.
Consigliato per coppie, comitive, mangioni e gourmet, insomma, a tutti.

Casa del nonno 13

Casa del nonno 13 – Trippa di benvenuto

Casa del nonno 13 – Minestra maritata senza carne

Casa del nonno 13 – Scarola imbottita

Casa del nonno 13 – pane

Casa del nonno 13 – Il carciofo

Casa del nonno 13 – Bottoni di ricotta su fave e pecorino

Casa del nonno 13 – Spaghettone Vicidomini con aglio, olio, peperoncino e colatura di alici

Casa del nonno 13 – La pasta e fagioli ripassata

Casa del nonno 13 – Agnello e patate

Casa del nonno 13 – La pasta e fagioli ripassata

Casa del nonno 13 – I formaggi

Casa del nonno 13 – Tiramisu e dolci

Casa del nonno 13 – vini
9 marzo 2019

Francesco Franzese
Casa del Nonno 13 a Mercato San Severino
Via Caraccioli, 13
Tel. 089.894399www.casadelnonno13.com
Sempre aperto, chiuso lunedì
Ferie in agosto
Eravamo molto curiosi di provare la cucina di Francesco Franzese, giovane chef dell’anno per la guida Mangia&Bevi del Mattino 2018 qundo era al Roji di Nola, declinata nella storia di questo locale creato dal genio gastronomico-architettonico di Raffaele Vitale e la passione del patròn Antonio Angrisani. Molta esperienze negli stellati campani, una anche all’atelier di Robuchon, Francesco nel cambio aveva la necessità di orientare la bussola per quanto riguarda il reperimento del prodotto perchè il genius loci di questo spettacolare locale stellato è nell’essere espressione compiuta di materia prima dell’agro Nocerino-Vesuviano, storica dispensa della grande città. Crediamo non sia estraneo a questo deciso cambio di rotta rispetto al Roji anche il provvedenziale riavvicinamento tra Raffaele e Antonio dopo un divorzio che si era annunciato piuttosto burrascoso.
Di fatto la linea scelta ci sembra efficace e comprensibile: ci sono tutti i piatti storici di Casa del Nonno 13 affiancati ad alcune rivisitazioni che però non sono stranianti, bensi arricchiscono la proposta. Di fatto una solida tecnica che deve essere solo arricchita dalla capacità di fare la spesa e imporre in cucina prodotti sempre freschi nella maggior parte del menu.
Nel corso di una piacevole cena, eravamo in sei, abbiamo provato gran parte del menu e ne siamo usciti convinti. L’estrazione del sapore c’è ed è perfetta, nessuna accozzaglia di ingredienti, presentazioni pulite ed essenziali. Anche i piatti che hanno influenza asiatica sono molto ben concepiti e integrati grazie al’uso dei brodi, il ritorno alla brace di un cosciotto di agnello intero come è rarissimo vedere in Italia ci ha emozionato, soprattutto quando poi è stato servito con la giusta cultura di salse ben eseguite. Il finale dei dolci è spumeggiante. La carta dei vini gestita da Marco Del Litto, anche lui ex Roji, è ampia, territoriale e nazionale con una bella lista di champagne con prezzi che fanno girare la cantina.
Il prezzo? Tra i 50 e i 60 euro per una esperienza completa.
L’auspicio è che questo locale a cui siamo affezionati abbia trovato finalmente la quadra, le premesse per confermare la stella ci sono tutte. Come tutti i giovani cuochi, Francesco deve dimostrare di saper mediare tra quelle che sono le sue letture del lavoro e le esigenze della proprietà senza alzare il tavolo e andarsene alla prima occasione in cui non si è d’accordo. Il physique du rôle è dalla sua: deve costruire con pazienza questo progetto e portarlo avanti con determinazione.
Chi vivrà mangerà e berrà!
Casa del Nonno 13 chef Francesco Franzese

Casa del Nonno 13, la cucina

Casa del Nonno 13, la sala

Casa del Nonno 13, l’aperitivo

Casa del Nonno 13, carciofo arrosto, il suo ripieno e spugna al prezzemolo

Casa del Nonno 13, scarola ‘mbuttunata, maionese al limone e salsa al cipollotto nocerino

Casa del Nonno 13. Pastina al pomodoro risottatta in acqua di pomodoro San Marzano e salsiccione di Sant’Eustachio

Casa del Nonno 13, Pasta e patate. Ravioli di patate, provola, liquirizia e dashi al polpo

Casa del Nonno 13, Cappelleti ripieni di ragu’ di quaglia e arance in brodo yosenabe

Casa del Nonno 13, pancia di maiale laccata all’aceto balsamico e gelato al pomodoro confit

Casa del Nonno 13, Cosciotto di agnello – patata cotta sotto la cenere – Cosciotto d’agnello con salsa barbecue

Casa del Nonno 13, la lasagna

Casa del Nonno 13 Pastiera di grano con pasta frolla integrale, cremoso alla pastiera, pop corn caramellati e brina di limone – ricotta e pera – tiramisu’ ai tre cioccolati

Casa del Nonno 13, vino
Casa del Nonno 13
















