Contrade dell’Etna 2026: racconto di un territorio che impara a governare la crescita


di Angela Petroccione

Contrade dell’Etna si è conclusa da poche ore e quello che resta non è nella sequenza degli assaggi o nei numeri da record dell’affluenza quanto nella percezione di un territorio che lavora alla costruzione del proprio futuro imboccando una direzione precisa.

Contrade dell’Etna 2026 – Il Sikania Garden Village

Per anni l’Etna vitivinicolo è stato raccontato come un fenomeno, poi come una moda, poi come una realtà in espansione. Oggi queste categorie non bastano più.
La diciassettesima edizione della manifestazione nata dall’intuizione del visionario Andrea Franchetti, che ha visto la presenza di cento cantine con circa 3.000 bottiglie stappate, 60 giornalisti tra stampa nazionale, estera e locale, e numerosi operatori del settore Horeca, sembra essere arrivata proprio per sottolineare questa frattura.

Contrade dell’Etna 2026 il Salone centrale

A riportare il tema dentro uno scenario più ampio è il presidente del Consorzio Etna DOC Francesco Cambria, che, nel talk di apertura moderato da Fabrizio Carrera di Cronache di Gusto, ha restituito un quadro netto del mercato.

Contrade dell’Etna 2026 Il talk di apertura moderato da Fabrizio Carrera di Cronache di Gusto con il Presidente del Consorzio Etna DOC Francesco Cambria

«Il momento per il comparto del vino non è dei più favorevoli, tra dazi, guerre e incertezza economica. Tuttavia l’Etna, pur in questo contesto, soffre meno rispetto ad altri territori».
Una tenuta che non è casuale, ma legata alla struttura stessa della denominazione.
«Dieci anni fa l’Etna era una novità, oggi è il consolidamento di un’eccellenza».
I numeri aiutano a capire: 1497 ettari vitati, circa sei milioni di bottiglie che rappresentano l’1,5% della produzione siciliana, con una quota compresa tra il 20% e il 25% destinata agli Stati Uniti. Una dimensione contenuta, che non impone di presidiare tutti i mercati, e un posizionamento medio-alto che oggi, più di altri, riesce a reggere.
«Negli USA gran parte del vino italiano registra cali a doppia cifra. L’Etna ha mantenuto le proprie posizioni».
Tiene perché è piccolo, tiene perché è riconoscibile, tiene perché è articolato: bianchi e spumanti crescono mentre i rossi restano nella sostanza invariati. Tiene, soprattutto, perché non ha bisogno di essere tutto per tutti. Ma è proprio questa fase a rendere necessario un passaggio ulteriore.
«Ci sono i presupposti per arrivare alla DOCG entro la fine del 2026» – aggiunge Cambria. E insieme, resta la necessità di governare l’offerta. «Abbiamo rinnovato la limitazione degli impianti per un ulteriore triennio. È una scelta che consente di mantenere equilibrio tra produzione e valore».
Se il Presidente misura la capacità dell’Etna di stare sul mercato, il direttore del Consorzio Maurizio Lunetta – intervenuto nell’ambito di una tavola rotonda organizzata dal Comune di Linguaglossa – lavora sulla sua struttura.

Contrade dell’Etna 2026 Il direttore del Consorzio Etna DOC Maurizio Lunetta

«Le contrade sono state formalizzate nel 2011 per distinguere le diverse caratteristiche pedoclimatiche e i microclimi». Oggi quel sistema viene aggiornato. «Siamo arrivati a una proposta di 162 contrade, circa trenta in più rispetto alle attuali».
Non un aumento ma un completamento, un modo per rendere leggibile un territorio che, per sua natura, non è stabile. «Per anni i confini si sono basati su curve di livello che cambiano a ogni eruzione. – aggiunge Lunetta – Per questo dal 2021 abbiamo avviato una mappatura GIS».
Dietro la mappa, però, c’è un altro livello, meno visibile ma decisivo: il valore.
«Oggi i terreni dentro la DOC valgono fino a sei o sette volte quelli esterni».
E quindi la necessità di mettere ordine.
«L’aumento delle superfici è stato limitato a un massimo di 50 ettari l’anno. Crescere è importante, ma deve essere sostenibile».
Il punto, a questo livello, è chiaro: non si tratta più di espandersi, ma di dare forma a ciò che già esiste.
Tra i banchi d’assaggio, questo passaggio si percepisce in modo netto anche nel confronto diretto con i produttori.

Contrade dell’Etna 2026 banchi d’assaggio

Per Antonio Rallo, il successo stesso diventa un tema da gestire:

Contrade dell’Etna 2026 Antonio Rallo – Donnafugata

«L’Etna oggi è tra i territori più osservati. Proprio per questo serve il coraggio di fermarsi un attimo, controllare la crescita e dare basi più solide a questo sviluppo».
Per Manuela Seminara il nodo è un altro: non la produzione, ma la capacità di lettura.

Contrade dell’Etna 2026 Manuela Seminara Tenute Ballasanti

«Bisognerebbe lavorare di più sull’ascolto e preparare il pubblico alla scoperta. Spesso si va verso i nomi già conosciuti, c’è poca curiosità reale». La complessità dell’Etna esiste già, il problema è renderla accessibile.
E poi c’è il tempo, quello che si misura nelle trasformazioni lente ma profonde, come racconta Federico Graziani.

Contrade dell’Etna 2026 Federico Graziani

«In poco più di quindici anni siamo passati da poche decine di aziende a quasi quattrocento».
Una crescita rapida, inevitabilmente disordinata.
«È probabile che nel tempo ci sarà una scrematura».
Non come limite, ma come passaggio naturale.
«Negli ultimi anni la crescita qualitativa è stata molto importante. I margini sono ancora ampi».
È qui che emerge forse la chiave più interessante: non uno stile unico, ma una pluralità che deve trovare una direzione comune.
«Serve un insieme di voci diverse – conclude Graziani- che lavorino con un obiettivo condiviso».
Contrade, in questo senso, funziona come un punto di osservazione, non tanto per quello che mostra, ma per quello che rende evidente.
Come sottolinea l’organizzazione attraverso la voce di Massimo Nicotra di Crew, il dato non è solo l’affluenza o il numero di operatori.
«C’è una volontà condivisa di fare squadra, tra produttori, istituzioni e aziende del territorio».

Contrade dell’Etna 2026 La squadra di Crew – da Sinistra Raffaella Schirò, Sergio Cimmino e Massimo Nicotra

È qui che la parola sistema smette di essere retorica e comincia a prendere forma. L’Etna non ha più bisogno di dimostrare di esistere, deve dimostrare di sapersi tenere. La differenza, da qui in avanti, non la farà la crescita, la farà la capacità di governarla.

Contrade dell’Etna 2026 – Vista dell’Etna

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