Coronavirus a New York, Daniel Humm cucina migliaia di pasti per i poveri

4/4/2020 479
L'iniziativa di Daniel Humm sul New York Times
L’iniziativa di Daniel Humm sul New York Times

Giovedì scorso Daniel Humm, chef e proprietario dell’Eleven Madison Park, il ristorante di New York  più famoso del mondo, ha annunciato su Instagram che dopo la chiusura obbligata per l’arrivo del Coronavirus avrebbe messo a disposizione la sua cucina per la onlus Rethink Food NYC, che distribuisce migliaia di pasti al giorno ai bisognosi e agli operatori ospedalieri. La notizia è stata subito ripresa dal New York Times.

«Questa città mi ha dato tutto, quindi volevo davvero capire cosa avrei potuto fare per restituirle qualcosa di importante», ha dichiarato Humm in un’intervista telefonica.

Rethink è un’organizzazione senza scopo di lucro fondata dal 32enne Matt Jozwiak nel 2016 che utilizza il cibo avanzato nei negozi di alimentari e nei ristoranti per preparare pasti gratuiti a basso costo per i newyorkesi in difficoltà. Prima del coronavirus, preparava da 8.000 a 10.000 pasti a settimana, ma sin dai primi giorni Jozwiak sapeva che presto sarebbe stato in prima linea in una città alle prese con la pandemia. I ristoranti chiudono. Le persone avrebbero avuto bisogno di cibo. Adesso Jozwiak sostiene che entro la fine di aprile fornirà da 8.000 a 10.000 pasti al giorno, cinque giorni alla settimana.

I pasti saranno preparati da 12 chef, tra i quali appunto Daniel Humm, che hanno chiuso il mese scorso il loro ristorante a causa della crisi sanitaria.
All’inizio, cucineranno circa 1.000 pasti al giorno, quindi aumenteranno fino a circa 3.000 pasti.

La cucina chiusa dell'Eleven Madison nel post IG di Daniel Humm
La cucina chiusa dell’Eleven Madison nel post IG di Daniel Humm

«Questa cucina è stata costruita per donare piacere alle persone attraverso il cibo» ha scritto Daniel Humm in un post su Instagram, sotto la foto dell’enorme cucina vuota dell’EMP «Oggi, i pasti che stiamo preparando sono senza dubbio tra le cose che più mi riempiono di orgoglio della mia carriera».

 

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