Crisi settore wedding e alberghiero: qui la crisi ha già colpito sino alla fine dell’anno (se tutto va bene)

2/5/2020 1.3 MILA

di Marco Contursi

E’ il settore del food che paga il prezzo più alto: quello delle Cerimonie. Battesimi, comunioni, matrimoni, tutto annullato fino a settembre.

Perché il settore più a rischio crac? Parlano i numeri: 200-250 cerimonie annullate per una struttura medio-grande da marzo ad agosto, milioni di euro persi, migliaia di lavoratori stagionali non assunti ( una struttura medi grande ne assume nelle giornate di maggior lavoro, anche 4-5 matrimni in un sol giorno, oltre 200 persone), tonnellate di generi alimentari e migliaia di litri di vino non consumati. Una vera catastrofe. Anche perché le spese di gestione di questi giganti della ristorazione, capaci di sfamare contemporaneamente anche 2 mila persone, sono enormi. Basti pensare a corrente elettrica, tasse sui rifiuti, Imu e chissà quante altre. Decine di migliaia di euro all’anno da pagare. Quello delle cerimonie è uno dei pochi settori che trainava una economia, già incerta negli ultimi anni.

Soprattutto nelle zone rurali, è rimasta l’usanza del matrimonio come una volta, con 4-500 invitati, come mi conferma un pasticciere del vallo di Diano. Un indotto di milioni e milioni di euro che vede coinvolti ristoratori, albergatori, camerieri, chef, giardinieri, wedding planner, fiorai, noleggiatori di auto, fotografi, parrucchieri, fornitori di materie prime e di bibite, venditori di bomboniere, e perché no, produttori di riso. Scherzi a parte, c’è un esercito di migliaia e migliaia di persone, rimaste senza lavoro e senza reddito. Nelle zone ad alta vocazione, Penisola sorrentina, Paestum, vesuviano, Lettere, sono centinaia le strutture che aspettavano marzo per iniziare un lavoro che si sarebbe concluso a fine ottobre. Sono migliaia i ragazzi che chiamati a giornata si sarebbero pagati così gli studi o avrebbero aiutato economicamente le famiglie. Tutto cancellato. Immaginiamo per un attimo un produttore di vino per cerimonie che ha 5-6 strutture grandi come clienti, parliamo di almeno 30-40 mila bottiglie consumate in un anno e che lui ha già prodotto ed era pronto a consegnare. Ora che ne farà? E il costo per produrle, come lo recupererà? Coi 25 mila euro dello stato che non bastano neanche a pagare il vetro? E vogliamo parlare del consumo di pesce, carne, pasta, dolci? Milioni e milioni di euro in fumo. Migliaia di famiglie sul lastrico.

E il peggio, come mi racconta il titolare di una grande struttura per eventi, che vuole mantenere l’anonimato, deve ancora venire: “Siamo noi i più colpiti poiché come ogni anno avevamo già fatto i lavori di rinnovo per affrontare al meglio la stagione lavorativa e quindi abbiamo speso decine di migliaia di euro per abbellire le strutture, inoltre non è possibile fare una cerimonia senza venire a contatto, un evento come un matrimonio è fatto di baci e abbracci, di balli, di giro tra i tavoli. Impensabile organizzare con strutture divisorie in plexiglass e altre protezioni. Io davo lavoro a circa 400 persone da marzo a ottobre, in due strutture ma ora resterò chiuso, chi penserà a queste persone? Chi mi aiuterà nei costi enormi di gestione di una struttura come quelle che ho?”.

In effetti i costi di gestione degli alberghi sono inimmaginabili e molti in costiera amalfitana e sorrentina non apriranno, come racconta il titolare di un 5 stelle che conti alla mano racconta:” Siamo un hotel di primissima categoria e dovremmo garantire comunque standard altissimi anche se viene un solo cliente. Questo significa avere molto personale a fronte di entrate minime. Le prenotazioni sono tutte disdette, e se malaguratamente si verificasse un caso di contagio nella nostra struttura, metteremmo a rischio la reputazione di eccellenza dell’albergo, meglio riaprire nel 2021, sperando tutto questo sia passato”.

Finora dalla politica solo scuse per il mancato arrivo dei soldi, promesse non mantenute, bugie e nuove e assurde restrizioni a fronte di meno di 20 nuovi contagi giornalieri nelle regioni del sud. Così si morirà di fame e non di coronavirus.

p.s. nel frattempo è stata prorogata al 15 giugno la chiusura degli ambulatori pubblici ospedalieri e se confermata questa cosa significa migliaia di visite ed esami strumentali non fatti e che chissà quando verranno recuperati. Risultato: prevedo a 6-12 mesi un aumento consistente di morti per tumore e altre patologia non diagnosticate e quindi, curate in tempo. Ma qualcuno dovrà risponderne. In questa vita o nell’altra.