Detti napoletani. ‘O purpo s’adda cocere cu’ l’acqua soja

6/9/2017 3 MILA
Il Magone Francesca Sotti D'Abbusco il polpo
Il Magone Francesca Sotti D’Abbusco il polpo

Ovvero, il polpo va cotto nella sua stessa acqua.

I napoletani hanno una mentalità molto pratica e tanti detti sono legati a stati fisici di persone. Anche l’animismo filtrato dalle religioni pagane e cattoliche mantiene qualcosa di pratico, tangibile. Per esempio ha scacato vuol dire non solo che se l’è fatta sola, ma che ha ceduto, ha sbracato. Mi arrizza non vuol dire desiderio sessuale, ma avere l’entusiasmo per qualcosa o qualcuno. E va dicendo.
Il cibo, la vera grande ossessione dei napoletani, è materia troppo vasta per non essere non dare spunti a detti e proverbi del vissuto quotidiano
Ecco il primo, molto famoso e di uso comune.

Cosa significa? Significa che spesso basta saper attendere perché un atteggiamento sbagliato da parte di qualcuno si risolva negativamente per chi lo assume. Rivela un po’ una mentalità fatalista, non interventista, spesso saggia, un invito alla prudenza e comunque a non assumere iniziative prima del tempo.
Ma rivela anche una capacità tipica del popolo napoletano: la pazienza e la capacità di sopportazione.
A Napoli si vive nell’eccesso ma non si amano gli atteggiamenti eccessivi. Un capo troppo prepotente, un marito troppo geloso, un amico che sta sbagliando o che ha una convinzione errata  non necessariamente nei vostri confronti. Beh, se il comportamento lascia prevedere un esito negativo, basta aspettare, non fare nulla e godere del risultato. Un po’ come il proverbio cinese del nemico da attendere sulla riva del fiume.
Ma le inflessioni di questo detto sono molte, e l’espressione non viene usata solo per chi ha atteggiamenti sbagliati, ma anche per chi si muove goffamente, più precisamente ancora, è rivolto alle persone testarde, che non ascoltano.
Come il polpo, basta metterle nella pentola e aspettare. Si cuoceranno da sole.

E allora, quando vedete qualcuno che sbaglia senza ascoltare nessuno, alzate un po’ le spalle, allargate leggermente (non molto), le mani e dite

 

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