E’ il momento di creare il Consorzio del Taurasi docg
Riconosciuta nel 1993, la docg Taurasi è una delle più antiche d’Italia e per lunghi anni è stata l’unica a Sud di Roma.
Sta crescendo tra i produttori la consapevolezza che le nuove sfide del mercato impongono l’esigenza di una rappresentazione identitaria del fantastico territorio irpino in cui, oltre il comune che da il nome al vino, ci sono 16 paesi della provincia di Avellino: Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Esclano, Momntefalcione, Montemileto, Paternopoli, Pietradefusi, San Mango sul Calore, Sant’Angelo all’Esca, Torre le Nocelle e Venticano.
Si tratta di un vino straordinario, eterno, la conservazione si deve tutta alla caparbietà della famiglia Mastroberardino, oggi riconosciuto tra i migliori vini al mondo nei ranking delle più autorevoli guide mondiali. L’unico capace di arrivare a prezzi veramente importanti nel panorama regionale.
Seguo il vino irpino dal 1993 e sono giunto alla conclusione che questo vino ha bisogno di una ragionamento complessivo che ne tuteli l’identità e le specificità per affrontare le trasformazioni in atto nel mercato e nei gusti dei consumatori.
A questo vino si arriva o quando si ha un palato ancestrale non devastato dallo svezzamento con gli omogeneizzati industriali, o con la cultura e la conoscenza approfondita del territorio. Non è un vino borghese, ma contadino e aristocratico al tempo stesso perchè rifiuta di subordinarsi alle regole dell’orologio. E’ uno dei pochi vini pasoliniani che abbiamo in Italia, ossia che esprimono l’autenticità di un territorio dove prevale ancora la cultura rurale autentica e non costruita dagli uffici stampa.
I comuni che rientrano della docg sono una miniera di biodiversità, irte colline certamente più raggiungibili del passato, ma difficile per i canoni del trasferimento moderno e proprio questo si adatta non ai turisti ma ai viaggiatori.
Secondo me queste specificità non hanno una rappresentazione adeguata, e questo ragionamento parte dal vino e non dal processo di balcanizzazione che ha travolto il mondo dei produttori della provincia di Avellino. Formare un consorzio che tuteli esclusivamente questo vino e, al massimo, la sua ricaduta Campi Taurasini è la soluzione migliore per affrontare il futuro.

Un vecchio detto recitava:si Salierno avesse u puorto Napoli saria muorto.Ugualmente se Taurasi avesse un consorzio degno di questo nome e sopratutto capace di mettere ordine,per dirla alla Veronelli,nelle millanta e anarchiche teste degli Irpini nel giro di un decennio avremmo vini di consolidata fama e prezzi adeguati al suo enorme ma per ora solo potenziale valore.PS Come sempre il Gran Capo ha fatto centro ma se non lui,che ha carisma da vendere,chi può dare una mano in questo senso??FRANCESCO