Errico Porzio, il pizzaiolo pop: al forno a 14 anni, oggi ha 543 dipendenti


Oggi vi presentiamo un altro giudice del contest Giovane Pizzaiolo del Mattino dopo avere reso noto il nome di Salvatore Grasso di Gorizia, presidente delle Centenarie. Saltiamo qualche generazione e passiamo ad Errico Porzio, classe 1976, vero e proprio idolo dei giovani e dei giovanissimi grazie all’uso intelligente e divertente dei social.


-Errico, come sei diventato pizzaiolo? Sei un figlio d’arte?
“Non esattamente. Mio padre lavorava da Scaturchio e per arrotondare quando poteva andava ad aiutare alla pizzeria di mio zio. A 14 anni iniziai ad accompagnarlo e rimasi affascinato dalla pizzeria, dagli impasti, dal lavoro sul banco. Da quel momento non ho mai pensato di fare altro nella vita. Erano altri tempi, si facevano anche dodici turni a settimana (oggi siamo sulla media di sette, otto), si entrava alle 10 e si usciva di notte”.

-Quando sei salito sul bancone?
“A 18, 19 anni feci la mia prima vera esperienza in Calabria ma le ossa le ho fatte alla Reginella di Posillipo dove ho lavorato per cinque anni ininterrottamente”.


-Il momento della svolta?
“A 25 anni quando aprii la mia prima pizzeria, era solo di asporto, a Soccavo dove poi è sorto il primo locale completo con la seduta interna ed esterna. All’inizio si chiamava “Lampo” per sottolineare la velocità con cui servivamo i nostri clienti che poi si portavano la pizza a casa”.

-Ti sei allargato grazie a dei finanziatori?

“Niente affatto, si liberò prima il locale di un meccanico che era proprio a fianco, lo rilevai e feci la mia prima pizzeria con servizio. Poi nel 2018 rilevammo i locali di un bar che stava chiudendo ed è così che mi sono insediato bene a Soccavo iniziando a lavorare anche con i social.”


-Oggi sei a capo di un piccolo impero. Come è successo tutto così in poco tempo?

“Un po’ di bravura, un po’ di fortuna. Come sempre accade nella vita. Per quanto mi riguarda ho cercato sempre di offrire un prodotto di buona qualità, con buoni prodotti e ben eseguito. Poi il lavoro con i social mi ha fatto conoscere e infine ho trovato persone che hanno investito su di me. Attualmente lavoro con tre gruppi di investitori diversi. Porzioni di Pizza, che è asporto è un franchising con una buon laboratorio alle spalle che offre tutto il necessario per realizzare un prodotto standard ma fresco e buono. Poi al momento con gli altri due investitori ho aperto una decina di pizzerie, di cui due da asporto, in cui sono socio”.

–Quanti dipendenti hai al momento?
“543”

543?
“Si esatto, ogni fine mese è nu male ‘e capa per il commercialista. Dobbiamo rispettare i turni, i riposi, versare i contributi, insomma stare in regola per poter lavorare bene e tranquillamente”.

-Oggi tutti hanno problemi di personale. Tu come risolvi questo problema?
“Non voglio essere presuntuoso, ma credo che abbia problemi di personale chi non sa trattare bene i dipendenti. Io credo che chi lavora con me deve avere il mio stesso entusiasmo, deve guadagnare bene e potersi programmare la vita con questi soldi. Poi c’è anche un altro fatto: tutti mi sentono come uno di loro. Se c’è una emergenza io vado al banco, oppure anche servizio fra i tavoli, perché no. Chi ha fatto gavetta come me non ha paura di niente”.

-Veniamo al tuo successo social

“Sono in vacanza in Sicilia e in tanti mi hanno riconosciuto. Effettivamente è uno strumento potente”.


-Nelle clip sei fortissimo, sembri quasi un personaggio da fumetto. Dal vivo sei invece serioso e un po’ timido. Bravo chi ci lavora o tu che ti trasformi?
“Entrambe le cose. Come dicevo, abbiamo iniziato a lavorare sui social sin dal 2014 con molta attenzione e mi sono affidato a professionisti. Il vero professionista è quello che tira il meglio di te, cioè voglio dire: se non hai sostanza, il social non ti può sostituire”

-Tu lavori su tutti i social?
“Su quattro, perché ciascuno si rivolge ad una fascia di età diversa: tik tok è per giovanissimi, instragram dai 50 in giù, facebook e youtube per chi vuole qualcosa di più e ama approfondire. E ciascuno dei quattro devi dare contenuti diversi.

-Come definiresti la tua pizza?
“Sicuramente io lavoro una pizza tradizionale, leggermente rivisitata: più idratata e con lievitazione un po’ più lunga di quanto si faceva prima, il panetto sta sui 250 grammi, quindi un po’ al di sotto della media anche se però con la “ruota di carro” tocco i 300 grammi. Amo prendere spunti ovunque, ma chiaramente preferisco le tradizionali”.

-Perché la pizza piace a tutti, bambini compresi?
“Perché è buona e divertente. E’ bello mangiarla insieme, con pochi soldi mangi come un re. Che vuoi di più di questi tempi?”