Exultet 2014 Fiano di Avellino docg Quintodecimo

1/6/2020 1.2 MILA
Exultet 2014 Fiano di Avellino Quintodecimo
Exultet 2014 Fiano di Avellino Quintodecimo

Abbiamo per principio deciso di non bere i bianchi di Luigi Moio prima dei cinque anni dalla vendemmia. Una regola che dovrebbe valere per tutti i vini da Fiano ma che in questo caso è indispensabile se davvero volete godere della complessità olfattiva di questo vitigno.
Lo abbiamo tirato fuori dalla cantina in occasione dell’arrivo di un tonno rosso da duecento chili pescato in Sicilia e portato sulla tiepida banchina di Acciaroli nel Cilento dove sta facendo la sua grande figura al Veliero a cominciare dalla ventresca (altro che Wagyu).
Non poteva essere scelta più saggia e migliore per chiudere la partita dell’abbinamento, un incontro di materia dal valore assoluto, il mare e l’uva placidamente coltivata nel magico territorio di Lapio in provincia di Avellino e lavorata nella vicina Mirabella Eclano seguendo il percorso destinato ai bianchi disegnato dallo stesso Moio a Quintodecimo.
Non parleremo del tappo perfetto, scontato. Del vino integro, ormai si è capito che il Fiano è come l’Aglianico, non invecchia mai ma matura. Dell’acidità persistente perchè è topico. Ci soffermiamo invece sul naso entusiasmante in cui la materia esprime ancora frutta matura, zafferano, leggero rimando fumè che ne allunga e ne esalta le potenzialità. E poi sul sorso lungo, complesso, intenso, ancora sssolutamente giovane con una acidità ancora scissa e travolgente sino al finale lungo, sapido, che invoglia a tornare sul sorso.
L’Exultet, figlio di una annata austera ed equilibrata, a distanza di sei anni esprime ancora una maturità acerba, che non si è ancora distaccata dalla gioventù. Una esperienza indimenticabile e in grado di confrontarsi con i migliori bianchi del mondo senza alcuna remora ad un prezzo assolutamente vantaggioso visto il posizionamento che è capace di assumere durante la sua evoluzione.
Esistesse un négociant, lo comprerebbe a prezzo pieno per rivenderlo più che raddoppiato dopo i cinque anni, tanto è il tempo, ormai lo abbiamo capito, che bisogna dare al Fiano per iniziare a farlo esprimere. Sono infatti convinto che il mercato dei bianchi italiani invecchiati è tutto ancora da organizzare di fronte ad una domanda che, per Fiano e Verdicchio soprattutto, è in costante crescita come ben sanno i ristoratori di qualità.

Exultet 2006 Fiano di Avellino docg | 89/100, la Gaia Scienza di Luigi Moio

Il tempo cura tutte le polemiche dando ad esse la giusta dimensione. Dieci anni fa, poco più, Moio dovette affrontare il tipico fuoco di sbarramento locale di critici in erba che, senza avere titoli se non qualche bevuta gangbang, strillarono contro i prezzi, contor il legno, etc etc, proprio come era avvenuto con il Montevetrano e il Terra di Lavoro  vent’anni prima.
E’ un meccanismo classico della provincia quello di non comprendere il valore delle proprie produzioni. E’ un meccanismo classico della provincia criticare le eccellenze perchè mettono in discussione l’aura mediocritas in cui pascere il proprio ruolo strillato.
Pensavo esattamente questo, ieri sera, mentre questa bottiglia, godibile, bevibile, si esauriva rapidamente e inesorabilmente: il primo poderoso filtro è sempre l’invidia e la gelosia del vicino. Di contro la quale non vale la pena perdere tempo prezioso perchè è pre-giudizievole, matura a prescindere, fa parte della natura umana ed è particolarmente forte proprio in quei territori che, pur avendo tanto, sono tagliati fuori dallo scorrere quotidiano del mondo. L’Exultet è dunque il canto giusto in gloria di chi risorge, una pernacchia a chi vorrebbe tenere chiuse per sempre le bare della mediocrità. Nel vino come in tutti i campi.
In rete a poco meno di 40 euro, ma ne vale almeno il doppio.

La straordinaria verticale di Exultet Fiano di Avellino docg di Quintodecimo 2018-2011

Sede a Mirabella Eclano, via San leonardo
Tel e fax 0825.449321
www.quintodecimo.it
[email protected]
Enologo: Luigi Moio

Un commento

    Francesco Mondelli

    Da invidia.Ventresca di tonno fresca sul porto della mitica Acciaroli :vita non da Hemmingway ma a bere e mangiare ce la possiamo giocare.PS Grande Lucianone che nel Cilento ha ritrovato cantina e cucina .FM

    1 giugno 2020 - 08:11

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