Vino a Coronavirus: parla il presidente consorzio Brunello Fabrizio Bindocci. Subito un forte canale di vendita on line

27/4/2020 665
Fabrizio Bindocci
Fabrizio Bindocci

di Adele Elisabetta Granieri

Come reagisce il Brunello di Montalcino alla crisi del Coronavirus? Lo abbiamo chiesto a Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio.

Qual è la situazione delle vostre aziende?
Come tutto il comparto vinicolo italiano, anche i 218 produttori di Brunello soci del Consorzio, che rappresentano il 98,2% della produzione totale, stanno facendo i conti con gli effetti del lockdown nazionale ma anche internazionale. In generale, le aziende montalcinesi si trovano a dover gestire una crisi senza precedenti. Entrando poi nel merito, se le grandi aziende hanno potuto contare su ordini preesistenti a questa situazione emergenziale – ordinativi che ora faticano però a riscuotere – la più parte delle aziende di piccole dimensioni, a conduzione familiare e legate al turismo, si trovano a fronteggiare una situazione sicuramente drammatica. Infatti, la chiusura forzata delle attività turistiche connesse alla produzione vinicola e l’incertezza dei tempi di ripresa stanno minando la tenuta del sistema economico delle aziende, dell’indotto collegato e del territorio.
Quanto conta il canale HoReCa per le vendite dei vostri vini?
L’Horeca è il principale canale di posizionamento del Brunello di Montalcino in Italia e nel mondo, con una quota del 70%. È facile, quindi, immaginare le ripercussioni sulla denominazione e su tutto l’ecosistema del Brunello.Quanto conta l’export per il vostro comparto vitivinicolo?
Nel 2019, dalle cantine di Montalcino sono usciti oltre 141mila ettolitri di vino tra Brunello – quasi 97mila ettolitri –, Rosso di Montalcino, Moscadello e Sant’Antimo. Una produzione destinata prevalentemente all’export che ne assorbe il 70%. Tra i principali mercati: Usa che da solo copre il 30% dell’export, Europa, Canada e a seguire Giappone.Come si stanno comportando i mercati esteri nei confronti dei vostri prodotti?
Come detto, in questo momento molte aziende hanno potuto godere di ordini precedenti il lockdown globale, quando il Brunello 2015 stava già volando in termini di acquisto. La chiusura dell’Horeca ha messo in pausa la domanda che, confidiamo, possa riprendere al più presto. Noi continuiamo a lavorare e a dialogare con gli importatori e con la stampa internazionale così da essere pronti a ripartire immediatamente.

Quali sono le strategie che state mettendo in atto a sostegno delle aziende?
Stiamo lavorando a un progetto comune sul canale della vendita on line e che riguarderà sia il mercato nazionale che quello internazionale, con l’obiettivo di essere pienamente operativi nella seconda metà dell’anno.

Rese ridotte, distillazione… quali misure prenderete per fronteggiare la crisi?
Montalcino è un territorio vocato alla specializzazione e alla produzione di vini di alta qualità, con una produzione per ettaro da disciplinare già molto bassa, che subisce ormai regolarmente ogni anno ulteriori riduzioni, su indicazione del Consorzio in accordo con tutti i produttori, affinché si riesca a mantenere un equilibrio tra offerta e domanda di mercato. Conseguentemente, a Montalcino la riduzione delle rese non è una misura percorribile al pari della vendemmia verde e della distillazione di crisi. Soluzioni quest’ultime che non sono attuabili per i vini di alta qualità, a maggior ragione per un vino come il Brunello di Montalcino, la cui produzione 2020 uscirà sul mercato tra 5 anni. In uno scenario completamente diverso, ci auguriamo. Per noi e per tutti.