Falerno del Massico Primitivo Doc 2015 – Michele Moio

13/5/2018 1.4 MILA
Michele Moio
Michele Moio

di Enrico Malgi

Un amico mi fa: “Prova questo Falerno del Massico Primitivo 2015 di Don Michele Moio (il papà di Luigi e di Bruno) e poi mi dirai”. Bene – faccio io – lo farò molto volentieri. Oltretutto ho saputo che il giorno 15 maggio il commendatore Michele compirà 90 anni ed anche se non ho avuto ancora il privilegio di conoscerlo di persona, vorrei augurargli un felice compleanno dedicandogli questo mio servizio.

Azienda Michele Moio
Azienda Michele Moio

La domanda a questo punto sorge spontanea: che ci fa il primitivo in provincia di Caserta e da quando tempo viene coltivato? Il primitivo è giunto nell’areale del Massico giusto un secolo fa e quindi si può ormai ritenere un vitigno autoctono più che stanziale, al pari dello zinfandel californiano (entrambe le specie varietali discendono dal vitigno croato crljenak kastelanski), ottenendo una propria Doc nel 1989, proprio grazie all’impegno di Don Michele. Oltretutto la denominazione “Falerno” (il vino prediletto dagli imperatori romani, primo cru della storia ed a cui poeti e scrittori come Orazio, Virgilio, Catullo, Plinio, Marziale, Ateneo ed altri gli hanno dedicato innumerevoli versi e poemi) è molto prestigiosa.  Territorio di grande rilevanza storica quello posizionato tra il fiume Volturno ed il monte Massico, cioè il retroterra agricolo dell’antica colonia Romana di Sinuessa, proprio nel cuore dell’Ager Falernus, laddove si trova il centro di Mondragone sede delle Cantine Moio.

Falerno del Massico Primitivo Doc 2015 Michele Moio
Falerno del Massico Primitivo Doc 2015 Michele Moio

E veniamo adesso alla mia valutazione sul Falerno del Massico Primitivo Doc 2015. Maturazione in acciaio, botti di rovere e vetro. Gradazione alcolica di quattordici e mezzo. Prezzo finale sotto i 15,00 euro.

Controetichetta Falerno del Massico Primitivo Doc 2015 Michele Moio
Controetichetta Falerno del Massico Primitivo Doc 2015 Michele Moio

Nel bicchiere scruto un colore rosso rubino acceso e luminoso. Ricco di essenze profumate di uva passa, fragola, ciliegia, mirtilli, ribes, gelso, mora, viola, pepe nero, noce moscata, funghi e liquirizia. In combutta, poi, con aliti di mentolo e di balsamo. In bocca il vino esprime subito calore, che accende le papille gustative e risulta poi solido, strutturato, potente e complesso, ma è anche piacevole, succoso, rotondo, fine, morbido, elegante ed armonico. Liberamente scorrevole il sorso, finezza tannica e ottima carica acida che gli dona infinita freschezza. Rimembranze quasi simili all’areale pugliese di Manduria, più di quello di Gioia del Colle, per analoghe condizioni pedoclimatiche, ma con una propria ed indipendente personalità che riflette fedelmente il vocato territorio falernino. Ammaliante e trascinante il pregevole finale. Ancora molti anni davanti a sé. Da associare a piatti a base di carne e di formaggi stagionati.

Cantine Moio
Viale Regina Margherita, 8 Mondragone (Ce)
Tel. e Fax 0823 978017 Mobile 328 1743455
[email protected]www.cantinemoio.it

 

7 commenti

    Giancarlo

    (13 maggio 2018 - 08:52)

    lunga vita a Don Michele.

    Luca MIRAGLIA

    (13 maggio 2018 - 17:21)

    Don Michele Moio ha contribuito in maniera essenziale alla rivalutazione dell’ager falernus, anche se occorre ricordare che, caso unico nel panorama nazionale, la denominazione prevede l’utilizzo alternativo del Primitivo (importato nell’areale intorno alla metà dell’800 dal barone Falco, il quale aveva possedimenti in Puglia, a Gioia del Colle, e volle sperimentare l’attecchimento del vitigno nella zona di Mondragone) e dell’uvaggio Aglianico/Piedirosso, valorizzato, in primis, dalla lungimiranza dell’Avv. Avallone in quel di Cellole con l’azienda Villa Matilde.
    Grande onore ad entrambi, veri pionieri della vitivinicoltura campana!

    Enrico Malgi

    (13 maggio 2018 - 18:27)

    Proprio così caro Luca, hai detto bene. Grazie per il tuo competente intervento.

    Francesco Mondelli

    (13 maggio 2018 - 19:13)

    Bruno Moio ama ripetere:il mio Falerno ha un solo difetto e cioè che una volta assaggiato non puoi più farne a meno.È quello che è successo a me che l’ho scoperto più di un quarto di secolo fa e da allora è frequentemente alla mia tavola come oggi dove l’ho abbinato ad un signor ragù e fusilli Cilentani.Lunga vita a don Michele che con la sua imponente figura e lo sguardo intelligente dei suoi occhi sospesi tra cielo e mare possa attraversare ogni giorno l’ampio cortile delle Cantine Moio.FM.

    Vincenzo busiello

    (14 maggio 2018 - 05:29)

    Auguri a Michele e saluti a bruno . Ma é sicuro che quel vino sia ” millesimato” ? O forse è un s.a.?. Mi piacerebbe tanto sapere se il prof luigi dà un aiuto nella produzione del vino paterno.

    Vincenzo busiello

    (14 maggio 2018 - 05:32)

    Scusate. Ho visto la controetichetta. È un 2015.

    Marcello

    (14 maggio 2018 - 10:01)

    Un icona enologica non solo Campana ma Italica…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Privacy Policy Settings