Fatalone, la famiglia Petrera e il forte legame con il Primitivo di Gioia del Colle


pasquale petrella

di Luca Matarazzo

Credereste mai di trovare della musica rilassante da zona relax dei migliori centri benessere negli spazi silenziosi di una cantina sotterranea? Tutto questo è Fatalone, la pazza scommessa di Filippo Petrera, quarta generazione di viticoltori e di suo figlio Pasquale. L’unità familiare ha radici lontane, ancora da fine 1800 quando la sede attuale a Gioia del Colle era il luogo deputato per l’antica masseria San Nicola con tanto di trulli.

il trullo

A proposito delle curiose costruzioni tipiche pugliesi dalla probabile origine preistorica, sembra che la diffusione sul territorio la si debba ricondurre all’epoca della dominazione spagnola del Regno di Napoli, quando le case costruibili senza malta e scomponibili nell’arco di un solo giorno erano da considerarsi prive di dazi per le regole di allora.

pasquale e filippo

Infine il vitigno del cuore, quel Primitivo curato con amore nel rispetto totale per l’ambiente circostante, con protocolli biologici applicati dagli inizi del nuovo millennio e la valorizzazione  indispensabile dei racemi, cosiddette femminelle o seconde fioriture, che maturano in momenti sfalsati rispetto ai grappoli principali. Da essi consegue un positivo alleggerimento della componente alcolica nei vini, con sensazioni più dinamiche e meno “marmellatose” a tutto vantaggio del piacere del sorso.

grappolo di primitivo

Nulla di rivoluzionario, solo l’adeguarsi da veri pionieri al cambiamento climatico e del gusto a tavola. “I terreni consentono un buon drenaggio idrico, evitando alle piante gli stress ossidativi di altri terroir. Proprio dove abbiamo i principali appezzamenti, l’estrema articolazione morfologica del suolo scaturisce da due isole a placche, poste tra Gargano e Salento, che si sono sovrapposte mescolando i propri elementi argilloso-calcarei” racconta Pasquale. La località di Spinomarino, lungo la valle che segue il canale di Pirro, è un microsistema unico e prezioso con ventilazioni ed escursioni termiche fondamentali per la corretta gestione dei dodici ettari vitati.

spinomarino

Primi assoluti a imbottigliare il Primitivo in purezza nel 1987, all’alba della Denominazione di Origine Controllata, i Petrera hanno sfidato lo scetticismo generale anche all’interno delle principali cooperative dove fungevano da conferitori. Filippo ricorda le lotte con gli altri produttori e la decisione di spostare le proprie azioni in portafoglio dalla cantina sociale all’oleificio per avere la libertà di lavorare al meglio: “producevo circa 5 mila bottiglie, che vendevo immediatamente alle enoteche senza batter ciglio. Adesso siamo arrivati a oltre 75 mila, con tecnologie all’epoca da vero miraggio e col vino parliamo, ascoltiamo e, perché no, usiamo la buona musica per favorire i moti convettivi e gli equilibri statici”.

le botti

Nel 2003 la costruzione della cantina di affinamento e la realizzazione del sogno fortemente voluto come il celebre motto di Vittorio Alfieri. La scelta poi del nome aziendale “Fatalone” legata al simpatico epiteto con il quale veniva chiamato il fondatore bisnonno di Filippo, reo di essere considerato un grande seduttore. Solo quattro etichette tra le quali spicca un bianco strepitoso da Greco in purezza certamente non di marca irpina, ma dotato del carattere nervoso e scattante tipico della varietà. La 2024 dello Spinomarino vuol essere anche un omaggio alla storia della città di Peucezia, i cui abitanti avrebbero introdotto il vitigno in Puglia tramite le rotte commerciali con la Grecia. Nuance succose di passiflora e cedro candito, accompagnate da salgemma e piccole erbe officinali.

Il Teres 2025 rappresenta l’idea del rosato pugliese per eccellenza che non ammicca alla Provenza, più vicino invece al colore del Cerasuolo d’Abruzzo o ad un rosso dalla bassa carica antociana. Vino realizzato con i racemi del Primitivo, dai forti accenni di ciliegia matura ben abbinabili a primi piatti come paste al sugo o secondi di carne bianca. La dedica è per zia Teresa che aiutava in cantina a imbottigliare a mano le prime produzioni.

teres rosato

Il miglior campione e decisamente il più contemporaneo quello del Gioia del Colle Doc Primitivo 2024 dotato di scie da liquirizia e mirto su finale da mandorle amare e carrubbe. Solo acciaio, residuo zuccherino inferiore a 1 grammo litro, autentica rarità e 15.5 % Vol mai avvertiti. La Riserva 2022, che fu selezionata tra le botti migliori, ha quei ricordi di lavanda essiccata, tabacco, fico caramellato e mallo di noce distintivo e gastronomico. Il sorso fa volume ed è un tripudio di chinotto e cioccolato fondente che parla di territorio e non viene realizzato in tutte le vendemmie.

la riserva

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