Cari ristoratori e caro caffè, sappiate che il fumo negli occhi irrita

27/4/2017 2.5 MILA
Lauren
Lauren

di Marco Galetti

No smoking.

Sono in abito da sera a fascia alta, sulle note dei Platters, lei, a dispetto del divieto di fumo  mi chiede di accendere, la sigaretta, la serata, i sensi.

Smoke gets in your eyes…

…Cari ristoratori, visto il divieto, evitate di mandarci fumo negli occhi proponendoci o propinandoci un caffè di fascia bassa accompagnato o camuffato da piccola pasticceria di bassa gamma.

Non crediate di aver avuto l’autorizzazione ad alzare il costo del liquido corroborante quasi fosse oro nero, sentendovi giustificati dal fatto di averci offerto un misero piattino di tristi biscottini.

Quando il costo del caffè, supera l’asticella del buon senso e della moneta da due euro, se il caffè è una ciofeca e la piccola pasticceria non invoglia, non ci state offrendo nulla e, anche se non lo sapete, vi state facendo del male.

Vorrei escludere da queste considerazioni i bravi ristoratori che senza aumentare eccessivamente il ricarico, a fine serata, propositivi, volonterosi ed accorti, ci fanno trovare accanto alla tazzina una piccola dolcezza di nicchia che scaturisce da una testa pensante e non di minchi@.

Se vi chiedo un caffè doppio, non ne voglio uno lungo e acquoso ma nemmeno uno stupefacente, non ho detto d’oppio, sarà sufficiente un buon caffè.

Quindi mi rivolgo a voi, che avete il locale mezzo pieno (ma in questo caso è meglio dire mezzo vuoto), che non provate a chiedervi quali siano le ragioni di fondo che non vi consentono di riempire anche l’altro cinquanta, beh, se il caffè di fine pasto frequenta cattive compagnie, il cliente sente di essere raggirato e in piccola percentuale anche questo incide.

Il periodo è difficile, lo capisco, c’è la necessità di far cassa, lo capisco, ma se con un paio di bottiglie d’acqua pagate il conto della lavanderia, lo capite che è meglio non strafare, il periodo è difficile per tutti, un imprenditore deve guadagnare ma soprattutto costruire, costruire qualcosa di solido, evidente eppure non tangibile,  la credibilità.

Siamo partiti dal fondo, sperando di non toccarlo, dalla piccola pasticceria, ma il discorso vale dal benvenuto che ci riservate a parole e sorrisi di dubbia credibilità al benvenuto della cucina che da noi clienti, leggermente più attenti, viene percepito spesso per quello che è, qualcosa che sentite di dover fare perché altri lo fanno, un dovere col fiocco sgualcito del pacco regalo.

No grazie.

Acquistate tagli di carne e pesci di qualità ma che non abbiano prezzi proibitivi, lavorateli, spadellateli, estraetene il meglio, usate frutta e verdura di stagione, cercate un buon salume e un buon formaggio di piccoli produttori, pensate ad un assaggio, anzi ad un mini assaggio di un creme caramel servito in piccoli contenitori di ceramica, pensate ad un cioccolatino che si faccia ricordare, ad un buon morso di zuppa inglese, finiamola con quelle tristi ed insulse meringhette, lo capisco che se usate i tuorli, vi avanza l’albume, questo sarebbe ottimizzare, ma il problema è che i tagliolini dichiarati a trenta tuorli sono un falso in bilancio e sulla bilancia.

Tenersi stretti i vecchi clienti è molto più semplice e redditizio che “cercarne” di nuovi, l’armonia, come i titoli di borsa, scende in un attimo e per risalire, hai voglia a prendere il toro per le corna…

Quindi, cari ristoratori, pensate ad una fragola a fine pasto, adesso sono di stagione oppure pensate ad una ciliegina senza torta, col tempo, lavorando con Costanza in cucina e Armonia in sala, potrebbe verificarsi una cosa inaspettata, che, a poco a poco, come con le ciliegie, un cliente tiri l’altro e se dovesse entrare in sala una donna come quella della foto d’apertura che vi chiede di accendere, accontentatela e accendete le vostre padelle.

 

6 commenti

    luca

    (27 aprile 2017 - 16:36)

    Mi è piaciuto molto.

    fabrizio scarpato

    (27 aprile 2017 - 16:47)

    Ciliegie e fragole sì, anche con un quadretto di cioccolato amaro, se proprio non si ha voglia di preparare qualche tartufo. Così, a naso, Lauren ringrazierebbe… e pure Humphrey.

    Francesco Mondelli

    (27 aprile 2017 - 17:22)

    Basta ricordarsi sempre che un affare è tale quando entrambi(chi vende e chi compra)sono soddisfatti.Da meridionale anomalo non bevo caffè,ma una minerale al tavolo per 5 Euro ritrovata fresca e in vetro al supermercato di fronte per molto meno di un euro non viene di sicuro considerato un affare dal Cliente .FM.

    Marco Galetti

    (27 aprile 2017 - 18:21)

    @Luca, grazie
    @Fabrizio, approvo fondente, tartufo e aspetto un altro capitolo dell’Ispettore
    @Francesco, da mezzo toscano atipico, non fumo, ma dovesse chiedermi di accendere…

    marco

    (28 aprile 2017 - 10:37)

    Francesco…….. ci sono delle acque in vetro (sigillate e chiuse) che vengono “pretrattate” dallo stellato di turno ………e arrivano anche ben oltre i 5 euri ………. (ora mi viene in mente un locale di new york che ha superato tutti i pre-trattamenti immagginabili)

    Bell’articolo……. io cmq il caffè preferisco prenderlo sempre al bar una volta essere uscito dal ristorante……. difficilmente il caffè del ristoratore soddisfa le mie aspettative ……se ci aggiungiamo poi che spesso è un terno a lotto e si ricevono ciofeche …….. allora …..NO GRAZIE

    Marco Galetti

    (28 aprile 2017 - 11:06)

    @0monimo, grazie per il contributo, il fine pasto è un bel momento, s’allunga il piacere, se si allunga solo il conto, saggia l’opzione bar

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