Gaetano Pascale ad Assoenologi: la narrazione del vino deve partire dalla terra


Slow food (Foto Marina Sgamato)

Rilanciamo dal sito di Slowine la lettera scritta dal presidente di Slow Food all’Associazione Enologi Italiani in occasione del congresso appena terminato.

di Gaetano Pascale*

Raccontare il vino è una delle missioni centrali di Slow Food. Proprio dal vino la nostra associazione ha iniziato a muovere i suoi primi passi quasi trent’anni fa. E nell’arco di così tanti lustri non abbiamo mai smesso di confrontarci con il mondo della produzione. Il racconto del vino è indispensabile per raggiungere quello che è uno dei nostri obiettivi fondamentali, ovvero l’educazione dei consumatori, che a noi piace chiamare co-produttori.

La sua narrazione, nel 2014, ha bisogno di partire dal cuore della questione, ovvero la terra e l’agricoltura. Se non si parte da questo punto, l’appassionato non avrà le basi per far crescere il proprio amore per il vino. Perché se ci si ferma sulla superficie e alla mera descrizione delle sue qualità, allora si perderà una delle sue caratteristiche uniche, quella di essere espressione esclusiva del territorio che vede nascere le uve da cui deriva.

La scelta del tipo di agricoltura da praticare, la selezione dei vitigni da piantare, la storia della zona dove si opera, il rispetto delle tradizioni di vinificazione sono tutti punti fondamentali che rendono la materia vino tanto affascinate.

La stessa figura dell’enologo riveste un’importanza decisiva, la sua capacità e la sua sensibilità di interpretare il territorio sono indispensabili per produrre vini che siano lo specchio fedele del terroir. Anche perché l’Italia, per conformazione orografica e per condizioni economiche, non può permettersi una viticoltura che entri in concorrenza con i paesi dell’emisfero sud come possono essere Cile, Argentina, Australia, ma deve concentrarsi su una produzione che esalti le tantissime differenze che solo una nazione così ricca come la nostra di varietà climatiche e con una tale biodiversità di vitigni autoctoni può dare. Abbiamo un patrimonio unico che va valorizzato e raccontato con fedeltà e passione.

In questi ultimi quarant’anni si sono fatti passi da gigante in questa direzione e ancora se ne faranno. L’importante, a nostro avviso, è puntare con forza e coraggio su quelli che sono i nostri cavalli di battaglia, rafforzando la tutela delle nostre denominazioni, semplificando la burocrazia, investendo risorse nella ricerca scientifica in campo enologico e agronomico.

Proprio il tema della ricerca diventerà nel futuro prossimo sempre più centrale: la scienza ci dovrà aiutare a rendere l’agricoltura sempre più sostenibile e a produrre vini che rispecchino il territorio e il vitigno di origine con sempre maggiore fedeltà. Saper raccontare i produttori, le loro storie, i loro sforzi, le loro sfide rimarrà uno degli obiettivi fondamentali della nostra associazione. Lo faremo partendo sempre da una sana camminata nelle vigne, proprio perché ci accorgiamo che le tematiche legate all’agricoltura stanno raccogliendo un interesse crescente tra i consumatori italiani e stranieri.

*Presidente Slow Food Italia