Grosjean il vino in mezzo alle Alpi


di Monica Bianciardi

Grosjean nasce nel dopo guerra nella parte centrale della Valle della Valle D’Aosta . Una storia di caparbietà e resilienza in cui nonno Dauphin Grosjean  all’epoca un giovane di 25 anni inizia a piantare i primi vigneti di una varietà che non ci aspetterebbe mai in una località montana situata così a Nord, il Ciliegilo. Un momento storico economicamente complicato, impoverito dalla recente guerra. Una coltivazione essenziale, fonte primaria di sostentamento che andava ad incrementare la scorta alimentare familiare. Cosi con i pochi mezzi disponibili negli anni sessanta Dauphin Grosjean mette in bottiglia la sua produzione di Ciliegiolo varietà scelta per la sua grande produttività quindi economicamente appetibile. Le prime bottiglie aziendali vengono riciclate e riutilizzate per cui avevano forme spesso differenti. Erano gli anni del fiasco, comprare vino risultava spesso più economico di avere una produzione propria. La svolta arriva negli anni 60 in cui si inizia a ripensare la produzione verso standard più qualitativi. Da allora, Grosjean espande i vigneti, si impiantano le prime varietà di Pinot Nero e Gamè constatando che riuscivano a raggiungere la maturazione dei grappoli anche a quote alte, sui 800-900 metri. Successivamente arrivarono Petite Arvine, ed i primi vini bianchi .

I terreni hanno una antichissima origine glaciale, nella cui parte profonda rimane una parte pesante, composta da sabbia e sasso, drenante ed priva di ristagni. Un territorio molto frammentato in mezzo a montagne che non scendono mail al di sotto dei 3500 metri. Per secoli sotto l’orbita del Regno di Borgogna che ne favorì gli scambi commerciali e politici con l’altro versante delle Alpi, segnando l’identità regionale ed uno sviluppo importante della viticoltura. Il centro della valle è circondato da vette che ostacolano il transito delle piogge, questo ne fa una zona molto chiusa caratterizzata da un clima particolarmente siccitoso con una piovosità media di 200-250 mm di pioggia, cioè simile alla piovosità del sud Italia. La riserva di acqua che dai ghiacciai arriva nelle vallate preserva le coltivazioni per tutto il periodo estivo, ne consegue che le irrigazioni siano pertanto consentite anche nelle zone vitate infatti qui si trova il 70% della viticoltura valdostana.

Grosjean arrivata oggi alla terza generazione sente ancora un forte legame con la propria terra.

HervéDidierSimon e Marco hanno mantenuto una visione legata alle radici dove i vini vengono interpretati ma non stravolti. La produzione rappresenta circa il 7-9% dell’intera produzione valdostana, con circa 200.000 bottiglie l’anno. L’azienda resta completamente familiare e coinvolge un team di circa 20 persone tra amministrazione, vigneto e cantina. Sul fronte commerciale, l’export rappresenta una parte fondamentale dell’attività, con vini presenti in circa 40 Paesi

Il legame con la storia familiare resta fortissimo. Il nome dell’azienda richiama infatti il nonno Delfino, appartenente a una generazione nata durante il periodo fascista, quando venivano imposti nomi italiani. Oggi invece la nuova generazione porta nomi francesi e franco-provenzali, a testimonianza del ritorno all’identità valdostana..

Oltre alle varietà internazionali come Chardonnay, Pinot Noir e Gamay, convivono vitigni storici valdostani come Petit Rouge, Fumin, Cornalin, Vuillermin e Petite Arvine.

Tra i vini più significativi emerge la Petite Arvine, considerata il vitigno bianco più rappresentativo . Introdotta negli anni ’80 dal Vallese svizzero, inizialmente era vista con scetticismo dal nonno, convinto che “il vino dovesse essere rosso”. Con il tempo si è rivelata una varietà straordinaria, capace di mantenere acidità elevate anche con il cambiamento climatico e di offrire vini longevi, complessi ed eleganti.

Anche il Pinot Noir occupa un ruolo centrale nella produzione. Coltivato fino a 900 metri di altitudine, viene interpretato con un approccio moderno ma rispettoso della tradizione, utilizzando fermentazioni parziali a grappolo intero e affinamenti in tonneaux per privilegiare eleganza e purezza del frutto.

Il cambiamento climatico e temperature elevate permettono maturazioni più ricche , pur imponendo nuove scelte nella gestione delle vigne e delle altitudini. Infatti i nuovi impianti vengono posizionati sempre più in altitudine anche oltre i limiti storici della DOC. Una recente scelta aziendale discussa ed controtendenza che dopo la certificazione biologica nel 2011, nel 2025 decide di abbandonarla per privilegiare la sostanza rispetto alla burocrazia.

Una decisione che tiene conto di un vecchio motto spesso citato dal nonno Dauphin secondo cui

“Bien faire laisse dire”

(Fare bene e lasciare parlare gli altri).

È questa la filosofia che continua a guidare l’azienda: lavorare con serietà, valorizzare il territorio e lasciare che siano i vini a raccontare la loro storia.

Tasting Notes

I vini sono stati abbinati ai piatti del Ristorante GUNÈ San Frediano Firenze

Ristorante GUNÈ San Frediano Firenze

Montmary Rosé Metodo Classico Extra Brut

La prima bollicina aziendale nasce nel 2015 da uve internazionali da vigneti di montagna a 900 metri di altitudine. Ottenuto da Chardonnay, Gamay e Pinot Nero, affina 15 mesi sui lieviti. È un colore rosa tenue, perlage fine ben distribuito e profumi fini con frutti rossi, e agrumi, fresco e perfetto come aperitivo.

Petit Arvine Vigna Rovettaz 2025 Valle D’Aoste Doc

Vitigno autoctono con i primi impianti coltivati a partire dal 85 contro il parere del nonno per cui il vino doveva essere rosso.

Una annata molto equilibrata la 25 offre un bianco da manuale che apre con eleganti note di frutta matura di lime, sfumature floreali di camomilla e delicati richiami fumé e nocciole tostate. Al palato sorprende per una grande freschezza e personalità. Il sorso possiede spina verticale senza perdere di rotondità sapido e raffinato, tensione un finale lungo, pulito e armonico.

Ricciola fiammeggiata e glassata, carota baby e infuso di camomilla

Ricciola fiammeggiata e glassata, carota baby e infuso di camomilla

Grosjean il vino in mezzo alle Alpi

Chardonnay Vin de Michel 2024 Valle D’Aoste Doc uno dei bianchi di punta della cantina  Grosjean il cui nome
vuol essere un omaggio al proprietario originario della vigna, in seguito gestita dall’azienda per volontà di Michel.

100% Chardonnay coltivato a circa 800 metri di altitudine su terreni glaciali sabbiosi.
Affinamento di 12 mesi in barrique “sur lie” e circa 8 mesi in bottiglia. Un vino dal profilo olfattivo che rimanda alle burrose sensazioni Borgognone strutturato e potente. Generoso frutto tropicale ,ananas, mela golden ha cenni di vaniglia ed erbe montane, il palato mantiene morbidezza e rimandi tostati.

Risotto mantecato con clorofilla di alghe, gambero marinato e rugiada di bergamotto

Risotto mantecato con clorofilla di alghe, gambero marinato e rugiada di bergamotto

 

Pinot Nero Vigne Tzeriat 2023 Valle D’Aoste Doc Cru di singolo vigneto. Una delle primissimevarietà piantate dal nonno con cloni svizzeri coltivati ad alberello su terreni ricco di scheletro e sasso. Una parte delle uve viene vinificato a grappolo intero. Un Pinot Noir elegante di altura, ricco di erbe alpine aromatiche, acqua di rose, lamponi, anguria, esprime le sue doti migliori in una sottigliezza dettagliata e spontanea. In bocca è vibrante e sapido gli aromi fruttati riemergono approfondendo il sapore che rimane a lungo sul finale.

Bottone bicolore ripieno di cinghiale, ciliegia marinata e anguria

Fumin Vigne Rovettaz 2023 Valle D’Aoste Doc

 

Fumin Vigne Rovettaz 2023 Valle D’Aoste Doc Vitigno autoctono per certi aspetti definito selvatico. L’olfatto ha un’espressione rurale in cui si ineriscono erbacei e toni fumè, la bacca rossa ha maturità e dolcezza spezie piccanti molto aromatiche. Morbidezza e tannino si fondono nel succo sprizzante acidità, struttura con tempra decisa, avvolge facendo salivare con una scia sapida.

Filetto di manzo con pesca e riduzione del Chianti

Flétry

Flétry au Vent Vino da Uve Stramature Vino passito eseguito con uve stramature blend di diverse varietà aromatiche e alpine Gewürztraminer, Moscato Bianco, Pinot Gris, Petite Arvine. Solo 250 piante di Amigne, varietà svizzera dal grappolo molto spargolo che concentra il sapore sui pochi grappoli.

Giallo brillante e dorato il bouquet ha resina, menta, erbe alpine che spiccano su intense note di candito, miele, zagare, agrume giallo. Solo 12 gradi alcolici ed un notevole bilanciamento di dolcezza con i suoi 145 grammi di zucchero e grande acidità che stempera le morbidezze donando al sorso slancio e agilità.

Eclair con nocciola, cioccolato e arancia – Piccola pasticceria

Grosjean il vino in mezzo alle Alpi

 

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