Guida 100 Best Italian Rosé: identità e maturità tecnica in dialogo con la cucina di mare di Vizi di Mare ad Aversa
di Tonia Credendino
Ad Aversa il mare non si vede, ma si sente nel piatto. È pesce vero, materia nitida, lavorata con rispetto e precisione. Da Vizi di Mare, il progetto di Luca Lipoma, il mare non è suggestione ma sostanza, scelta quotidiana e responsabilità gastronomica.
In questo contesto si è inserito l’incontro dedicato alla Guida 100 Best Italian Rosé, edita da Luciano Pignataro e curata da Antonella Amodio, Adele Granieri e Chiara Giorleo, realtà ormai consolidata nel panorama della critica enologica italiana. Un progetto nato per osservare con metodo l’evoluzione tecnica del rosato italiano e restituire centralità a una tipologia troppo a lungo semplificata.
A rappresentare la Guida, conducendo la degustazione con rigore analitico, è stata Adele Granieri, davanti a una sala composta da produttori, chef e operatori del settore e appassionati. Il suo intervento ha riportato l’attenzione sul metodo: degustazioni alla cieca, criteri fondati su coerenza stilistica, precisione enologica, equilibrio tra struttura e acidità e reale attitudine gastronomica. Non una classifica costruita sull’immagine, ma una mappatura critica che fotografa territori, vitigni e interpretazioni produttive capaci di esprimere il rosa come scelta identitaria autonoma.
Nel confronto è emersa anche una riflessione sui rosati del Sud, oggi tra le espressioni più convincenti della tipologia. Alla domanda sul ruolo della parte meridionale del Paese, Adele ha evitato letture semplicistiche ma ha riconosciuto come climi più caldi e maggiore concentrazione fenolica di vitigni quali Negroamaro, Montepulciano, Aglianico, Piedirosso e Tintore consentano di ottenere rosati di maggiore materia e profondità. La sfida resta quella dell’equilibrio: preservare freschezza e tensione senza perdere identità. Il fatto che ogni anno la Top 100 presenti nuove etichette è la dimostrazione di una categoria dinamica, legata all’annata e alla sensibilità interpretativa del produttore.
Il percorso di degustazione ha tradotto queste considerazioni in esperienza concreta.
Ad aprire è stato il Chiaretto di Bardolino DOC “Tecla” 2024 di Benazzoli, da Corvina e Rondinella, in abbinamento al sashimi di rana pescatrice, maturata 12–15 giorni con alga kombu e servita con il suo grasso, peperoncino, prezzemolo e aglio. La verticalità del vino, sostenuta da acidità vibrante e nitidezza aromatica, ha contrastato la concentrazione umami del piatto mantenendo pulizia e continuità gustativa.
A seguire, il Cerasuolo d’Abruzzo DOC “Cortalto” 2024 di Tenuta Cerulli Spinozzi, da Montepulciano in purezza, ha accompagnato la tapas di spigola locale con patate, pomodorini, olive taggiasche e capperi di Salina. La maggiore tessitura del vitigno ha conferito al vino ampiezza e solidità, sostenendo la struttura del piatto senza rinunciare a tensione e definizione.
Con le linguine all’acqua di mare, gallinella e asparagi, il confronto si è fatto più articolato. Il Salento Rosato IGP “Diciotto Fanali” 2018 di Apollonio, da Negroamaro, ha evidenziato maturità aromatica e continuità strutturale, dimostrando come un rosato del Sud possa sostenere preparazioni complesse mantenendo equilibrio e persistenza.
Dal caveau in tufo del ristorante, Luca Lipoma ha scelto di aprire una bottiglia fuori programma, il Salicerchi Rosato Costa d’Amalfi DOP, ottenuto da Piedirosso, Aglianico e Tintore. Un assaggio che ha ampliato ulteriormente il confronto, evidenziando come l’influenza marina e l’altitudine possano preservare freschezza e verticalità anche in contesti di maggiore concentrazione.
In sala erano presenti anche le selezioni di Michele Fiorentino – Genuine Olive Farm, presenza discreta al tavolo che ha alimentato curiosità e confronto tra i commensali, ricordando quanto anche l’olio, come il vino, sia espressione territoriale e materia viva di discussione.
Accanto a questo approfondimento, la bollicina firmata da Francesca Carannante, presente in sala, ha introdotto una declinazione spumantizzata del rosato ottenuta da Pinot Nero in purezza. Una scelta precisa, coerente con un vitigno che in rosa sa esprimere finezza aromatica, tensione e struttura. La presenza di una produttrice ha aggiunto valore tecnico al confronto, rendendo il dialogo ancora più concreto e qualificato.
Su richiesta del tavolo è arrivato anche il soffritto di mare di Vizi di Mare, preparazione identitaria che concentra intensità e profondità iodica in una costruzione controllata. Un banco di prova severo, capace di mettere in evidenza la solidità strutturale dei rosati in degustazione.
La chiusura con la millefoglie alla crema chantilly, limone candito e sale Maldon ha mantenuto coerenza con il percorso, lavorando sull’equilibrio tra dolcezza e tensione acido-sapida.
L’incontro di Aversa ha confermato che il rosato è oggi una categoria pienamente autonoma, sostenuta da scelte stilistiche consapevoli e da un rigore tecnico crescente. Non un vino di passaggio, ma un linguaggio enologico capace di dialogare con la cucina contemporanea con maturità e autorevolezza. Ed è questa evoluzione, diversa ogni anno e sempre più definita, che la 100 Best Italian Rosé continua a osservare e raccontare.
81031 Aversa (CE)
Tel. 081 6121840
Aperto a cena dal lunedì alla domenica
Venerdì, sabato e domenica anche a pranzo
Chiuso il mercoledì
Guida 100 Best Italian Rosé
Progetto editoriale di Luciano Pignataro
A cura di Antonella Amodio, Adele Granieri, Chiara Giorleo
Sito ufficiale: https://www.100bestitalianrose.it










