Mago Cerasa e il fenomeno della Guide di Repubblica, la più venduta è la Guida del Cilento. Ma anche sul diritto costituzionale di critica e di informazione

15/8/2019 2.2 MILA

Guide Repubblica Giuseppe Cerasa. Le guide sono finite, il cartaceo è morto. Un mantra che dura ormai da dieci anni, cioé da quando nel web si sono affacciati nuovi protagonisti.
Eppure Giuseppe Cerasa, Peppino per gli amici, giornalista di lungo corso, cronista di razza a Palermo negli anni delle bombe di Riina, ex capo della redazione romana del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, ha dimostrato che possono essere ancora un affare per un editore che sappia investire, a patto che siano pensate non per chi le scrive ma per i lettori, non per i ristoratori e i pizzaioli ma per i clienti. Semplice no?
Un messaggio un po’ populista di questi tempi, che nel web è sempre attrattore di like. Ma anche una verità banale, elementare, che può suonare strana solo in un paese come l’Italia che in meno di un secolo ha prodotto Mussolini, Berlusconi e Salvini. Nessun paese è stato mai capace di tanto se non la Corea del Nord.
Ed è proprio, se volete, l’incapacità della critica (ma continuando la metafora, anche della sinistra) di cogliere il sentimento comune che ha poi portato ad una situazione di stallo e di regressione delle vendite. Un mordersi la coda: meno lettori, meno investimenti editoriali, maggiore peso degli inserzionisti che tendono a trasformare però uno strumento di scelta nell’arma segreta della più raffinata comunicazione aziendale.

Giuseppe Cerasa
Giuseppe Cerasa

Giuseppe Cerasa ha rotto questo incantesimo, ha dimostrato che è possibile fare guide che si vendono e che diventano care a chi le acquista giocando sulla buona scrittura e sulle giuste informazioni e poi su qualcosa che il web non potrà mai sostituire alla carta: essere oggetti identitari, da conservare e da regalare. Un po’ come la Bibbia e i Vangeli in Chiesa o un libro di cucina ai fornelli.
La più venduta e la cosa non può che farmi piacere, è quella del Cilento che per la prima volta mette insieme i comuni del secondo Parco Nazionale d’Italia, una specie di specchio di Alice in cui i valori moderni della velocità si trasformano in elogio della lentezza, dal riempire il tempo all’usarlo dominandolo e imponendo i propri bioritmi personali e comuni.
Insomma, il cartaceo serve ancora e le guide possono avere una funzione importante se non decisiva in alcune partite.
Nel nostro piccolo ci stiamo provando con 50TopPizza e a breve con 50TopItaly e abbiamo fatto una scoperta incredibile, del tipo “la mafia governa l’antimafia”: i peggiori nemici della critica autonoma sono proprio coloro che la invocano a gran voce sui social. Se scoprite essere operatori del settore e non appassionati che vivono di altro, la loro invocazione è pura ipocrisia. Strillano per essere accontentati o perché sanno di essere scarsi e di non poterlo essere mai.
Cari giovani che vi avvicinate a questo mondo, ma anche meno giovani, se volete esercitare il diritto di critica previsto dalla nostra Costituzione, preparatevi a stare in trincea: il mondo enogastronomico è molto agguerrito nella comunicazione aziendale e ormai non accetta più un giudizio autonomo e indipendendente, ancorché sbagliato. Ed è pronto a tutto per impedirlo: minacce, offerte economiche, denunce, petizioni.
Saranno proprio i soggetti protagonisti dell’attenzione critica a creare i primi storytelling secondo uno schema che ormai conosciamo molto bene: si parte in modo salottiero dalla contestazione della formula. Tipo: “a che servono le classifiche, chi le fa, vogliamo sapere con quali criteri sono stilate”. “Noi siamo contro le classifiche”. Non importa che in tutto il mondo sia il modo moderno di comunicare, basta leggere come si muovono tutti i principali siti italiani e internazionali, di gastronomia e non, sull’argomento. No, l’importante è che io, cuoco, pizzaiolo, produttore di vino, non sia dietro al mio vicino o al mio nemico personale perché le classifiche sono buone fino a che non si è primi. Diventa così esilarante leggere nello stesso profilo duri attacchi alle classifiche e il giorno dopo la esaltazione di una classifica che lo mette primo. La liquidità dei social favorisce le facce di culo e il bipolarismo.
Il secondo step è successivo, giocato da chi ha scarsa cultura, mette insieme tutti i dubbi sulla tua onestà intellettuale: “sono gli sponsor a decidere, basta pagare, Tizio fa la comunicazione per Caio”. E siccome la calunnia è un venticello, spesso non sai come rispondere perché questi temi corrispondono a frasi del tipo “quella è una zoccola, i terroni sono sporchi, gli italiani non lavorano, gli arabi sono terroristi”, etc etc. Già perché nessuno fa nome cognome dicendo un fatto preciso. Chiaro il perchè, la cosa scivolerebbe subito in Tribunale.
Il terzo step è prepararsi al fuoco nemico e pieno di rancore di chi vive facendo comunicazione producendo video, il più delle volte noiosi quanto costosi, al pollo di turno, e che fanno i grandi numeri solo con i trucchetti da smanettatori o con le sponsorizzazioni, organizzando serate (premiando chi mette a disposizione il locale), di chi ha altri progetti che però non risultano efficaci quanto 50TopPizza e che fino a qualche anno fa faceva altro nella vita ma che è fallito e allora si butta nel settore. Allora vedi che tutti fanno la processione dallo scontento di turno come i sorci si avvicinano al formaggio.
Infine il quarto step è l’insulto di tipo fisico, personale, sessista se nel mirino c’è una donna.
Il quinto step, forse quello più raffinato, è aprire una breccia contattando chi è ai margini della impresa, blandendolo, portandolo dalla propria parte, facendo pervenire in questo modo le proprie esigenze sotto forma di parere. Oppure inducendolo all’abbandono dell’impresa (“ma chi te lo fa fare, sei tu il migliore, con noi hai altre possibilità, non sei valorizzato” etc etc). Questo metodo però favorisce la selezione del gruppo perché a cadere sono in genere non i competenti, ma i narcisisti, gli ambiziosi e coloro che cercavano solo visibilità per vendersi meglio. Insomma, i coglioni che esplodono da soli :-)

Insomma, amici, bisogna non solo essere autonomi, indipendenti, ma avere i nervi saldi e non farsi trascinare nella rissa perché appena lo fai sei perduto, diventi parte in causa e perdi di credibilità. Non è facile perché non basta essere competenti. Ma bisogna anche saper stare in questo mondo.

Ne abbiamo viste di cose che voi umani: produttori di vino premiati per anni e anni che per una volta che non hanno riconoscimenti non mandano più campioni o che avevano fatto talmente lobby da mandare direttamente i campioni ai curatori nazionali, ristoratori che al primo piatto contestato mettono il muso e che pensano di comprare il tuo lavoro che vale migliaia e migliaia di euro con un pranzo gratis perché evidentemente di questo si accontenta la maggioranza dei personaggi in cerca di autore a cui aprono le porte per una foto sui social.  Sedicenti professionisti che passano il tempo a insultarti, forse perché hanno la sala vuota, vuota come la loro creatività quando hanno finito di copiare i piatti degli altri. La categoria più interessante in questo momento è quella dei pizzaioli, con una tale antologia di incredibili atteggiamenti infantili che merita un post a parte con esempi concreti, altrimenti non ci si può credere. Uno fra tutti la lettera di un avvocato che invocava la privacy per il suo cliente pizzaiolo, ossia di un esercizio commerciale pubblico dotato di ufficio stampa:-). Una categoria che evidentemente non era preparata a reggere questa ribalta e lla pioggia di milioni di euro in corso.
Insomma, pronti alla prossima 50TopRosiconi? Ci sarà prossimamente.

La libertà costituzionale di esprimere il proprio parere, come del resto la democrazia, non sono conquiste assolute, vanno difese e tutelate con l’impegno quotidiano. Nessuno vi regala niente se non siete decisi a prenderlo. E’ interesse dei lettori e dei clienti in primo luogo, ma anche di chi lavora seriamente, non ha santi in Paradiso, non ha bisogno di minacciare sponsor in cambio di risultati ottenuti o mancati, di chi insomma è semplicemente un vero professionista. E per fortuna la maggior parte del mondo enogastronomico è fatto da gente onesta che conosce la distinzione dei ruoli.

Dal canto nostro potete stare tranquilli, cari lettori e clienti di locali, operatori onesti, che ci seguite ovunque e in tanti: la vita ci ha riservato in passato ben altri scontri e ben altri pericoli.


Possiamo sostenere questo impegno come Bud Spencer e Terence Hill sostenevano da soli scene scazzottate con una decina di controfigure alla volta.
Appunto, controfigure.