I vini di Federico Graziani, uno sguardo a tu per tu con l’Etna più autentico
di Luca Matarazzo
Federico Graziani è stato un enfant prodige nel mondo dell’enologia e della viticoltura. Iscritto ad un corso di formazione per sommelier AIS a soli 15 anni, nel 1998 salì sul gradino più alto del podio al concorso come Miglior Sommelier d’Italia poco più che ventenne. Da Ravenna, terra di Sangiovese e di Albana di Romagna, il viaggio alle pendici della “Muntagna”, così viene chiamato dai siciliani il vulcano Etna, è stato l’identikit di un percorso ricco di soddisfazioni e tanto coraggio.
Siamo in Contrada Feudo di Mezzo, dove l’intero “sistema Etna” ha avuto inizio tra la fine degli anni ’80 e i primi vagiti del nuovo millennio, con la scommessa dei vari Franchetti, De Grazia, Foti e Benanti.
Le varietà qui parlano in primis di Carricante, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, ma è la tensione gustativa dei prodotti la vera chiave di lettura per un areale decisamente in posizione di vantaggio nel confronto con territori ormai feriti dal cambiamento climatico. La laurea in enologia e viticoltura di Graziani ha fatto solo da corollario all’ingresso in punta di piedi nel mondo dei piccoli produttori artigianali, che rendono lustro all’intero comparto rivelando chicche non omologate, non massificate, che si distinguono per carattere e visione. Il tutto grazie anche al supporto dell’amicizia storica con Salvo Foti de I Vigneri, che lo ospitò in queste colline meravigliose dove il verde delle coltivazioni si mescola con il grigio delle “sciare” laviche.
Fu proprio durante una colazione al bar Blue Moon a Passopisciaro che i due amici ascoltarono l’appello del macellaio del paese, disperato per non sapere cosa fare delle sue vecchie viti centenarie: pochi filari, quasi mezzo ettaro, avviati inevitabilmente all’estirpazione. L’idea di acquisire ciò da cui sarebbe nato poi Profumo di Vulcano e all’ampliamento dei poderi con un ulteriore mezzo ettaro in Contrada Montelaguardia nacque proprio in quell’istante tra un cappuccino e un cornetto.
Alberelli di rara bellezza, con palo di sostegno in castagno e sistema a quiconce di epoca Romana. A distanza di un ventennio gli appezzamenti sono ora diventati 7, per un totale di 7 ettari e circa 30 mila bottiglie suddivise in 4 referenze, oltre a un Riesling non per tutte le vendemmie e un rosso chinato molto particolare.
L’accoglienza entusiasta di Chiara Graziani, esperienze precedenti a Copenaghen da sommelier professionista e floor manager del Geranium, ristorante gourmet da tre stelle Michelin, rivela l’adesione totale alla filosofia del progetto. I suoli variano poco da un luogo all’altro, ma le pendenze fanno la differenza, arrivando, come nel caso di Contrada Nave, dedicato al bianco di casa, a quasi 1200 metri, tra le quote più alte d’Europa per piantare la vite.
Vigneti che ricalcano la forma dei clos della Borgogna, circondati da muretti a secco nella quiete della vita bucolica. E poi le etichette curate dall’artista Pier Giuseppe Moroni, utilizzando come tela la pellicola delle Polaroid su cui dipingere e smaltare i colori dalle forme oniriche ispirate dal contesto di lava e fuoco lasciate alla libera interpretazione di chi le osserva.
Iniziamo la degustazione dall’IGT Terre Siciliane 2024 “Mareneve” vigna sperimentale in altura dove il sole giunge solo nelle ore pomeridiane. Un terzo del blend da uve Carricante, cui seguono, appaiati, Riesling Renano e Gewurtztraminer oltre tracce di Chenin Blanc e del raro Grecanico Dorato. Note di bergamotto e salvia su finale iodato di sicuro appetito. L’Etna Rosso 2024 da Nerello Mascalese e 10% di Nerello Cappuccio lavora solo in acciaio tranne per una piccola parte del mosto in tonneau esausti, per terminare l’evoluzione in vetro. Sfumature d’arancia sanguinella, ciliegia matura ed erbe mediterranee (timo e maggiorana).
Il carattere del DNA del Nerello Mascalese, simile a quello del Sangiovese, si ravvisa anche nella vena tannica piccante e salata, ma alla fine la scie di affumicature e carruba riportano subito al concetto di vino da territorio vulcanico. L’Etna Rosso 2024 “Rosso di Mezzo” è di gran lunga il miglior assaggio di giornata, a tratti spinge sull’eleganza dei Nebbiolo d’autore; vino da un singolo vigneto di 30 anni in contrada Feudo di Mezzo, nato come declassamento nel 2018 dell’etichetta superiore Profumo di Vulcano. Bocca quasi fungina e sensazioni terziarie di liquirizia e bosco che fanno viaggiare ad occhi chiusi verso l’alto Piemonte.
Chiudiamo con l’Etna Rosso 2023 “Profumo di Vulcano”, prima vintage targata 2010 e la prima in assoluto per l’azienda, ve provenienti da piante centenarie e, dal 2022, anche da una parcella di Contrada Montelaguardia. Fermenta e riposa in tonneau di vari passaggi per oltre 20 mesi e altri 4 in bottiglia prima dell’immissione in commercio. Una sorta di super selezione da brividi, che continua nel solco dell’assaggio precedente amplificandone all’ennesima potenza la vena iodata-salmastra e mediterranea.
Infine, la pazza scommessa nata dall’amore di Graziani per il Barolo ideando l’Etna Chinato da Nerello Mascalese con botaniche studiate assieme alla farmacista del paese, a base di fico d’india, alloro, bergamotto, arancia e persino capperi. Se la Muntagna fuma e ribolle in lontananza, la freschezza dei campioni di razza degustati da Federico Graziani riporta il clima rovente ad una più confortevole visione del futuro in un terroir unico al mondo.







