Il Mansio, a Desenzano sul Garda l’ospitalità diventa vegetale
di Valentina Ruzza
Quattro anni fa la famiglia Mori cercava semplicemente un luogo da trasformare in una piccola struttura ricettiva. A Rivoltella del Garda, però, incontra un edificio capace di cambiare il destino del progetto: l’ex falegnameria Silvestri, una costruzione rimasta a lungo silenziosa, ma ancora attraversata da una memoria artigiana forte, quasi fisica. Per una famiglia originaria proprio di Rivoltella, quel luogo non poteva essere soltanto un investimento immobiliare. Diventa presto qualcosa di più. È da qui che nasce Il Mansio. L’idea iniziale era quella di un affittacamere.
A spostare il progetto verso una direzione più ambiziosa è Valentina Mori, la figlia maggiore, che immagina una struttura capace di costruire una propria identità e di distinguersi attraverso una visione precisa dell’ospitalità. L’incontro con Camilla Parmigiani, founder di Vegan Set – Hospitality Boutique, trasforma poi quella intuizione in un concept definito: dare vita a una locanda completamente vegan, non soltanto nella cucina ma nell’intera esperienza.
Una scelta che può sembrare semplice da dichiarare, molto meno da realizzare. Il percorso dura quattro anni: circa due vengono assorbiti dalle pratiche autorizzative, altri due dal cantiere. Nel frattempo Valentina Mori e Camilla Parmigiani lavorano sulla selezione di materiali, fornitori, arredi e finiture, cercando di mantenere coerente la filiera fin nei dettagli meno visibili. L’obiettivo non è creare un hotel che “proponga anche” un’esperienza vegetale, ma una struttura nella quale questa filosofia sia parte del progetto fin dall’origine. Anche il nome arriva dalla storia del luogo. È Fiorella Saretto, madre di Valentina, a trovare il riferimento decisivo studiando il passato di Rivoltella: in epoca romana il borgo era una mansio, una stazione di sosta e cambio dei cavalli lungo le vie di percorrenza verso Brescia. Un luogo di passaggio, riposo e ripartenza. Quasi una definizione naturale per quella che, secoli dopo, sarebbe diventata una nuova casa dell’ospitalità. Oggi Il Mansio è un boutique hotel con sei camere, private spa, una piccola palestra, servizi dedicati agli appassionati di bicicletta e un ristorante di appena 28 coperti. Sorge ai piedi della Torre di re Desiderio, unica superstite delle cinque torri che componevano l’antico castello di Rivoltella, a poca distanza dal lago e lungo il percorso ciclabile che collega Sirmione e Desenzano. Il progetto di interior design, firmato Pelizzari Studio, lavora su un equilibrio sottile tra memoria e contemporaneità. Materiali naturali, superfici materiche, tessuti biologici, luci morbide e ambienti diversi tra loro costruiscono un’atmosfera raccolta, lontana da qualsiasi idea di lusso esibito. Qui l’eleganza passa per la misura, per la qualità tattile degli elementi, per la sensazione di trovarsi in un luogo pensato più per essere abitato che semplicemente fotografato. La cucina è il punto in cui questa filosofia diventa immediatamente leggibile. A guidarla oggi è Pasquale Padricelli, trent’anni e oltre un decennio di esperienza maturato nelle cucine italiane. Le origini partenopee emergono nella manualità, nel rapporto con la tradizione e in una concezione della materia prima che rimane centrale anche quando il vocabolario diventa interamente vegetale.
Al Mansio porta una cucina 100% plant-based costruita sull’incontro tra memoria mediterranea e ricerca contemporanea, con una tecnica rigorosa che non perde mai quella componente istintiva e calorosa propria della sua formazione. La pasta fresca fatta a mano ne è forse l’espressione più immediata, ma lo stesso approccio attraversa preparazioni più complesse nelle quali ortaggi, semi, fermentazioni e ingredienti vegetali vengono trattati come protagonisti e non come alternative a qualcosa che manca. Il principio resta chiaro: un piatto vegetale deve innanzitutto essere buono. La tecnica c’è, ma rimane al servizio del gusto; la ricerca è evidente, ma non diventa mai esercizio.
La selezione delle materie prime privilegia biologico, stagionalità e produttori locali. Le verdure arrivano in larga parte da un coltivatore della zona, mentre diverse preparazioni vengono realizzate direttamente in cucina. Pasta fresca, tempeh di piselli e mandorle e tofu di semi di zucca diventano così strumenti per costruire una cucina con una propria identità, capace di dialogare tanto con chi segue abitualmente un’alimentazione vegetale quanto con chi vi si avvicina per curiosità. Tra i piatti più interessanti ci sono i tagliolini freddi con olio al limone del Garda e caviale d’alga, omaggio dichiarato a uno dei piatti più celebri di Gualtiero Marchesi. La citazione rimane riconoscibile, ma viene trasportata dentro un lessico completamente vegetale, lavorando su acidità, sapidità e pulizia gustativa. Sul fronte dolce, lo zabaione al Recioto di Soave con sbrisolona mantovana fatta in casa è diventato rapidamente uno dei piatti più richiesti. Senza uova e senza latticini, conserva comunque quella rotondità e quella memoria gustativa che rendono immediatamente riconoscibile l’idea dello zabaione. È forse proprio in preparazioni come questa che la cucina del Mansio mostra meglio il proprio intento: non stupire attraverso la sostituzione, ma costruire piacere, mettendo insieme memoria culinaria, cura estetica e autenticità. Per gli ospiti dell’hotel esiste anche un menu all day più informale, pensato per accompagnare i diversi momenti della giornata. Tra i piatti compaiono, per esempio, lasagnette con ragù di lenticchie e crema ai porcini. Preparazioni familiari, confortanti, che dimostrano come una cucina vegetale possa muoversi anche nella direzione della memoria domestica senza perdere contemporaneità. Il racconto continua nel bicchiere. Il cocktail bar privilegia piccoli produttori, distillati selezionati e ingredienti legati al territorio gardesano. In carta entrano la cedrata Tassoni, lo zafferano di Pozzolengo, amari locali e gin prodotti nella zona, accanto a oltre cinquanta etichette tra rum, whisky, grappe e brandy. Tra i signature, Garda Zero combina Limoncello Casoni, salvia fresca, zucchero di canna, gin e cedrata Tassoni Zero, costruendo un sorso agrumato e balsamico. Basilico, invece, è una proposta analcolica a base di gin zero alcol, succo d’ananas, ginger beer e basilico fresco. La parte no-alcohol non viene trattata come una soluzione di ripiego, ma come una sezione della carta con una propria dignità gastronomica. La selezione dei vini, curata dal maître e sommelier Andrea Bresciani, supera le cento referenze. Ci sono vini certificati vegan e bottiglie non certificate ma prodotte senza l’utilizzo di chiarificanti di origine animale. L’Italia occupa naturalmente uno spazio importante, con attenzione particolare a Lugana, Veneto e Lombardia, affiancata da una selezione francese che comprende Champagne e vini bianchi. La carta cerca un equilibrio tra produttori affermati e piccole realtà, tra etichette rassicuranti e scoperte più di nicchia. Non mancano vini dealcolati e vini botanici, inseriti con l’intenzione di offrire un’esperienza completa anche a chi sceglie di non bere alcol. La stessa filosofia attraversa la colazione. Gli ospiti scelgono in anticipo ciò che desiderano, sia per ridurre lo spreco sia per rendere il servizio più personale. La colazione può essere consumata in sala oppure direttamente in camera. In tavola arrivano croissant, ricotta di mandorla, hummus di ceci, mini quiche, muffin dolci e salati, farinata, pane con burro vegetale fatto in casa e confetture, yogurt con granola, chia pudding, frutta fresca e torte.
A richiesta vengono preparati avocado toast, porridge e tofu scramble. Il Mansio è quindi molto più del risultato di una ristrutturazione riuscita.
È il punto di arrivo di un processo che ha progressivamente modificato l’idea iniziale della famiglia Mori, trasformando un semplice affittacamere in un progetto di ospitalità dalla forte coerenza interna. La parte più interessante è forse proprio il modo in cui questa coerenza viene raccontata: senza eccessi, senza trasformare l’etica in slogan e senza sentire il bisogno di dichiarare continuamente la propria appartenenza al mondo vegan. A Rivoltella del Garda il vegetale diventa piuttosto una grammatica silenziosa che attraversa tutto: la cucina, i materiali, il design, il vino, la colazione, la scelta dei fornitori e perfino l’idea di benessere. Con l’arrivo di Pasquale Padricelli, questa identità trova oggi una nuova espressione gastronomica, nella quale il rigore contemporaneo incontra una sensibilità mediterranea più profonda e immediata. E forse il lusso, qui, sta proprio in questo: scegliere meno, scegliere meglio e fare in modo che ogni dettaglio abbia una ragione per esserci.
IL MANSIO VEGAN SUITES & RESTAURANT
Viale Francesco Agello 3, 25015 Desenzano del Garda (BS), località Rivoltella|
Tel. 030 670 0385.
Sei camere.
Ristorante da 28 coperti.
Cucina 100% plant-based| Chef: Pasquale Padricelli.
Maître e sommelier: Andrea Bresciani.
Interior design: Pellizzari Studio.
Concept e consulenza Vegan Set – Hospitality Boutique.
Servizi: private spa, palestra, bike hotel, cocktail bar.
Carta dei vini con oltre 100 referenze.





