Il pomodoro indossa lo smoking


Il pomodoro indossa lo smoking

di Pinuccio Alia

Agricoltori e pescatori calabresi protestano per il gasolio alle stelle e per i costi che si mangiano i guadagni. Dall’altra parte del banco, le famiglie guardano lo scontrino con la faccia di chi ha preso una multa per eccesso di velocità

Il conto non torna: chi produce il cibo guadagna poco, chi lo compra paga tanto.

In mezzo, evidentemente, qualcuno se la passa benissimo.

A rimetterci è anche e soprattutto il ripostiglio, lo scrigno di bottiglie di pomodoro, sottoli e alici che ogni autunno schieravamo in dispensa come un esercito in attesa dell’inverno. Un tempo conservare era risparmiare: si comprava in stagione e in quantità, e la fatica ed il rito della preparazione ci ripagava con un anno di tavola buona.

Era la nostra assicurazione contro l’inverno, con l’olio a farle da sigillo.

Oggi quante massaie avranno curato e preparato il ripostiglio se i pomodori San Marzano sono passati da 30 centesimi a 1,30 euro al chilo, più di quattro volte.

Sono rincarati anche peperoni Roggianesi, melanzane, alici e sarde, ingredienti di una cucina povera una volta solo nel prezzo, mai nella fantasia.

Se dovesse continuare così le conserve casalinghe diventeranno un passatempo da benestanti.

E una tradizione non muore perché la dimentichiamo, ma perché non possiamo più permettercela.

Torniamo all’orto, dirà qualcuno.

Bel consiglio!! Ma per metterlo in atto servono terra, tempo e una schiena di vent’anni.

Il punto non è la nostalgia dell’orticello. Il punto è che chi oggi sta in piazza con i trattori, o in porto con le barche ferme, ci sta anche per noi.

Agricoltori e pescatori non difendono soltanto il loro lavoro: difendono il nostro diritto a mangiare cibo vero a un prezzo onesto, e soprattutto un futuro che non sia una gara al ribasso.

Quando un contadino chiude, non si spegne solo un’azienda: se ne vanno un pezzo di paesaggio, un sapere, una fetta di tavola.

Chi lotta merita più dei nostri applausi dal divano: merita di essere ascoltato, pagato il giusto e, ogni tanto, ringraziato.

La grande distribuzione fa il suo mestiere, ma il suo mestiere non coincide sempre col nostro bene, e sapere chi guadagna davvero tra il campo e lo scaffale sarebbe già un bel passo avanti.

Intanto, finché si può, difendiamoci a tavola con lo spezzatino con patate e alloro: pochi ingredienti, tanta pazienza, zero scuse.

Il manzo da spezzatino è il taglio meno nobile e più onesto: costa poco, si fa perdonare con la cottura lenta e il giorno dopo, riscaldato, è persino meglio.

Quello che avanza poi con un pezzo di pane, diventa una cena.

Altro che dieta!!

Ingredienti per quattro persone

700 g di manzo da spezzatino, 800 g di patate, una cipolla, una carota, una costa di sedano, due foglie di alloro, un bicchiere di vino rosso, olio extravergine d’oliva, brodo caldo, sale e pepe.

Procedimento

Tritiamo cipolla, carota e sedano e facciamoli appassire in casseruola con un filo d’olio. Uniamo la carne a bocconi e rosoliamola bene, poi sfumiamo col vino. Aggiungiamo alloro, sale, pepe e brodo caldo fino a coprire in parte. Coperchio e fuoco basso per circa un’ora. Poi le patate a pezzi e altri 30-40 minuti, finché tutto è tenero e il fondo è denso. Un consiglio da ristoratore: non mettete fretta alla carne, che con la fretta si fa dura e si offende.

L’alloro annuncia il pranzo, le patate si bevono il sapore della carne.

Ma anche lo spezzatino diventa un lusso se i prezzi corrono e i redditi dormono.

La sfida vera è che tutti possano mangiare con dignità, che chi lavora la terra e il mare sia pagato il giusto e che le nostre conserve non finiscano in un museo.

La cucina di casa non è nostalgia: è un modo concreto di tirare avanti con gusto.

«Chi semina raccoglie», dice il proverbio. Purché, al raccolto, ne resti un po’ anche a chi ha seminato.

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