In morte di Francesco Durante

4/8/2019 1.3 MILA
Francesco Durante
Francesco Durante

Francesco Durante è morto ieri mattina nella sua Anacapri, dove era nato, a 66 anni. Una vita breve ma intensa e ricchissima. Chi lo conosce lo sa, e chi non lo conosce farebbe bene a comprare oggi il Mattino e il Corriere della Sera edizione Napoli per leggere i pezzi rispettivamente di Titti Marrone e poi di Antonio Fiore, Michele Buonomo e Carlo Franco. Per chi non sa che esistono i giornali di carta il link sulla morte di questo grande intellettuale. Sperando che i due quotidiani poi mettano in rete gli articoli che ho citato.

Perchè voglio ricordarlo qui nonostante non sia stato un personaggio della gastronomia? Tra l’altro abbiamo avuto poche frequentazioni nel corso dell’ultimo trentennio, ossia dal primo articolo che mi fece uscire in Cultura nel 1985 (la mattina dopo stavo alle 6 davanti all’edicola per vedere se c’era) alla cazziata di un paio di anni fa perchè stavo per dargli buca ad una presentazione.
Ne scrivo per due sue qualità che sono proprie della intelligenza superiore e per confessare a tutti voi che Francesco è stato una delle pochissime persone che ho invidiato in vita mia: per la mole enciclopedica e soprattuto poliedrica delle sue letture e del suo sapere che spaziava da Frank Zappa all’ultimo minore della letteratura italiana del ‘600. Una invidia che mi faceva domandare: ma dove caxxo ha trovato e trova il tempo?

La prima qualità è la gioiosa leggerezza che lo rendeva onnivoro rispetto alla vita, davvero come scrive Terenzio, niente di ciò che è umano gli era estraneo. Una leggerezza ironica che però ricopriva metodo rigoroso e impegno continuo e costante nel tempo. Credo che ne abbia perso pochissimo nella sua vita fra traduzione di autori italoamericani, direzioni di redazioni, consulenze editoriali, organizzazione di eventi e tanto altro. Eppure tutto era semplice, dietro gli occhiali da miope riusciva a vedere tutto e meglio di tutti.

La seconda è la curiosità che si racchiude in un episodio che ne giustifica il ricordo in questa sede. Come ha scritto Fiore, una delle sue passioni era l’enologia. Meridionale di origine ma friulano di educazione, Francesco aveva portato con se questa passione cercando di capire cosa si muovesse in Campania. Di Nicola Venditti e Antonio Ciabrelli fu proprio lui il primo a parlarne perchè, tra l’altro, gli piaceva zingarare nelle campagne del Sud. Quando iniziai a scrivere di questo argomento fu proprio lui a lanciare l’idea di fare una pagina in occasione di Cantine Aperte nel maggio 1994, allora facevano parte del Movimento Turismo del Vino fondato l’anno prima da Donatella Cinelli Colombini solo sette aziende (Ocone, Ciabrelli, Venditti, Mustilli, Vadiaperti, D’Ambra e Villa Matilde).
Oggi, dopo la “mielizzazione” dei quotidiani italiani, è cosa normale, anzi, scontata. Ma all’epoca fu una novità assoluta e straordinaria. Quella pagina la firmai con lui e Generoso Picone e da allora il Mattino è diventato leader incontrastato dell’argomento al Sud e riferimento in Italia, pur tra mille incomprensioni (“la pagina degli ubriaconi”) e ostacoli.

Oggi la Cultura, quella che in Italia scriviamo con la maiuscola, insegue la gastronomia in tutti i modi possibili ed immaginabili, e bene fa, solo 25 anni addietro li schifava, li considerava argomenti minori, temi non degni di un giornale.

Ecco, in questa spigolatura, è possibile cogliere la capacità dell’uomo di guardare avanti, di creare i giusti collegamenti e di essere aperto. Soprattutto, è questo è rarissimo, di appassionarsi anche alle cose che non comprendeva o non poteva controllare.

Ciao Francesco

 

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