Invecchiato IGP | Arte Liquida Toscana Igt Bianco 2006 Tenuta di Monte Chiaro


Arte Liquida Toscana Igt Bianco 2006 Tenuta di Monte Chiaro

di Stefano Tesi

Qualcuno potrebbe chiamarla la buona sorte del neofita, magari usando – visto che siamo in Toscana – un’espressione più colorita. Eppure non c’è dubbio che, audaci a parte, la fortuna aiuta a volte anche i semplici principianti.
E’ il caso (lo ammette con candore lui stesso) di questo sorprendente vino, il suo primo in assoluto, tirato dall’allora esordiente Alessandro Griccioli in sole 300 magnum e risfoderato dalle avite cantine oggi, a distanza di vent’anni tondi: Trebbiano, Malvasia e Viognier. “Fu tutto condizionato dall’entusiasmo e dall’inesperienza: batonnage, poi messo in legno per due anni e infine imbottigliato” rammenta il produttore, compiaciuto del buon risultato offertogli dal destino. “Ovviamente lo facciamo ancora oggi, con lo stesso nome, anche se vinifichiamo in modo molto diverso e con l’aggiunta di un 10% di Manzoni Bianco. Il progetto, anzi l’idea, è però rimasta la stessa: dare al vino un’espressione anche visiva, ponendo l’accento sia sul contenuto che sul contenitore. Ci piace pensarlo come una sorta di supertuscan bianco”.

Arte Liquida Toscana Igt Bianco 2006 Tenuta di Monte Chiaro

Siamo nell’area del Chianti Colli Senesi. Terra di rossi e di panorami accecanti. Al tramonto, oltre la piscina, la città del Palio sembra affiorare dai poggi e si staglia all’orizzonte, sebbene i Griccioli abbiano trecentesche origini fiorentine. L’etichetta del vino fu non a caso disegnata da Eugenia Vanni, artista e autrice del “cencio” del 2008, tuttora responsabile grafica della linea “Arte liquida”.

Alessandro Griccioli con magnum

Nel bicchiere, invece, il vino brilla di una tinta dorata profonda e quasi ambrata. L’impatto olfattivo è importante, screziato: si susseguono, e si espandono col trascorrere del tempo, note marcate di pietra focaia, accenni balsamici e poi echi variegati e intrecciati di cipria, pepe bianco, borotalco, perfino sentori di peperone e qualche risacca di friggitelli. Al palato ti colpisce una freschezza che tiene insieme, a lungo, profondità e sapidità, rivelando una complessità gentile.
In tutta onestà, non ce lo saremmo mai aspettati.
Peccato che dopo quattro lustri le scorte, ammette Alessandro, siano ormai agli sgoccioli.

 

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