Invecchiato Igp | Rioja Blanco Gran Reserva Viña Tondonia 2004 – R. López de Heredia


Rioja Blanco Gran Reserva Viña Tondonia 2004 – R. López de Heredia

di Luciano Pignataro

La mia passione per i vini bianchi invecchiati aumenta di intensità con il passare degli anni. Sarà una questione di gusto, di eleganza visiva, di luminosità del bicchiere, di ricerca continua di qualcosa che non sia scontato. Quindi quando ho trovato questa bottiglia nella carta dei vini di Deessa, un bistellato spagnolo firmato da Quique Da Costa al Mandarin Ritz di Madrid non ho esitato a puntare il dito nonostante costasse da solo più dei due menu degustazione perché le vere emozioni non hanno prezzo.

Ho seguito l’istinto senza angosciarmi inutilmente in quanto un vino bianco invecchiato ti apre la possibilità ad un ventaglio di abbinamenti sicuramente maggiore di quanto non possa fare uno rosso.

Così, non conoscendo cosa riservasse il menu preparato dal giovane Domenico Vildacci, salernitano di 29 anni a bottega dal grande cuoco spagnolo da moltissimi anni, ho puntato tutto su questa straordinaria bottiglia. 
Quando la Roja iniziò ad emergere nel panorama mondiale il modello, come del resto è avvenuto per l’Italia, era Bordeaux e proprio per questo motivo questa azienda del Barrio de la Estación per molti anni è rimasta sottotraccia pur essendo sempre molto apprezzata dai veri intenditori (per curiosità questa 2004 ebbe i 100/100 di Parker).
La ricerca di questi vini Tondonia negli ultimi anni è diventata spasmodica, il rosato è una sorta di Gronchi rosa persino per i collezionisti spagnoli.

I motivi sono tre: la coerenza mantenuta con costanza oltre le mode, la rarità e soprattutto il fatto che nessun’altra storica cantina della Rioja ha prodotto con continuità vini bianchi sottoposti a periodi di affinamento così lunghi. 
Nel caso di questo Gran Reserva, appena diecimila bottiglie, il vino, prodotto da uve viura (o macabeo) con un 15 per cento di malvasia, ha trascorso oltre dieci anni in botti di rovere americano, dopo aver sostato inizialmente in grandi tini di legno. È stato imbottigliato nel 2018 e ha poi riposato per qualche altro anno prima di essere immesso sul mercato.

L’annata 2004 è stata particolarmente favorevole ed il vino è di quelli che davvero ti lasciano senza fiato. Non va bevuto freddo, ma semplicemente fresco per mettere alle prime note agrumate e di cera d’api di conquistare subito il naso. Ma quello che colpisce ed entusiasma è la capacità di mutuare nel corso dei minuti, comprendo un ventaglio che va dalle note balsamiche a dolci note di tostatura e anche di fumé che esaltano il frutto. Ben presto, come accade con i grandi vini, ti prende la mente e ti costringe di pensare al bicchiere per tutto il resto della serata e alla tenera età di 69 anni ho finalmente compreso perché Marchesi non amava alcun abbinamento con i suoi piatti se non con l’acqua (senza gas ovviamente).
Quando il vino è straordinario non c’è piatto che tenga e il cibo, anche se eccellente come quello che ci ha servito una sala straordinaria, allegra e giovanile, è stato il co-protagonista della esperienza, come si dice adesso.

La definitiva consacrazione è quando inizi a berlo, allora scopri una energia giovanile in un vino di oltre vent’anni che raramente si può trovare, la promessa di frutta è mantenuta, la sapidità non ti fa mai stancare, ti fa cercare continuamente il sorso successivo, il finale è un crescendo rossiniano che resta nella memoria molto a lungo. Anche adesso che ne sto scrivendo mi sembra di averlo appena bevuto. 
Un grandissimo vino che dimostra sin dove si possono spingere le potenzialità di un bianco quando si segue la coerenza e non ci si lascia travolgere dalle mode.
Perché il segreto per essere desiderato da tutti è non dover piacere a tutti.
Temperatura consigliata: condividerlo!

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