Jre Italia, la scissione dei padri fondatori capeggiati da Walter Bianconi finiti in minoranza. Nel mirino Martino Crespi

6/1/2020 1.4 MILA
Walter Bianconi
Walter Bianconi

Una dozzina di cuochi prima delle vacanze di Natale hanno inviato le mail di dimissioni da Jre Italia, la forte sezione nazionale di Jre (Jeunes Restaurateurs d’Europe) che ha espresso fino a un anno fa anche un italiano come presidente, Ernesto Iaccarino. In queste ultime ore sono scesi su Facebook per comunicare sui loro profili questa decisione.

A capeggiare la rivolta proprio Walter Bianconi che orgogliosamente ha linkato un post del 2016 dell’associazione in occasione del 25° anniversario.
1992 – 2017 Venticinque anni di storia JRE Italia. L’associazione dei JRF (Jeunes Restaurateurs de France) nasce in Francia nel 1974. Nel 1991 JRF si trasforma in JRE (Jeunes Restaurateurs d’Europe), con la volontà di estenderne i confini anche ad altri Paesi, per stimolare solidarietà, amicizia e scambio di idee ed esperienze fra gli chef più innovativi. Nel 1992 lo chef Walter Bianconi, grazie al rapporto con l’amico e collega Jean Claude Fabre socio attivo dei JRF e con Nicole Seitz, madrina dell’associazione e responsabile delle relazioni pubbliche di Grand Marnier, fonda l’Associazione JRE Italia. Nella foto i soci fondatori

Jre, i soci fondatori

Si dice che in Italia il numero ideale per le società è Due meno Uno. Per le associazioni (e i consorzi) le cose non vanno diversamente. Ma cosa sta succedendo nella prestigiosa organizzazione con la scissione di dodici cuochi su circa 60 iscritti ammesso che l’emorragia si fermi?
Diciamo i mal di pancia sono iniziati questa estate, nel mirino il potere organizzativo di Martino Crespi che, incaricato dall’ex presidente Luca Marchini  è diventato la figura chiave dell’organizzazione nel corso degli ultimi due anni.

Martino Crespi
Martino Crespi

A questo punto, come in ogni cosa, ci sono le due versioni.
Quella della frazione capeggiata da Walter Bianconi di cui fanno parte Lele Usai, Andrea Sarri, Iside De Cesare, Marco Parizzi, Danilo Bei , Valerio Centofanti, Christian Milone riassunta nel post di Parizzi, quello forse più esplicito di tutti.

“E’ finita un’era. Per 26 anni ho fatto parte con orgoglio di questa associazione. L’ho amata sinceramente, ho lavorato duramente per lei, per i suoi ideali. Ideali che ora purtroppo sono cambiati. Lascio con una crepa nel cuore, come quella ho scoperto sul muro togliendo la targa. Rimangono i veri amici. Il resto è business”.
Insomma l’accusa è quella di aver gestito gli eventi solo come business, ovviamente con un eccesso di potere discrezionale su chi dovesse partecipare.

L’altra versione invece è che proprio grazie a Martino Crespi che Jre Italia ha iniziato a funzionare e ad avere un ruolo concreto negli eventi, al punto che lo stesso Crespi è stato nominato responsabile degli eventi a livello europeo. Insomma, una organizzazione efficiente che è riuscita a portare i soldi necessari per far diventare importante e presenta Jre Italia.

Una lettura più profonda è che il gruppo degli storici ha perso la corsa alla presidenza allo scorso congresso ritrovandosi minoranza e ha deciso di non dare alcuna possibilità al neo eletto, Filippo Saporito di ricucire lo strappo. Una sorta di muoia Sansone con tutti i filistei, insomma.
Ma al momento la stragrande maggioranza degli iscritti a Jre Italia resta al suo posto.

 

3 commenti

    Marco Parizzi

    Buonasera Sig. Pignataro,
    mi permetta di correggere alcune cose palesemente errate scritte nel suo articolo:
    Non risulta che Walter Bianconi, fondatore dell’associazione abbia dato le dimissioni, così come non risulta che nessun altro fondatore lo abbia fatto.
    Martino Crespi è stato assunto con la presidenza Sarri, (7/8 anni fa) ho redatto io personalmente il primo contatto con lui.
    Quello che lei scrive su Martino è vero, ha fatto egregiamente il suo lavoro era ed è da tutti, me compreso, stimato.
    E’ sempre stato da me considerato una risorsa e non un problema, queste sono parole che ho più e più volte espresso in sua presenza e in sua assenza, chiunque potrà confermarlo.
    Aver vinto o perso le elezioni, soprattutto quando non si concorre, non ha molta importanza, a mio parere però, mentre prima fare una evento era per noi un mezzo per raggiungere i nostri obiettivi, ore è diventato lo scopo di chi entra in jre. Di questo non si può fare una colpa a Martino Crespi, ma forse a una diversa visione di associazione che non va confusa con un azienda.
    Sono e rimango un romantico, la foto che lei ha pubblicato recita sotto: Nel 1991 JRF si trasforma in JRE (Jeunes Restaurateurs d’Europe), con la volontà di estenderne i confini anche ad altri Paesi, per stimolare solidarietà, amicizia e scambio di idee ed esperienze fra gli chef più innovativi.
    Ora che altri chef la pensino come me e che abbiano deciso di farlo ora non è una coincidenza, effettivamente sono decisioni ponderate che è normale vengano, esternate nell’anno nuovo, infatti fino al 31/12 ero ancora un JRE.
    Personalmente però avevo già espresso la mia volte di uscire A Filippo nel mese di novembre.
    Detto questo le auguro una buona serata e un buon anno

    7 gennaio 2020 - 21:43

    Luciano Pignataro

    Gentile Marco
    prendo atto delle sue precisazioni. Il suo intervento conferma ampiamente che la spaccatura è proprio sulla gestione degli eventi: oggi siamo abituati a personalizzare un po’ tutto, il punto non è la persona di Martino Crespi, ma la politica di eventi che lui ha sviluppato e che un gruppo di voi ritiene sbagliata.
    Noi abbiamo cercato di riportare con equilibrio le due posizioni, in un altro sito il neo presidente vi accusa di aver fatto questo casino su Facebook perchè avete perso le elezioni.
    La mia opinione è di un uomo antico e fuori epoca: se ci sono divergenze si discutono in una associazione, se si è minoranza si lavora per diventare maggioranza. Gli sfoghi su Facebook lasciamoli fare agli sfigati e agli odiatori, certo non è stato bello vedere un gruppo di voi attaccare in pubblico una istituzione.
    Ma io sono davvero all’antica e mi rendo conto che i metodi, l’educazione, il pronome noi in cui è cresciuta la mia generazione è solo roba da museo. Pensi, credo ancora nel valore delle associazioni in un mondo di partiti trasformati in compagnia di ventura come nell’Italia di qualche secolo fa :-)

    8 gennaio 2020 - 07:18

    Marco Parizzi

    La ringrazio per avermi pubblicato, quello che mi premeva era correggere alcuni evidenti errori dell’articolo.
    Le mie motivazioni sono sicuramente più profonde e complesse e non si possono riassumere in due righe.
    Giudicare da fuori la fine di un matrimonio è sempre un po’ superficiale, ma capisco che sia inevitabile.
    Detto questo il mio non è stato uno sfogo, ne’ un attacco, in quelle poche righe c’e tanto dolore e tanta amarezza.
    Sul mezzo di comunicazione posso essere d’accordo che non sia il più elegante, ma ormai Facebook twitter e compagnia vengono usati da presidenti, papi ecc. è quello che è, a me premeva informare i miei clienti sulla mia pagina, credo che sia legittimo.

    8 gennaio 2020 - 10:05

I commenti sono chiusi.