La Basilicata punta sul Tartufo Bianco Pregiato: a Novembre dieci giorni tra cultura, cucina e territorio con “I Tesori dalla Terra”
La Basilicata punta sul Tartufo Bianco Pregiato e lo fa a Matera a Palazzo Malvinni Malvezzi dal 20 al 29 novembre con l’evento “Tesori dalla Terra”, attraverso cucina, cultura e territorio. Il Tartufo Bianco Pregiato cresce anche in Basilicata e la Valle del Serrapotamo rappresenta una delle aree in cui la sua presenza è particolarmente significativa. Proprio qui, prima che in altri territori della regione, si è iniziato a investire nella ricerca e nella valorizzazione del Tuber magnatum Pico.
Nella sede dell’Associazione Stampa Estera a Palazzo Grazioli a Roma è stato presentato il programma di questa terza edizione che già promette numeri importanti: 10 giorni, 8 show cooking, oltre 20 incontri tra talk, masterclass e lectio magistralis e 2 esposizioni artistiche, e un’asta internazionale del tarfufo con un nuovo collegamento da Montecarlo, che si aggiungerà alle sedi già coinvolte. A novembre scorso la città ha ospitato l’asta internazionale del Tartufo Bianco Pregiato della Basilicata, in collegamento con Hong Kong, Washington e Berlino.
A battere i lotti fu Giobbe Covatta e la raccolta superò i 22 mila euro, destinati a finalità solidali. A catalizzare l’attenzione fu un tartufo bianco da 550 grammi, aggiudicato per 10.500 euro a Hong Kong nel ristorante Giando del ristoratore lucano Giandomenico Caprioli. Il ricavato sostenne Anffas con il progetto PeperonAut, Fondazione Lab00 ETS, Differenza Donna e iniziative rivolte alle famiglie colpite dal grave incendio avvenuto a Hong Kong. Anche Tesori dalla Terra 2026 si chiuderà nel segno della beneficenza.
Gli show cooking di Tesori dalla Terra saranno uno dei laboratori di questo percorso. Il tartufo incontrerà prodotti lucani, ricette contemporanee e saperi tradizionali, aprendosi anche al confronto con le cucine di Piemonte, Campania, Puglia e Calabria. Accanto alla cucina, spazio al vino con la partecipazione di Vulture Città Italiana del Vino 2026, il progetto che riunisce Rionero in Vulture, Melfi, Ginestra, Barile, Ripacandida, Rapolla, Genzano di Lucania, Atella, Acerenza, Palazzo San Gervasio, Lavello, Forenza, Venosa e Maschito. La presenza dei 14 Comuni porterà al centro anche una delle frontiere più interessanti della proposta gastronomica: l’abbinamento tra il tartufo e i vini lucani.
La presentazione del programma di questa nuova edizione è stata moderata dal volto Rai Peppone Calabrese che ha sin da subito introdotto alla stampa presente in sala storia e risorse gastronomiche della Basilicata, sua terra d’origine. Presenti anche il giornalista Bernard Bedarida, Antonio Nicoletti sindaco di Matera, Carmine Cicala assessore alle politiche agricole. Peppone sarà inoltre anche il conduttore dell’evento insieme alla giornalista e conduttrice Rai Bianca Luna Santoro affiancati da altri protagonisti del mondo televisivo e culturale.
Dietro la manifestazione ci sono i numeri di un comparto che in Basilicata ha già una consistenza economica. Nella regione risultano circa 1.280 tesserini attivi per la cerca e la cavatura e otto tartufaie riconosciute. Le aree interessate ricadono in molti comuni lucani. Le stime diffuse nel 2025 attribuiscono alla produzione tartuficola e al relativo indotto un valore annuo vicino ai 20 milioni di euro.
Ma il punto, oggi, non è soltanto misurare il valore del prodotto. È capire quanto di quella ricchezza riesca a fermarsi nei territori in cui il tartufo nasce. Il tartufo raccolto nelle aree interne della Basilicata ha da tempo accesso ai grandi circuiti commerciali e viene acquistato anche da operatori che lo rivendono su altri mercati con margini significativi. Il rischio è che una parte rilevante del valore venga generata a valle della raccolta e fuori dal territorio, senza produrre ricadute proporzionate sull’economia locale. È qui che si gioca una delle sfide decisive della filiera: passare dalla sola raccolta alla costruzione di un sistema economico organizzato, che tenga insieme trasformazione, commercializzazione, ristorazione, turismo e promozione territoriale.
Alla dimensione economica si aggiunge la varietà delle specie. Il Tuber magnatum Pico, il bianco pregiato, vede la propria stagione tra il 1° ottobre e il 31 dicembre. Seguono nero pregiato e bianchetto, mentre scorzone, uncinato e altre specie consentono di estendere il calendario del tartufo lungo più stagioni. Particolare pregio ha il bianchetto lucano, raccolto lungo le pinete costiere del Metapontino, che secondo gli esperti si distingue per gradevolezza e delicatezza.
Il cuore del programma sarà nei due weekend, mentre dal 23 al 26 novembre Tesori dalla Terra continuerà con iniziative diffuse e percorsi rivolti soprattutto alle nuove generazioni. La manifestazione proseguirà nei giorni intermedi con corsi di Valutazione Sensoriale dedicati al tartufo lucano. Attraverso una scheda di analisi sensoriale appositamente studiata, il percorso punta a formare competenze specifiche sul prodotto locale. Sono inoltre previsti moduli rivolti alle scuole, ai ristoratori e agli operatori del turismo lucano, con l’obiettivo di diffondere una conoscenza più consapevole del tartufo e rafforzarne il legame con l’accoglienza e la cultura gastronomica regionale.
A sostenere il progetto è una rete di partner istituzionali e di settore. Tra le realtà coinvolte: l’Associazione Nazionale Città del Tartufo, alla quale aderiscono i Comuni lucani di Carbone, Pisticci, Scanzano Jonico e Sant’Angelo Le Fratte; il Centro Nazionale Studi Tartufo; la Federazione Italiana Cuochi, le Regioni Piemonte, Puglia, Calabria e Campania.



