La Ciacolada a Grado: pizzeria con cucina. Storia di successo
La Ciacolada, Grado (GO)
Via G. Caprin 35,
Telefono: 0431 090165
Aperta tutti i giorni, con orario continuato dalle 11:30 alle 22:30, da marzo a ottobre
Le storie di migrazione spesso iniziano lontano da dove, un giorno, trovano la loro casa. È così anche quella di Luigi Buondonno, partito dalla Campania e arrivato in Friuli Venezia Giulia, dove negli ultimi vent’anni ha fatto crescere La Ciacolada a Grado, trasformando una storica insegna della città in una realtà gastronomica dalla forte identità.
Un percorso fatto di radici che viaggiano, territori che si incontrano e una cucina capace di tenere insieme due mari: quello campano e quello dell’Adriatico. La Ciacolada, che in dialetto gradese significa “la chiacchierata”, è diventata così un punto d’incontro tra culture e sapori diversi, senza perdere il legame con Grado e con i gradesi che da sempre la sentono propria.
La storia di Luigi comincia a Torre Annunziata. Dopo gli studi all’Istituto Alberghiero di Castellammare di Stabia, arriva ventenne in Friuli per lavorare durante la stagione estiva. È cameriere, si occupa di sala e gestione e a La Ciacolada trova il suo posto di lavoro. Prima si lega al locale, poi decide di farne il proprio futuro. Rileva l’attività, la amplia e, soprattutto, la rinnova senza spezzare il filo con la sua terra. La cucina di mare rimane centrale, con una particolare attenzione al pescato del Golfo di Trieste e della laguna e alle produzioni del territorio. Poi, comincia un altro capitolo con la pizza. Luigi Buondonno decide di studiarla. Approfondisce gli impasti, frequenta corsi, lavora sulle tecniche e porta a Grado due mondi della tradizione campana: la ruota di carro e la pizza contemporanea. La Ciacolada mostra così una delle sue caratteristiche più riuscite: non c’è una separazione netta tra cucina e pizzeria. Il mare che arriva nei piatti è lo stesso che, in alcune preparazioni, sale sulla pizza. La Campania entra nella cucina con il pomodoro San Marzano, il fior di latte, la mozzarella di bufala, la pasta trafilato a bronzo di Gragnano; il Friuli con il pesce, come seppie e cozze, i formaggi, tra cui quelli biologici della Fattoria Zoff di Cormons, il miele, il prosciutto crudo D’Osvaldo e il cotto senza polifosfati ed allergeni di In Cortile di Palmanova (UD), completano una geografia del gusto che mette insieme Nord e Sud.
Al forno e al banco c’è Giovanni, fratello di Luigi. L’impasto è a lavorazione indiretta e al tavolo arriva una pizza che punta su leggerezza e scioglievolezza. La Margherita è il riferimento naturale: dalla versione verace a quella con bufala, fino alle altre interpretazioni della carta, una trentina circa, dove trovano spazio anche pizze con pesce e frutti di mare.
In cucina, il menu guarda soprattutto a Grado e al suo territorio. Le sarde in saor sono un richiamo immediato alla tradizione.
E proprio sul dolce più iconico della cucina italiana, il tiramisù, il confine tra memoria e territorio si fa ancora più interessante. La sua origine è da anni al centro di una disputa che vede confrontarsi il Veneto e il Friuli Venezia Giulia che si contendono la paternità. Una contesa gastronomica che a La Ciacolada è un finale dolce che vale la pena di assaggiare. La ricetta è di Laura, moglie di Luigi e originaria di Agerola.
La carta dei vini conta circa 50 etichette, cui si aggiungono birre e drink. Il locale, nel centro di Grado, è ampio e organizzato in più sale, con un dehors nell’area pedonale della città e circa 200 coperti. A completare la struttura, uno staff di 26 persone: una macchina importante, che richiede organizzazione e continuità nel servizio.
La Ciacolada è oggi tra le pizzerie Eccellenti 50 Top Pizza Italia 2026. Quello che rimane, uscendo dal locale, è soprattutto la sensazione di essere stati in un posto che ha costruito la propria identità senza rinunciare alle proprie origini. Luigi Buondonno è arrivato a Grado per una stagione. Vent’anni dopo, la sua storia è diventata quella de La Ciacolada: una tavola dove il profumo del mare friulano incontra il pomodoro campano, dove la ruota di carro convive con la cucina locale e dove due territori, invece di contendersi lo spazio, trovano un modo per stare bene insieme.
I prezzi delle pizze vanno da 7,50 a 20 euro, mentre per un primo e un secondo piatto la spesa media si aggira intorno ai 35 euro.















