Le Starze di Mario Di Bartolomeo: da pugile a casaro di alta precisione nel Cilento

17/10/2018 976
Le Starze
Le Starze

di Alfonso Sarno

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”, canta Antonello Venditti in un suo famoso brano “Amici mai”. Versi perfetti per narrare la storia di Mario Di Bartolomeo: ventinove anni con una vita giocata tra Vallo della Lucania, Salerno, Roma, New York, una laurea in Economia e finanza alla “Sapienza” e guantoni da pugile appesi, con un po’ di malinconia e per forza maggiore, al chiodo. Da più di tre anni tutte le sue energie sono proiettate su “Le Starze” l’azienda agricola di famiglia in quel di Vallo della Lucania, Samarcanda –  riferimento musicale ad un altro cantautore, Roberto Vecchioni – nel nostro caso felice. “Mio padre aveva acquistato”, racconta, “il terreno una trentina di anni fa e non potendo occuparsene personalmente per impegni di lavoro l’aveva dato in gestione”.

Le Starze
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120 ettari incuneati tra il verde del Monte Gelbison e l’azzurro del mare sempre ben presenti nella mente del giovane Mario anche quando  immaginava un diverso futuro: “Dopo il liceo scientifico a Vallo e l’Università a Roma mi trasferii a New York dove viveva la famiglia di mia madre che mi ospitava per le vacanze estive”. Nella “città che non dorme mai” oltre alla voglia di sfruttare al meglio la laurea ha anche l’opportunità di sperimentare le sue capacità di pugile allenandosi nella Gleason’s Gym, celeberrima palestra di Brooklyn frequentata da Muhammad Ali, Mike Tyson, Jack La Motta e da tantissimi altri campioni del mondo. “Fino ai 16 anni giocavo a pallone”, puntualizza, ma mio padre mi consigliò di dedicarmi alla boxe che, per le sue regole, riteneva più congeniale ad un adolescente vivace qual ero io. Inizialmente optai per le arti marziali per poi salire sul ring che mi ha dato belle soddisfazioni”.

Le Starze
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Incontri affrontati con successo soprattutto a Roma e negli Usa bloccati da un rovinoso incidente stradale e dalla rottura del crociato. Mesi di forzato riposo in cui il pensiero riandava con forza al Cilento, un territorio che ha ancora tanto opportunità da regalare nel campo dell’enogastronomia: “Mi ero sempre interessato alle tradizioni alimentari locali, alle fortune della Dieta Mediterranea e capii che ero pronto a lasciare New York dove pensavo di fermarmi per sempre ed impegnarmi in prima persona, considerato anche che le “Starze” mancavano di un progetto strutturato”.

Le Starze
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Ed ecco che il pugile-economista si trasforma in un imprenditore agricolo circondato di un gruppo di collaboratori giovani, motivati e come lui coraggiosi: “Siamo i briganti del ventunesimo secolo che si ribellano al consumismo, puri come i nostri prodotti. Amiamo tutto ciò che è vero ed autentico”. Una decina di persone tra cui la casara Silvana Fazio, la “perla” del gruppo che insegna il mestiere, l’agronomo Alessandro Di Polito e Nicola D’Alessandro addetto alle stalle, provenienti da Novi Velia, Cannalonga, paesi-gioiello a rischio di spopolamento. Loro hanno contribuito a trasformare in realtà il sogno di Mario, desideroso di riprendere le tipicità cilentane: cacioricotta salata di capra, primosale, pecorino, formaggi fatti con fiori ed erbe locali, lavorati con latte crudo e senza utilizzo di fermenti, olio extravergine d’oliva e la mozzarella nel mirto o, come viene popolarmente chiamato, nella mortella, fiore all’occhiello dell’azienda. Afferma orgoglioso: “Compendia il nostro stile di vita, la forza dei miei compaesani che dal e con niente sono riusciti a creare dei classici che all’estero tentano malamente di copiare”. Forte della sua esperienza nella Grande Mela fa riferimento ai tantissimi prodotti tipici italiani taroccati presenti nei negozi americani. Anche il mirto cresce in loco. La filiera è cortissima: il latte proviene dalle mucche pezzate rosse, dalle capre e dalle pecore lasciate allo stato brado; i loro escrementi vanno a concimare i terreni; la molitura delle olive è affidata ad un frantoio eccellente qual è Marsicani in Morigerati. E la boxe, abbandonata per sempre? “No, resta mia passione che vivo da organizzatore. Mi sono occupato del debutto come professionista ad Ascea Marina di Vincenzo Mangiacapra, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Londra”.

Le starze vallo della lucania

 

Un commento

    Francesco Mondelli

    (17 ottobre 2018 - 22:03)

    Il nuovo modello di contadino (pardon imprenditore agricolo)con laurea ed esperienza in altri campi.Nuova linfa per madre terra che merita amore e scienza per ridare reddito e dignità ad un mestiere che non si può più improvvisare ma dove bisogna studiare studiare studiare.Un in bocca al lupo di vero cuore anche se è un animale poco salutare per chi alleva capre pecore e vacche .FM.

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