L’indole Francescana, a metà strada tra Massimo Bottura e San Francesco

13/6/2017 3 MILA
Osteria Francescana, il tempio della gastronomia, si entra in punta di piedi
Osteria Francescana, il tempio della gastronomia, si entra in punta di piedi

di Marco Galetti

Indole Francescana, si entra a piedi nudi nel tempio, Convento di San Francesco, XIII secolo, Oreno, Vimercate, MB
Indole Francescana, si entra a piedi nudi nel tempio, Convento di San Francesco, XIII secolo, Oreno, Vimercate, MB

La mia passione estrema per l’enogastronomia credo sia un peccato capitale, ma se, per coltivarla, uso il mio capitale, spero che, pur  perseverando, sarò perdonato.

Massimo Bottura, Ricordo di un panino alla mortadella, rosa che invita
Massimo Bottura, Ricordo di un panino alla mortadella, rosa che invita
L’indole Francescana, scritta su rosa che invita a pensare, Convento di San Francesco, XIII secolo, Oreno, Vimercate, MB
L’indole Francescana, scritta su rosa che invita a pensare, Convento di San Francesco, XIII secolo, Oreno, Vimercate, MB

Ieri ho parlato con una persona che, attualmente, usa un vecchio Nokia, proprio di questi giorni la notizia del rientro sul mercato del 3310

Tra l’incredulo e lo sconcertato gli ho chiesto in che modo riuscisse ad usare le applicazioni di messaggistica istantanea multipiattaforma per smartphone, WhatsApp, Viber, Skype, Facebook…quando, candidamente, mi ha risposto che non usa nulla di tutto questo, l’ho guardato a lungo e ho pensato a quanto fossimo diversi noi due.

“Un computer portatile, un iPad, tre paia di pantaloni, tre t-shirt, una busta di plastica con 4 mila dollari in biglietti da due dollari, due paia di mutande, di calze e di scarpe. Quindici oggetti e nient’ altro, tutta una vita che può stare dentro una borsa di tela, a prova di crisi finanziarie, terrorismo, catastrofi naturali.

L’americano James Altucher, 48 anni, per due volte nella sua vita ha guadagnato milioni e li ha persi in investimenti sbagliati ha imparato una cosa fondamentale…puntare solo su se stessi

Il titolo del suo libro più famoso…è proprio «Choose Yourself», arrangiarsi…vivere in affitto… la sua scelta di vita radicale ha affascinato il New York Times che gli ha dedicato un lungo articolo non nelle pagine di economia ma in quelle di moda: vendere o regalare tutti i suoi averi, tranne 15 cose. Un po’ guru finanziario e un po’ frate francescano…la sua ricetta per chi ha perso tutto è quella di predicare l’anti-consumismo, l’autosufficienza, che non è una novità ma è profondamente radicata nello spirito americano…la mia ambizione – scrive – è di non avere ambizione…un minimalismo dei mezzi e dei fini…le librerie americane sono piene di scaffali sui quali pesano migliaia di libri dedicati a come diventare ricchi, a come trovare il successo, a come investire: Altucher invita a non diventare ricchi, a non avere successo, a non investire, a trovare la felicità nel sottrarsi a quella che vede come schiavitù, il possesso di cose e lo sforzo di assicurarsene altre ancora…insegna a «essere meno stupidi», non più intelligenti, fa l’elogio della mediocrità costruendo un monumento a quella che vent’anni fa il non ancora premio Nobel per l’Economia Paul Krugman definì nel titolo di un libro «L’era delle aspettative ridotte». Le aspettative di Altucher non sono ridotte, sono inesistenti. Stanno tutte in una sacca di tela nera con qualche ricambio di biancheria e una busta di banconote di piccolo taglio.”

Matteo Persivale, Corriere della Sera

Quando, negli anni, in lotta perenne e continua con gli accumulatori seriali, realizzavo di aver bisogno di poche cose essenziali, gioivo…perdere il sentiero di San Francesco e confondere la strada per l’Eremo di Camaldoli con quella per Modena fa parte delle contraddizioni con le quali siamo costretti a convivere, ma il minimalismo di fondo rimane ed è quello che mi ha sempre consentito di scegliere bene le persone, persone alle quali vorrei offrire l’ultima quartina di una poesia di Tony Harrison,  Long distance:

I believe life ends with death, and that is all.

You haven’t both gone shopping; just the same,

in my new black leather phone book there’s your name

and the disconnected number I still call.

Traduzione in libero vernacolo toscano che perde in significato e sonorità ma forse arriva…

Lo so che con la morte la vostra vita l’è finita

ma pur sapendo che un sète in libera uscita

tengo i vostri nomi sull’agenda e come un fesso

seguito a chiamà quel numero disconnesso

Per questo tipo di telefonate basta un vecchio Nokia, proprio ieri ho parlato allo specchio con una persona che ne usa uno simile.

5 commenti

    Francesco Mondelli

    (14 giugno 2017 - 11:38)

    Da Roma “capitale”a chi il suo lo usa niente male.Solo una precisazione:nella bisaccia del pellegrino non c’era ne pane ne vino,ma solo la speranza di rimediare qualche noce per cenare.L’estate però bisogna aspettare perché adesso ,24 giugno S.Giovanni(e il santo Francesco si chiamava così)sono buone solo per il nocino utile a chi a cena ha esagerato un pochino.PS.Mi accontento di messaggiare e se propio voglio esagerare mi ritrovo a chiamare chi non è più abituato neanche a parlare perché di ascoltare non c’è più nessuno capace di saperlo fare.FM.

    luca

    (14 giugno 2017 - 19:26)

    Finalmente posso usare bello. E’ proprio un bel(lo) post.
    Mi è piaciuto molto anche il commento di Francesco Mondelli.

    Marco Galetti

    (14 giugno 2017 - 20:20)

    @Luca, quello che arriva non è mai tecnologia falso asso “pigliatuttoiltempo” delle nostre vite

    Enrico Malgi

    (15 giugno 2017 - 12:53)

    Sono d’accordissimo. Bravo, salace, ironico e pragmatico come al solito il brianzolo-toscano senza baffi. Se vuoi, quando ci incontriamo te ne posso prestare uno dei miei di ricambio, va bene? (Il baffo, naturalmente…).

    Marco Galetti

    (15 giugno 2017 - 13:08)

    Per un lungo momento ho pensato a un pezzo di costume…poi mi sono messo a scriverne uno ;-)

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